di Edilberto de Angelis

Quelli della commissione statuto, stanno convocando, in questi giorni in cui i nostri pensieri sono rivolti altrove, tanti personaggi e personaggetti, più o meno illustri, della politica locale, per avere consigli e pareri in vista della stesura della legge fondamentale del comune unico. Un’idea del tutto legittima e opportuna, non c’è che dire. Peccato, però, che tra quelli che si stanno ascoltando dalle parti del municipio (alcuni dei quali pensiamo non capiscano un cazzo di statuto, poiché nella loro carriera politica non se ne sono mai occupati) non ci siano, almeno per ora, due tra le persone più qualificate e indicate a dare suggerimenti ai commissari e forse anche agli esperti scelti dalla maggioranza: si tratta di Gianni Policastri, padre del primo e sofferto statuto del comune di Corigliano, e di Nello Iacucci, presidente della commissione affari generali, che nel 2005, sindaco Genova, approvò un nuovo statuto dell’ex comune di Corigliano e ben tre regolamenti (difensore civico, partecipazione popolare e consiglio comunale), che purtroppo, anche per l’indifferenza e la superficialità mostrate in quegli anni dagli amministratori e dai consiglieri di maggioranza, tra cui Maria Salimbeni, che ricopriva la carica di capogruppo consiliare dei DS, partito di maggioranza relativa, non arrivarono (chissà perché) in consiglio comunale per l’approvazione. Ma se, come ripeteva James Russel Lowell, “solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione”, la convocazione, nei prossimi giorni, di Policastri e Iacucci sarebbe un’ottima occasione per dimostrare che i componenti della commissione statuto hanno memoria storica e non appartengono a nessuna delle due categorie citate nel celebre aforisma del poeta statunitense, uomo che si batté per l’abolizione della schiavitù e, forse, visto ciò che scriveva, della stupidità. Cosa, visti i tempi, molto ma molto difficile.