Redazione

Non soltanto è inutile, ma è anche ridicolo far finta che non sia successo niente. È successo, eccome. È successo che il sindaco e la maggioranza che governa questa città non abbiano, nell’opinione pubblica, una buona immagine; diano l’impressione (forse a ragione) che abbiano prodotto poco e male, che girino a vuoto. Questo è successo (e succede). Ma come darle torto visto com’è ridotta la città. E poi, chi ti dice che sia una disgrazia? Vera disgrazia sarebbe il contrario, cioè far finta che non sia successo niente, che tutto vada bene. E non sarà una disgrazia se le forze politiche che compongono la coalizione di maggioranza comincino ad affrontare questo problema con coraggio e lealtà salutari. Facciamolo anche noi, partendo da una riflessione: il primo, il più grave, il più trascurato difetto di cui soffre la maggioranza che governa la città sta nella comunicazione. Nel senso che, se Flavio Stasi e i suoi collaboratori non vanno a spiegare dappertutto ai cittadini le cose che non vanno e perché non vanno e soprattutto ciò che stanno facendo o hanno intenzione di fare, a cominciare dalla complessa e costosa riorganizzazione della struttura comunale (che se non ha alla sua base un forte progetto politico di rinascita della città è solo spreco di denaro pubblico), la comunicazione della giunta (e della maggioranza in particolare) è zero assoluto. E difetto di comunicazione significa difetto di cultura. Perché cultura significa, attraverso televisioni, giornali, media, social, dibattiti, in generale, scuole, eccetera abituare la gente a ragionare, riflettere, criticare, soprattutto quando si hanno idee da diffondere e far conoscere (e non solo condividere le disgrazie come è accaduto con le dirette social del sindaco durante l’emergenza Covid-19). Il resto sono solo pistolotti inutili sull’ordinaria amministrazione. I lettori che ci incontrano per strada ogni giorno sono la prova di quel che diciamo: disorientati, frustrati, irritati, chiedono di vedere quel che la giunta e il consiglio comunale fanno (o non fanno, che è più realistico) ed esigono di poterlo toccare con mano. Chiedono atteggiamenti netti, chiari, un’immagine vincente da parte dei nostri amministratori. Invece niente. Questa percezione, purtroppo, è mancata del tutto: la giunta e il sindaco forse lavorano tanto, il consiglio comunale fa il suo dovere, le commissioni anche, peccato che non si veda, chiusi come sono nelle stanze del municipio, e se non si vede è come se non ci fosse: il messaggio non passa, la gente continua a non avere risposte e a vedere apatia, incapacità, se non i comunicati acidi (cui risponde con la stessa acidità l’opposizione) di qualche esponente della maggioranza o della stessa giunta. Ecco, fare una politica culturale significa anche questo: capire che l’elettorato che ha votato questo sindaco è fortemente idealista, ha voglia di vedere cambiare le cose presto e visibilmente, perché crede (o credeva) nel progetto (palingenetico) della città unica, ma che è pronto a sbattere la porta e andarsene, se si sente abbandonato. È anche vera un’altra cosa: le nuove maggioranze durante il primo anno di vita non sempre vanno bene. Vanno male proprio perché scontano la delusione immancabile delle promesse non mantenute (per mancanza di cultura della verità). E questo è vero. Ma qui la forte incapacità di comunicazione, coincide col buio profondo di ciò che la giunta ha fatto e sta facendo, con l’assenza di idee e progetti politici di largo respiro (vedi caso polizia locale), con la mediocrità di alcuni esponenti di questa maggioranza, coi limiti e i difetti di molti assessori (di cui alcuni davvero impresentabili). Vogliamo andare avanti? Ma no, chiudiamola qui. Diciamo che ciò che sta accadendo permette di vedere che c’è qualcosa da fare alla svelta, molto alla svelta. E che su questa capacità di correggere gli errori o le omissioni (confrontandosi con l’opinione pubblica) si giocherà il futuro della città unica, altrimenti non ci sarà altra strada che ammettere il fallimento dell’idea stessa della fusione. Una puttanata da Razzie Award, che, per chi non lo sapesse, è il premio che si assegna al peggior film dell’anno. L’esatto contrario dell’Oscar, tanto per capirci.