Redazione

Le vicende che, con fare tragicomico, continuano a interessare il comando della polizia locale di questa città, dimostrano che la questione Levato, così com’è stata finora affrontata da un sindaco sul punto particolarmente aggressivo (nonostante non compaia mai in prima persona, forse per mancanza di coraggio e rispetto verso i cittadini), è destinata a segnare un nuovo brutto picco nel percorso politico-amministrativo di chi governa. Picco che, peraltro, è caratterizzato, ora più che mai, da un evidente imprinting interventista, esercitato per il tramite di poteri che, quantunque non dotati di un’estetica democratica (poiché spingono a far esporre elementi dell'apparato burocratico), di certo impattano (in negativo) sull’immagine e l’imparzialità dell’azione politico-amministrativa, considerate, nello specifico, oscure (nelle motivazioni), autoritarie e discrezionali (nelle decisioni). E infatti, l’atteggiamento di recente adottato nei confronti di Levato e il rinnovato interesse verso una figura dirigenziale cui affidare la guida della polizia locale (senza, tra l’altro, avere alcun progetto politico per quest’ultima), vanno oltre il semplice caso di specie e denotano l’evidente piacere che questo sindaco prova nei confronti di una narrativa politica muscolare e intesa ad affermare un non meglio definito interesse generale che, peraltro, si stenta a intravedere e che anzi da una gestione balorda della questione subirebbe conseguenze negative di primo spessore. La confusione con la quale si è finora proceduto, intesa a sottovalutare le dinamiche di un corpo di polizia locale moderno, e la pressapochezza con cui la politica si è permessa e si permette quotidianamente di fornire, alla città, notizie incomplete, segnali contrastanti e per nulla incentivanti sulla gestione della struttura comunale (sempre più arbitraria), è un chiaro indice del concreto pericolo di deriva verso un sistema che, in sfregio alle più basilari norme comportamentali e alle più elementari architetture della politica, predilige un sindaco capace di piegare, a proprio piacimento, obiettivi politici e amministrativi. Profilo, quest’ultimo, particolarmente pericoloso e in grado di rinvigorire meccanismi clientelari e di grande inefficienza ben noti all’ambiente comunale soprattutto quando si è in presenza di un sindaco e di una giunta che non riescono ad avere idee e progetti politici seri e di lunga durata sui settori comunali, a cominciare dalla polizia locale per la quale la nomina di un dirigente, magari col metodo dell’articolo 110, non ne garantisce l’efficienza, così come non l’ha garantita ad altri settori. Tutto quanto sopra detto è relazionato, ad oggi, a Levato, ma in un domani ben potrebbe essere capace di ampliarsi, grazie al meccanismo del “precedente”, anche ad altri settori, in cui l’autonomia, la capacità e la responsabilità dei “dirigenti” finirebbero col venire degradate a nulla più che a una semplice questione di forma, e come tale impotente innanzi a un potere politico che di fatto è in grado di limitare e condizionare l’attività di settori vitali della struttura comunale come è la polizia locale oggi, di fatto, accorpata incomprensibilmente con l’area (o come cazzo si chiama) amministrativa anche se la legge non lo consente. In conclusione, che tutte le strade portino all’inquilino di palazzo Garopoli è un conto. Che l’inquilino di palazzo Garopoli possa, però, disporne come meglio crede, è tutt’altra cosa. Ed è bene ricordarlo per fare fronte comune, oggi e domani, contro la pericolosa nouvelle vague autoritaria (e inefficiente) cui stiamo assistendo in questa città, sempre meno Corigliano-Rossano e sempre più Coriglione.