Redazione

Non è colpa nostra se giustizia spesso fa rima con immondizia. E certe assonanze riflettono la realtà. Il caso di alcuni professionisti accusati dalla procura di Castrovillari di truccare le aste giudiziarie, cui sono state inflitte pesanti misure cautelari poi revocate dal gip o dal giudice della libertà, è o sembra emblematico. I professionisti indagati sono finiti agli arresti e poi esposti alla gogna mediatica con una leggerezza che ci allarma e disgusta e purtroppo non saranno gli unici. Trattare delle persone come uno straccio indegno fa orrore. E noi, benché non contiamo nulla, da sempre ci ribelliamo a questa barbarie in perfetta solitudine e nell’indifferenza della più smidollata, ignobile e inutile classe dirigente del pianeta. Ci rendiamo conto che ogni indagine è difficile, tuttavia diventa difficilissima se prescinde dalla logica e prosegue alla carlona, magari sulla base di un quadro indiziario debole se non inesistente, quasi da paese sudamericano. Un esempio o due clamorosi. I pm arrestano e pongono ai domiciliari l’avvocato Francesca De Simone, che nonostante i verbali dell’indagine fossero coperti dal segreto istruttorio, immagino, è stata esposta alla gogna mediatica per diversi giorni, per poi venire scagionata dal gip perché non ha mai avuto incarichi riguardanti aste e vendite giudiziarie. Era così difficile accorgersene prima? Era così difficile, inoltre, evitare che la gente di questo piccolo e merdoso paese, che è la terza città della Calabria solo per abitanti e non per grado di civiltà, apprendesse dagli atti giudiziari pubblicati dalla stampa e ribaditi sui social, che una persona perbene è diventata all’improvviso un corruttore, un “turbatore d’asta” e soprattutto un farabutto che approfitta delle disgrazie altrui per fare soldi? Stessa sorte è toccata ai commercialisti Carlo Plastina e Vincenzo Anania: al primo è stata annullata la misura cautelare dell'arresto e il secondo da poche ore è tornato libero perché totalmente estraneo ai fatti di cui era accusato. Un’operazione di siffatto tipo grida vendetta. La giustizia di ciò se ne fotte, noi no. E diamo, ancora una volta, a tutti i professionisti coinvolti nell’indagine White Collar la nostra solidarietà. Segnalo, per concludere, che l’opinione pubblica, appresa la notizia degli arresti dei “turbatori d’asta”, non si è schierata con la magistratura, ma ha protestato, reclamando l’innocenza fino a prova contraria di cittadini onesti che non possono essere trattati come bestie. Segno evidente che chi sta tutti i giorni in prima linea, a sgobbare confrontandosi con le difficoltà della vita, molte delle quali provocate da uno stato criminale e criminogeno, giustizia in testa, ha più sensibilità di tanti magistrati, questo è noto. Ne era al corrente anche Platone, il quale senza aver conosciuto Davigo scriveva "il capolavoro dell'ingiustizia è di sembrare giusta senza esserlo". Un fenomeno di preveggenza, anche in questo.