di Anton Giulio Madeo

Il sindaco e il segretario comunale di questa città sono dei veri e propri geni. Infatti, gente più brava di loro nel fare gli interessi del comune e difenderne la reputazione non esiste. Non bastasse, sono unici anche nell’arte sopraffina di difendere la democrazia. Se continuano su questa strada non gli negheranno se non un Nobel almeno un Telegatto. Che fenomeni. Pensate: con un provvedimento dell’11 settembre scorso, data evocativa di catastrofi, hanno revocato l’incarico dirigenziale all’ingegner Francesco Amica, perché avrebbe prodotto, all’area manutentiva del comune, più danni che atti volti a risolvere i problemi rancidi della città. Perciò, in poche righe e in un italiano sublime, gli hanno contestato numerose colpe, che si potrebbero sintetizzare in una frase: non ha fatto il proprio dovere. E qui sindaco e segretario non si sono di certo risparmiati nell’elencare le manchevolezze di Amica, che vanno dai ritardi nella pulizia delle spiagge fino alla delicata e nota questione della carenza idrica a Schiavonea, solo per citarne alcune. Un’operazione meravigliosa, sublime, se la si guarda dal punto di vista di un’amministrazione tutta tesa a tagliare la testa di chiunque sbagli o sia scomodo. Un po’ meno, ovviamente, dalla parte di Amica. Il quale, con una serie di controdeduzioni coi fiocchi, inviate all’ente il 25 settembre scorso e che presto pubblicheremo integralmente, ha spiegato al sindaco e al segretario comunale, che in realtà il provvedimento di revoca sarebbe da annullare perché pieno di cose illegittime, contraddittorie, assurde, quali non avere una motivazione e essere firmato da Lo Moro in qualità di segretario generale e non di dirigente ad interim del settore risorse umane, l’assenza della nota del sindaco su cui poggia la revoca dell’incarico (nota, tra l’altro, mai fornita allo stesso Amica, nonostante una formale richiesta di accesso agli atti), la genericità degli addebiti stessi che in sostanza hanno motivazioni risibili. Insomma, fuffa, nient’altro che fuffa, che nulla ha a che vedere con la corposa, concreta e dettagliata documentazione, di ben trenta pagine, fornita da Amica a propria difesa e riguardante le principali attività da lui svolte nell’esercizio di quelle funzioni dirigenziali che nelle intenzioni del sindaco si vorrebbero sminuire e censurare proprio ai fini della revoca dell'incarico e che vanno dall’ottima e documentata organizzazione interna degli uffici fino agli apprezzabili risultati ottenuti nei settori ambiente ed energia, reti e manutenzione, in cui il sindaco avrebbe notato le manchevolezze e gli incidenti di percorso attribuibili allo stesso Amica. Da qui la richiesta, in conclusione delle controdeduzioni, di essere ascoltato o di archiviazione del procedimento di revoca dell’incarico. Che però sarà difficile da ottenere, poiché nei confronti di Amica, nel frattempo e tanto per non farsi mancare niente, è stato avviato un procedimento disciplinare, basato sul fatto che “l’imputato” avrebbe offeso la corte nel senso di aver dichiarato di non voler essere il capro espiatorio di una vicenda le cui responsabilità andrebbero cercate altrove e per l’uso del termine vigliaccata per definire la possibile revoca dell’incarico dirigenziale. E qui, proprio su quest’ultimo punto, non può sfuggirci un passaggio decisivo degno dei fratelli Marx: Amica, con la comunicazione dell’avvio del procedimento disciplinare, datata 2 ottobre, è convocato in audizione difensiva presso il Sant’Uffizio del Garopoli per giorno 9 settembre, quindi circa un mese prima. Un capolavoro di superficialità e stupidità, per riparare il quale il comune, nella persona del segretario generale, invia ad Amica un’altra lettera, datata 9 ottobre, nella quale, scusandosi per l’errore materiale, c’è la riconvocazione dell’ingegnere per giorno 12 ottobre. Peccato, però, che sia un'altra gaffe clamorosa, poiché la legge sul pubblico impiego, citata nella stessa lettera, prevede la convocazione del dipendente "indisciplinato" non prima di venti giorni dall’invio della comunicazione. Ci sarebbe, a questo punto, un finale degno della migliore commedia dell’arte, se non fosse che qui, parlando di cose maledettamente serie, colpisce questa aspirazione a incapacitare qualunque potere: oggi attacchiamo alcuni dirigenti comunali più "cattivi" in attesa di trovare quelli buoni, poi arrivano quelli che sarebbero buoni e scopriamo subito che sono peggio dei vecchi, magari con l’aiutino di qualche amico o consigliore disinvolto. Il fatto è che colpisce, annoia e inquieta questo antipotere dei bassifondi che si scambia per moralismo libertario e cerca di darsi anche qui una vernice di rispettabile ideologia civile. Con il cretino collettivo a spellarsi le mani nella più demente delle platee, tutti al seguito dei moralizzatori moralizzati che non hanno più ideali, ma devono fingere di averne per sentirsi vivi.