Redazione

Ormai sono pochissimi quelli che ancora pensano che al Sud col coronavirus andrà tutto bene, soprattutto dopo aver provato sulla propria pelle le pesanti conseguenze economiche di questa epidemia, da cui non riusciranno a tirarci fuori le misure adottate dalla peggiore classe dirigente, a tutti i livelli, della storia repubblicana. Infatti, si ha la sensazione che, per ragioni soprattutto culturali, sarà una catastrofe e che difficilmente torneremo ai livelli pre-crisi. Lo diciamo perché in questo paese non ci sono più le condizioni per superare una crisi peggiore di quella che si ebbe dopo la seconda guerra mondiale. Ciò perché nel secondo dopoguerra il Sud, come il resto d’Italia, riuscì a rialzarsi grazie ad alcuni fattori che oggi non abbiamo più a prescindere dal virus e che potremmo individuare nel capitale umano e nella piccola proprietà familiare, che si basava sul valore del lavoro e del sacrificio. Tutti elementi che oggi, purtroppo, mancano, perché già da tempo si sono indeboliti i valori tradizionali che stavano alla base della società e non abbiamo più chi sostenga l’impresa e il lavoro e non li distrugga. Ciò significa che non c’è quasi nessuna delle condizioni necessarie per favorire la ripresa, perché oggi al Sud la gente vuole essere sussidiata, assistita, vivere di stato, di pubblico impiego e di reddito di cittadinanza. È una condizione terrificante, che percepisci quando, anche nella nostra realtà, le persone che sono indicate come “uomini di successo, che ce l’hanno fatta”, non sono gli imprenditori, i lavoratori autonomi, gli artigiani, ma i burocrati, soprattutto quelli che sono diventati dirigenti di enti di stato o che hanno fatto carriera nei ruoli della pubblica amministrazione. Ecco la ragione per cui, qui, o si verifica una svolta storica, dal punto di vista culturale, o siamo condannati alla rovina economica e civile. E la svolta storica, incredibile a dirlo, non avrebbe bisogno neanche di capitali, perché partirebbe da un concetto molto semplice: il ritorno alla responsabilità personale e al rischio al posto della sicurezza statale, perché, non dobbiamo dimenticarlo, non ci può essere rilancio economico se basiamo ancora il nostro futuro sul posto statale e l’economia di stato o assistita. Bisogna convincersi che la libertà responsabile darebbe risultati migliori in termini socio-economici. Si indichino, dunque, poche e chiare regole, le si rispettino, e chi sbaglia paga. Così fanno i paesi civili.