Redazione

Non c'è peggiore vergogna, in questi primi giorni di coprifuoco o di possibile ritorno del lockdown, delle cariche che la polizia di Napoli, su ordine di qualche ottuso burocrate, ha ordinato nei confronti di molti cittadini, disperati, che stavano protestando contro il coprifuoco decretato dal più ridicolo governatore di questo ormai disgraziato paese: De Luca. E' la peggiore delle misure che politica e forze di polizia, in nome della legalità, possano prendere nei confronti di cittadini ormai allo stremo delle forze e per questo desiderosi solo di riappropriarsi delle loro libertà costituzionalmente garantite, a cominciare dalla libertà di muoversi e lavorare, di cui nessun burocrate o cialtrone di paese può privarli. Una brutta, bruttissima vicenda che ci spinge a ricordare, a distanza di cinquantadue anni, i violenti scontri tra studenti e poliziotti avvenuti a Roma nel 1968, davanti alla facoltà di architettura di Valle Giulia, che sono ancora ricordati sia per la reazione violenta degli stessi studenti, che mai prima di allora avevano reagito agli attacchi della polizia, sia per una poesia che Pier Paolo Pasolini scrisse dopo gli scontri, in cui prese provocatoriamente le parti dei poliziotti in quanto figli di poveri. Fu un gesto con cui, Pasolini, più che prendere le distanze dalla cosiddetta “rivoluzione” culturale avviata col Sessantotto, intendeva spingere gli studenti a lasciarsi alle spalle la loro appartenenza borghese per schierarsi col PCI e gli operai. Ebbene, oggi, con la pesante limitazione delle nostre libertà personali, ci viene spontaneo lanciare un appello, alla Pasolini, appunto, per invitare i poliziotti, figli del popolo e di tanta brava gente che ha speso una vita a lavorare, a lasciarsi alle spalle la loro appartenenza a uno stato liberticida e prevaricatore per schierarsi dalla parte del popolo (cui appartengono i “ribelli” di Napoli, al di là delle solite strumentalizzazioni), della libertà e soprattutto della legalità, che in tante occasioni hanno garantito e difeso, in nome del popolo, anche a rischio della vita (pensiamo alla lotta al terrorismo o alla mafia, solo per fare alcuni esempi). E’ un invito alla disubbidienza civile mai così opportuna e necessaria in un momento, forse il più difficile della storia repubblicana, in cui il fallimento di tanti commercianti e artigiani, che hanno più volte dichiarato di avere come alternativa alla chiusura “rubare o suicidarsi", finirà per favorire quella criminalità organizzata, da sempre attratta dal settore della ristorazione e della movida dove esiste un flusso di cassa diretto, dalla quale proprio le forze di polizia ci proteggono. Ecco perché, in un momento come questo, lo stato e tutte le sue ramificazioni, compresi prefetti, questori e poliziotti, devono essere vicini alla parte migliore di questo paese, che non sono di certo De Luca e la classe politica peggiore della nostra storia recente. Lo tengano in mente tutti, compresi governo e task force create per superare la crisi e pagati profumatamente grazie alle tasse di chi lavora e produce. Categorie di cui di certo non fa parte De Luca, di cui ignoriamo il mestiere, ammesso che ne abbia uno.