Redazione

A distanza di qualche giorno dal provvedimento emanato dal governo, riguardante la chiusura anticipata di bar e ristoranti, nonché la chiusura effettiva di palestre e centri sportivi, e con l’ombra spaventosa di un possibile nuovo lockdown per l’Italia, molti parlano degli effetti che questo possa avere sull’economia del nostro Paese. Forse, però, qualcuno dovrebbe anche considerare gli effetti psicologici di queste misure, soprattutto sulle generazioni più giovani in quanto, diciamocela tutta, le persone di età più avanzata non sono sicuramente le più colpite da questi provvedimenti. La vita degli anziani e degli adulti continuerà in maniera per lo più identica, fatta eccezione per coloro che sono e saranno costretti a lavorare in smart working da casa, e che dovranno avere i loro bambini sempre intorno, a causa della chiusura delle scuole; o ad eccezione dei poveretti, titolari di attività come locali, palestre e centri sportivi, che probabilmente arriveranno all’età della pensione senza vedere un centesimo dei soldi promessi dal nostro governo. Ma qualcuno si è davvero chiesto come queste misure possano intaccare la vita dei più giovani? Parliamo di quelle generazioni da sempre accusate di vivere in una “bolla”, fatta di apparenze e di mancanza di effettivi interessi, di superficialità, di troppa leggerezza. Le generazioni che vivono sui social media, che hanno così tanto tempo libero da occupare e che invece di occuparlo leggendo un libro, praticando uno sport, studiando, decidono di riempirlo di video, foto e post da pubblicare sui loro profili social. La cosa curiosa da notare è che ad accusare queste generazioni siano state le stesse persone che oggi sicuramente sono a sostegno delle misure restrittive proposte dal nostro governo. Allora ci viene da pensare una cosa: ben vengano tutti questi provvedimenti per ridurre il rischio di contagio da Covid, ma che in futuro non vengano più accusati i giovani di preferire uno schermo al volto di una persona, di un amico, di un parente; che non venga più criticata la loro “dipendenza” dai social media; che non vengano più insultati per la loro mancanza di voglia di fare sport all’aria aperta, in squadra, facendo nuove amicizie che non siano virtuali; che non vengano più criticati per tutte le ore passate a giocare alla Playstation o a guardare serie televisive su Netflix, perché queste misure li hanno portati e li porteranno a questo. Questi provvedimenti “estremi” hanno scaraventato i giovanni nelle loro stanzette, in solitudine, con la sola compagnia dei loro apparecchi tecnologici, togliendoli quei piccoli piaceri di vita quotidiana, quei piccoli momenti di socialità. Additati come la causa di diffusione del virus, sembra che l’obiettivo sia quello di rinchiuderli nelle proprie stanze, perché la loro voglia di uscire, vedere, conoscere, scoprire, rappresenta un pericolo per il resto della popolazione.

La signorina Z

P.S. Secondo un recente studio il 97% di chi ha contratto il Covid non era entrato in un bar o in un ristorante e il 94% non aveva frequentato un cinema o in un teatro. Il 58%, invece, aveva usato il tarsporto pubblico. Dati scientifici, a disposizione di tutti. Dati che danno la cifra di quanto il governo agisca alla cieca, senza riuscire a individuare i veri centri del contagio.