di Edilberto de Angelis

Al di là delle chiacchiere, cui ci hanno abituato i soliti cretinetti della politica locale, il vero banco di prova della fusione tra i comuni di Corigliano e Rossano, più che dalla difesa a oltranza del più ripugnante tribunale della repubblica o da una ridicola sede dell’INPS, passa dalla volontà delle classi dirigenti dei due comuni di gestire in fiducia e collaborazione la sanità locale e in particolar modo i due maggiori ospedali del territorio. Volontà che per ora sembra lontana, anzi: lontanissima. Lo si comprende guardando gli organici dei due ospedali, appunto, da cui si scopre, senza neppure dovercisi spremere troppo le meningi, che per via dell’equazione Rossano città bella, buona e colta-Corigliano città brutta, sporca e cattiva, o per le tante varianti della stessa pseudo equazione campanilistica che per la presunzione dei rossanesi vale anzitutto per la sanità, la spoliazione dell’ospedale di Corigliano continua imperterrita, nonostante si parli di fusione a 360° e di verità, quella equazione, ne contenga ormai poche. Infatti, se parliamo di ospedali si scopre che a fronte di un numero di posti letto più o meno uguali, almeno sulla carta, l’attività del Guido Compagna pur essendo tripla rispetto a quella del Giannettasio (si parla di circa 9000 ricoveri annui per il primo contro i 3000 del secondo), si svolge con un personale che, in alcuni reparti, soprattutto in quelli più importanti, impoveriti proprio per la protervia dei rossanesi, è molto più basso di quello di Rossano. Ed è scandaloso, perché ciò vuol dire che un’attività proporzionalmente più alta non è una ragione in più, per i dirigenti sanitari (e non solo) rossanesi, perché una più alta proporzione di personale, soprattutto medico (e infermieristico), finisca nell’ospedale più grande e più produttivo del territorio. Il quale deve fare i conti con numeri davvero da brividi per ciò che riguarda reparti importanti, come radiologia, dove Rossano batte Corigliano più o meno 8 a 3 e mezzo, o medicina e chirurgia, dove esistono appena due cardiologi per Corigliano, nonostante i due reparti (comprese le sale operatorie) lavorino a ritmo serrato, contro circa il triplo di Rossano, che, si dice, abbia l’attenuante della terapia intensiva, che oggi, però, non regge più dopo l’apertura del nuovo reparto di cardiologia di Castrovillari dotato, finalmente, dell’emodinamica. E frutto di questa stessa logica sono le scandalose proporzioni del pronto soccorso di Rossano, che oggi, col pretesto dell’ortopedia, ha il doppio del personale medico di quello di Corigliano. Imbattibile misura del nulla e più ancora del peggio, se si pensa che questa stessa proporzione c’era anche nel 2012, quando però il reparto di ortopedia era ancora a Corigliano. Unica eccezione, di questa impietosa classifica, il reparto di chirurgia di Corigliano, che se oggi ha più medici di Rossano è solo perché ha sempre rappresentato, per gli interventi di alta complessità che esegue, un’eccellenza del territorio. Intanto, ad aggravare una situazione, già di per sé difficile, ci si è messa pure la censura, poiché di questi argomenti, per ora, meno se parla meglio è. Potrebbero infastidire i manovratori, come suol dirsi, e far fallire così il progetto di fusione tra i due comuni, cui i rossanesi tengono molto, visto che tengono famiglia e a differenza dei coriglianesi, che sono popolo produttivo, campano di quella burocrazia che proprio con la fusione e il comune unico vorrebbero salvare (vedi alla voce INPS e tribunale). Tant’è che a quei pochi, soprattutto di Corigliano, che all’interno dell’ASP avevano ancora la voglia e il coraggio di combattere denunciando questa cronica e vergognosa carenza di personale, a tutto vantaggio di Rossano, ovviamente, è stata levata anche l’ultima tribuna da cui farsi sentire: quel protocollo interno all’ente, che in tutti i presidi sanitari si usava per segnalare, alla direzione generale o sanitaria, disfunzioni di questo tipo, che guarda caso da circa un anno è stato interdetto soprattutto al personale del Guido Compagna. Strane coincidenze. Strano modo di collaborare. Strano e subdolo campanilismo. Ora, capirete che siccome c’è una qualche relazione, non blanda e né spuria, ma forte e chiara, tra livello e qualità dei servizi, a cominciare da quelli sanitari, e la cosiddetta fusione, che nascerebbe proprio per ottimizzare la gestione di questi ultimi, quale occasione migliore della sanità per gettare le basi della città unica e di un comune sentire verso i problemi del territorio. Perché se si comincia da qui, dal dialogo e dalla collaborazione per una gestione intelligente e più sensibile di un settore così vitale come la sanità, che dovrebbe puntare intanto su un riequilibrio delle forze nei due ospedali, che ormai, proprio per questo comune sentire, dovrebbero essere gli ospedali di una città unica e civile, dove, normalmente, il personale sanitario rappresenta una proporzione tanto più alta quanto più alta è la produttività di un ospedale, la fusione è cosa bella e fatta. Perché qui non si tratta di finanziamenti carenti, che mancano anche. Si tratta di altro. Si tratta di far fare un salto di qualità al servizio sanitario, che qui è gestito come peggio non si potrebbe. E poi dicono che bisogna andare in culo ai cosentini che sarebbero i nostri veri nemici. Mah!