di Silvio Mauro

Produttore, rapper, dj turntabilist, sound engineer e grafico, classe '91. Inizia in ambito musicale nei primissimi duemila. Dopo aver dato alla luce "Musicaptura 2.0" nel 2014 (ibrido progetto di rap e trip hop), la sua stampa in vinile segna la nascita di Aldebaran Records, etichetta musicale del sottosuolo italiano che punta a far emergere musica di nicchia anche all'estero. L'interesse e la passione per le arti visive e sonore, lo porta a costituire "L'Anticamera Delle Arti", uno studio incentrato nella ricerca del suono, sul mix e mastering, oltre che per la grafica, specializzata su supporti musicali e limited edition.

Ciao Michael come stai?

Dai, sono tranquillo non mi posso lamentare.

Il tuo album musicaptura 2.0 uscito nel 2014 un disco molto forte a mio parere, che ricordi hai a riguardo?

Ho dei ricordi contrastanti, nel senso che ricordo che avevo una grandissima voglia di fare un disco, poi un ricordo contrario riguardo ad eventi. Avevo deciso di fare un disco Noir ma alla fine ho fatto un disco ancora piu nero. Ora è un disco che vedo molto lontano da me.

Cosa vedi piu vicino a te in questo momento?

Qualcosa all'avanguardia, non so come chiamare ciò che mi frulla nel cervello. Ho un pò di idee in testa che vorrei portare oltre la struttura della canzone, sono molto concentrato sul suono. Concepire qualcosa di strano e imprevedibile è ciò che sento mio in questo momento.

Le tue radici arrivano dal rap se non ricordo male.

In realtà ho cominciato ascoltando gli 883, poi sono arrivato al rap. Ero convinto dal fatto che la ritmica delle parole avesse un peso comunicativo maggiore. Gli ascolti italiani erano tipicamente testi d'amore, vedevo nel rap una libertà maggiore d'espressione oltre a tematiche sociali che andavano oltre ai classici ascolti.

Hai vissuto a Roma per 4 anni, musicalmente come ti sei trovato li?

Non è stata stimolante, è una città sterile. Avevo ascoltato tanta roba interessantissima venire da fuori, appena arrivato nella capitale mi è stato detto:"Guarda Roma si è fermata agli anni 90"

Qui, nel cosentino, come vedi la realtà musicale?

Abbastanza ambigua. Ci sono molte cover band. Guardo con stranezza un individuo che ha studiato lo strumento per poi andare a fare qualcosa di qualcun altro, l'approccio "copiativo" e non creativo ad uno strumento musicale mi lascia sempre un pò stranito. Siamo in pochi a produrre cose proprie.

Hai fondato una tua etichetta discografica: l'ardebaran records nel 2015.

E' stata una nuova avventura, sono riuscito a produrre artisti a livello nazionale e mandarla anche oltreoceano, sono molto soddisfatto e spero continui.

E hai fondato anche l'anticamera delle arti, di cosa si tratta?

Il lavoro della mia vita vorrei fosse il fonico. Però mi affascina essere incisivo sulla grafica di un disco. Questi concetti li ho uniti. Nel mio studio si crea arte partendo da un'idea fino a farla diventare fisica, per questo il nome "anticamera delle arti". Mi occupo delle grafiche, dei mix e dei master. Ho concepito edizioni studio limitate oltre alle stampe, il tutto fatto a mano.

Progetti imminenti?

Come etichetta sono uscito col 7 pollici fatto con Djstile, il disco nuovo degli Almamegretta che ha al suo interno alcuni dei dubmaster migliori al mondo e una copertina unica nel suo genere per il vinile. E 2 10 pollici con colle der fomento con Kaos, Argento e il Turco, e l'altro dei cor veleno in memoria di Primo. Sto producendo il disco intero di Vitro e sto progettando un mio nuovo EP.

Che rapporto hai con la musica live?

Non me la vivo bene perchè stare al centro dell'attenzione non mi piace. L'idea di salire su un palco e dominare il pubblico non mi viene facile farlo anche se a

volte mi tocca. Sarà anche che canto dei cazzi miei quindi mi sento un pò a disagio, però è anche vero che se non volevo non sarei salito su un palco. Sembro un cane

che si morde la coda.

Grazie per essere stato con noi, hai un messaggio per i nostri lettori?

Ascoltate e ricercate sempre musica.