di Silvio Mauro

Ciao Maria Romagnoli, grazie per essere qui. Maria Romagnoli leader degli Enigma, come stai?

Bene. Grazie Silvio per avermi invitata a questa piacevole chiacchierata.

Grazie a te. Siamo qui, presso il Gallery Cafè ed è l’unica che ha preso il caffè in porcellana.

Si, è l’unica normale, consumata dal tempo ma fa molto vintage.

Maria, da poco avete pubblicato il nuovo singolo: “Mentre Corro”, però vorrei partire dagli albori. Prima di tutto: Come sono nati gli Enigma?

L’enigma è una band come tante altre. Un gruppo di amici che si sono ritrovati in saletta cominciando a creare un repertorio di cover portandolo dal vivo, ma dopo queste esperienze, abbiamo sentito l’esigenza di creare qualcosa di nostro. Abbiamo avuto la fortuna e il piacere di incontrare Roberto Cannizzaro di Roka Produzioni con cui abbiamo inciso il nostro primo EP di 4 brani. Si è aggiunto il nostro ormai amico Giorgio Sprovieri con il quale abbiamo lavorato a nuovi brani fino a sfociare all’uscita del nostro primo disco nel 2016, presentato in piazza a Schiavonea. E’ stata una grande esplosione di emozioni perché abbiamo visto tutti i nostri sforzi avverarsi.

Parlaci di questo lavoro con Roberto. Come nascono le vostre canzoni?

In saletta. In studio si arriva quando la pappa è pronta, è logico che sia così. Roberto è stato fondamentale in questo, perché ci ha trasmesso dei valori importanti e soprattutto ci ha fatto capire come funziona il mondo musicale discografico. 

Prima parlavi di sacrifici. Molte persone non comprendono tutto il lavoro che c’è dietro un cd. Ti va di riassumerlo?

Riguardo al lato sentimentale, la nascita di un brano è come mettere al mondo un figlio. Hai molte paure, ansie ma dentro c’è tutto l’amore del mondo, soprattutto se è il frutto di esperienze personali, perché mentre canti sei ancora più convinta.  Dal punto di vista pratico, nasce l’armonia, la melodia, poi essendo un gruppo ci si mette tutti insieme, ognuno da il proprio contributo, lo si mischia e come un cocktail, alla fine si scopre se la miscela è stata buona o meno. Insieme a tutto ciò ci sono sacrifici emotivi, fisici ed economici.

La musica come tutti gli altri campi lavorativi, è un mondo difficile. Certo è che chi lo fa aspettandosi o puntando al successo, sbaglia in partenza perché perde l’anima della musica, musica che ti aiuta a tirarti fuori dai momenti difficili.

Come vedi lo stato della nostra musica nazionale? Cosa c’è che non va? E cosa c’è che va? E nel nostro territorio?

Ascoltando le produzioni odierne, noto come la musica italiana rincorra quella europea/americana. Sempre alla ricerca del beat del momento. Ma è proprio qui che si sbaglia. La musica italiana, come in passato, si deve distinguere, creare un proprio marchio di riconoscimento, magari dando voce al cantautorato che è radicato nella nostra cultura musicale, che si è fatto riconoscere sempre per la propria poesia che per i beat. Poi ci sono in Talent, che hanno rovinato un pò questo mondo. Vedo artisti costruiti dalla A alla Z che a mio modesto parere non hanno un talento, ma sono messi lì a fare audience con la propria storia strappalacrime. Questa è la conferma che il pubblico vuole le storie, più sono travagliate più diventano empatici. Ma l’artista non deve campare di questo, l’artista deve farlo trasparire semmai attraverso le proprie canzoni, la propria sensibilità. Per quanto riguarda il nostro territorio, da una parte sento di elogiarlo e dall’altra sento di fare un appunto. Il riscontro per chi fa musica propria sul territorio e trova serate, per i gestori sei come la peste! Questo perché non siamo educati a questo tipo di spettacolo, a partire dai piccoli gestori di locali, mentre dovrebbero educare la clientela e valorizzare la musica inedita. E’ brutto dirlo, ma è così. Quindi noi, abbiamo anche questa responsabilità di rendere nostre le canzoni che non abbiamo fatto noi ed usarle per catalizzare l’attenzione verso i nostri brani, il lavoro sporco tocca sempre a noi. La nota positiva è che spostandomi in varie regioni e confrontandomi con realtà musicali diverse, noto che le band che escono dal territorio calabrese non sono meno a nessuno, anzi, sono sempre molto preparate, forse perché veniamo dal niente, e quando vieni dal niente hai più motivazione, determinazione.

Vuoi raccontarci un evento particolare di queste avventure?

Si. Una cosa che mi succede spessissimo è quando eseguiamo un brano che sento particolarmente. Io, curiosa apro gli occhi e cerco di capire che effetto fa alla gente e mi distraggo. Distraendomi dimentico le parole e i ragazzi dell’Enigma si fanno una grossa risata.

Qui, arriviamo al vostro ultimo singolo: “Mentre Corro”. Parlaci della canzone e della storia narrata nel videoclip.

Mentre corro è un brano che adoro alla follia, sia sentimentalmente e sia musicalmente. Parla degli eventi che ti buttano giù privandoti del coraggio di rialzarti. Questa canzone è un inno a reagire, di non aspettare che smetta di piovere ma di attraversarla la pioggia, magari diventa tuo alleato. Il videoclip nasce da questa esperienza personale. Devo ringraziare il regista Pierluigi Sposato che si è apprestato all’ascolto e alla comprensione dei miei racconti e Mario Madeo all’aiuto della regia che ormai fa parte del team, se impara uno strumento lo prendiamo nel gruppo!

Ultima domanda. Progetti futuri?

Stiamo lavorando a nuovi brani e spero che vedano la luce magari questa estate, e poi estenderci oltre la Calabria. Ci auguriamo un pò di fortuna, perché è giusto così!

Consiglio ai lettori del giornale?

Diamo valore all’arte. Dentro l’arte c’è l’umanità di ognuno di noi, è importante soffermarci come ci soffermiamo tra le note delle canzoni.