di Anton Giulio Madeo

Mi è capitato, in questi giorni, di commentare la decisione del sindaco di Coriglione di revocare l’appalto della pubblica illuminazione. L’ho fatto alcune ore dopo che il Consiglio di stato ha posto fine a questa sciagurata vicenda, rigettando il ricorso che il comune aveva presentato per legittimare tale decisione già bocciata dal TAR. Per tempo ho segnalato la circostanza, con parole dure, rammentando ai coriglionesi che pur avendo a che fare con un sindaco e un’amministrazione così evidentemente incapaci, dovranno rassegnarsi e conviverci ancora per tre lunghi anni. Fatta questa premessa e pur non essendo un osservatore esemplare, mi sono reso conto che il caso Spezzano ha un aspetto clamorosamente politico, poiché ha fatto venir fuori l’inaccettabile prevalenza, in politica, appunto, non solo del politico arrogante ma dell’arrogante cretino. Perché passi se subito dopo queste mie esternazioni molta gente, evidentemente tifosa, si sia mobilitata, anche sui social, per criticare il mio parere e quello della stampa libera, per dire che questa amministrazione sta facendo bene, che siamo ingenerosi, che dalla fusione non si scappa, che viviamo nel migliore dei mondi possibili. Ma non può passare, invece, che per la stessa bisogna rappresentanti istituzionali abbiano deciso di inviare maledizioni e apocalissi a quanti si sono permessi di mettere in discussione il verbo del sindaco, piuttosto che chiedere umilmente scusa per l’accaduto. E’ la dimostrazione che in politica ormai più che politici arroganti prevalgano arroganti cretini. Perché se la giustizia amministrativa ti dice, definitivamente, che la revoca dell’appalto Spezzano è illegittimo e tu insisti, con arroganza, nel crederti infallibile e sul fatto che Spezzano fornisca un cattivo servizio, anzi cattivissimo, e per questo va fatto fuori e basta con tutti i mezzi, vuol dire che tu sei fuori di testa e non capisci la differenza tra l’arbitrio e la legalità. Perché se qualcuno ti accusa di fare danni, magari dimostrandolo, e tu fai partire dichiarazioni di fuoco sulla stampa, bombardamenti sui social del tipo “io so’ io e voi non siete un cazzo”, vuol dire che non stai bene. A me, sinceramente, il cretino piace, forse perché influenzato dal “vieni avanti cretino” di Walter Chiari e Carlo Campanini. L’ho sempre trovato meno banale di tanti altri: l’arrogante, il superbo, l’ipocrita, per esempio. Il cretino sa anche essere simpatico e buono, spesso non dà troppo fastidio, come lo scemo del paese. Ma il cretino arrogante no. Il cretino arrogante è insopportabile, perché è uno che non capisce, che non capisce perché è superbo, che tormenta gli altri perché è un ipocrita e ignora per passione demenziale che l’azione umana spesso procede per tentativi e errori, per di più quando ci si muove su un terreno ignoto e difficile come la politica. L’arroganza poi è fastidiosa perché presuppone una idea avvilente e onnipotente della cosa pubblica. L’arrogante, infatti, è parente dell’arrabbiato, personaggio chiave per capire il populismo e l’antipolitica dilaganti, il quale procede per slancio moralistico, per insipienza demagogica o astuzia da quattro soldi, quello, l’arrogante, ha sempre la lezioncina pronta, ama declamarla a alta voce, come e più dell’arrabbiato dà fastidio a chi è realista ma non rassegnato, comprensivo senza disposizione a subire oltre un certo limite, insomma a noi persone normali, un po’ cretine un po’ no, ma non arroganti. Povera Coriglione.