di Anton Giulio Madeo

Insomma, al male non c’è mai fine. Lo dimostra il dramma dei giovani immigrati giunti, qualche giorno fa, nel nostro porto e ospitati alla meno peggio nel palazzetto dello sport di Brillia, cui adesso potrebbe essersi aggiunto l’allarme tubercolosi. Un allarme, forse sottovalutato da chi si è occupato in fretta dell’accoglienza di questi ragazzi, che è stato lanciato dai medici del nostro ospedale dopo che nei giorni scorsi hanno visitato i clandestini sbarcati sulle nostre coste.

Una vicenda agghiacciante, che, per come si è svolta, è terminata nel migliore dei modi possibili, e cioè con una serie di approfonditi esami, fatti presso il nostro ospedale, che al momento, hanno escluso episodi conclamati di tubercolosi, nonostante precedenti analisi di laboratorio avessero evidenziato molti casi di positività al test Mantoux, che rileva la presenza nell’organismo del microbatterio della TBC che spesso evolve in malattia conclamata.

Una notizia rassicurante, certo, ma che non sposta di un millimetro il problema della cattiva gestione degli immigrati, ai quali, quando sbarcano da una nave, devono essere immediatamente applicati, già nel porto di arrivo e successivamente nelle strutture in cui sono ospitati e visitati, dei protocolli di profilassi, largamene diffusi e obbligatori per chi arriva dai cosiddetti paesi a rischio, che i soccorritori di certo non possono ignorare e che essendo a gravità crescente possono andare dalla semplice fornitura di mascherine igieniche fino al più complesso isolamento di pazienti che presentano sintomi di gravi patologie infettive.

Cosa che, probabilmente, non è avvenuta nel caso dei ragazzi del Brillia, poiché a questi ultimi, per diversi giorni, quand’ancora erano in attesa delle visite ospedaliere di routine (chissà perché fatte con colpevole ritardo), è stato permesso di gironzolare per la città (potevano farlo?) senza sapere se fossero in buona salute e senza alcuna protezione, che tra l’altro non avevano neanche quando sono arrivati ai reparti del nostro ospedale, accompagnati da un paio di civili e da una religiosa, anch’essi a volto scoperto, cui nessuno al pronto soccorso, da cui erano passati, si è preoccupato di coprire le vie respiratorie, magari con una semplice mascherina igienica. Un comportamento inammissibile, superficiale, assurdo, che ha spinto alcuni medici dell’ospedale a far allontanare immediatamente da alcuni reparti (si parla della radiologia) pazienti in attesa di sottoporsi a visite di controllo proprio per evitare eventuali contagi.

Una brutta storia, dunque, che non può essere taciuta e tollerata in un paese civile poiché fa pensare agli antichi untori, questa volta di stato. Così come non può essere più tollerata questa forma balorda e schizofrenica, come la definisce un mio caro amico, di accoglienza, per la quale ci prendiamo i migranti per poi lasciarli per le strade a morire di fame e di malattie infettive o addirittura a delinquere. E poi, lasciatemelo dire, che brutto esempio abbiamo dato a questi ragazzini, che per alcuni giorni si sono visti prima abbandonati e poi prelevati e sballottati da un posto all’altro della città in attesa di chi non riusciva a fare, per ignoranza o superficialità, il proprio dovere. Un disastro.