di Raffaele Corrado

E’ divertente vedere che in giro ci sia ancora tanta gente capace di pensare che il sindaco di una città sia il suo male assoluto. E lo sia al punto che di fronte a una qualsiasi cattiva azione, o presunta tale, come può essere anche il cattivo funzionamento di un servizio (cose che capitano anche in città modello), la violenza, da parte dei cittadini, possa cambiare tutto. Meno divertente, invece, è il fatto che spesso le stesse persone dimentichino che questo resta un territorio dove i mali assoluti sono altri: l’illegalità diffusa, le troppe tasse (per le quali nessuno invoca la rivolta fiscale), una giustizia delirante (che guarda caso nessuno ha il coraggio di denunciare, perché spesso serve alla causa), una burocrazia assassina (vero male di tutti i nostri municipi, diventata casta intoccabile per via di leggi assurde) e soprattutto una classe dirigente mediocre e irresponsabile, se non criminale (di cui fanno parte imprenditori, intellettuali, liberi professionisti e giornalisti), di cui nessuno chiede il linciaggio quando chiude gli occhi di fronte allo sfascio, perché ha bisogno del potere, che se la compra (e compra il suo vile silenzio) con sussidi, favori e prebende d’ogni genere.

Ecco, sta proprio qui il principio che si continua a non capire: il nemico numero uno di una città non è né può essere solo il sindaco. Il quale, invece, spesso, è l’unica istituzione, quella di prossimità, a fare davvero gli interessi dei suoi cittadini, magari anche sbagliando. Perciò quando si arriva a un incrocio della storia in cui bisogna scegliere da che parte stare, perché il tuo sindaco è tenacemente linciato, aggredito, offeso, anche per cose banali, penso che non ci possa essere confronto: tu, noi e tutti quelli che appartengono alla società civile e non credono nell’ideologia del sangue stanno con il sindaco. È così. Non può non essere così. Un paese civile sta dalla parte delle istituzioni. E i giornali dovrebbero saperlo e scriverlo a nove colonne, senza paure e reticenze. Il sindaco, pur con tutti i suoi limiti e difetti (e chi non ce li ha), è la parte migliore delle istituzioni, perché è il più vicino ai cittadini. E’ colui cui comunque ci si può rivolgere, nel bene come nel male, per risolvere un problema, per avere un aiuto, un consiglio. E’ colui che ti ascolta ed è sempre in prima linea (com’è avvenuto in occasione delle alluvioni o dell’arrivo dei migranti), perché gli altri (prefetto, presidente della regione, governo e chi più ne più ne metta) sono troppo lontani e indifferenti. Non esistono più se e ma. Non contano gli interessi e neppure le campagne elettorali. Noi stiamo con il sindaco eletto.

I motivi sono tanti e profondi e lo dico da libertario, da uno che ancora crede nella società aperta, nel libero mercato, uno che non ha mai avuto il culto dello Stato, anzi. È la stessa scelta che fanno tanti cittadini che abbiamo incontrato per le strade dopo i violenti attacchi che il sindaco ha ricevuto in questi giorni: “È sbagliato e irresponsabile accanirsi contro Geraci. Cerca di fare il suo dovere”, dicono. “I sindaci sono come i poliziotti. Lavorano. Qualche volta bene, qualche volta meno. Ma sono uomini. Non sono un simbolo. Non sono manichini da prendere a calci in culo o da far saltare in aria. Non sono il male assoluto”, aggiungono.

È una cosa banale che non passa mai nella testa dei violenti di oggi e di ieri. C’è sempre questo maledetto demone che bivacca nel cervello del rivoluzionario di turno e gli toglie ogni briciolo di razionalità e di umanità. Dividono il mondo in buoni e cattivi. Si convincono di essere i giusti, quelli che spazzano via dalla faccia della terra tutto il male e in nome di qualche ideale assoluto, di chissà quale paradiso ideologico, creano per una serie di stagioni il più cretino degli inferni. Questi qui quando esternano il loro disprezzo cancellano il volto dell’uomo dalla faccia delle loro vittime. Parlano di libertà. Ma l’unica cosa che ottengono è di far sprofondare le loro vite nell’inumano. Questi sono gli eterni nemici della democrazia e della società aperta. Tutti inesorabilmente ciechi. Non riescono mai a vedere l’uomo che c’è sotto il vestito e che magari fa grossi sacrifici per esserlo. Altro che civiltà.

Lo abbiamo scritto qualche tempo fa su queste stesse pagine. Noi siamo un popolo strano. Prima si alza la cultura dell’indignazione contro il sindaco di turno. Si superano anche alcuni limiti, fino a considerare con una dose di razzismo sociale certe categorie, come i politici appunto, visti come una specie di feccia. Per cui si chiedono poteri straordinari, magari alla magistratura.

Così, gente mai eletta e fuori controllo (semplici funzionari dello Stato) può fare quel che vuole, anche mandarti in galera o spiarti e mortificarti ovunque. Ecco perché, anche in circostanze difficili, bisogna sempre stare con i sindaci, anche con quelli che magari non riscuotono simpatia. Bisogna stare con loro per difendere la nostra libertà. I rivoluzionari di turno sono un paradosso ideologico. Combattono questo sindaco per sognarne uno più grande e più capace, forse arciconvinti che sia il bene.

C’è una famosa tela di Caravaggio a Roma, in San Luigi dei Francesi. È la Vocazione di San Matteo. Matteo il pubblicano, Matteo l’apostolo. C’è una taverna dove quelli come lui sono rinserrati, al buio, con le finestre sbarrate e una luce che spacca la notte. È l’immagine di come si senta il sindaco in questi giorni. Solo che manca la luce. È per questo che adesso bisogna stare con lui. Abbassiamo i toni e tifiamo per Geraci, qualunque cosa egli faccia, avremo modo e tempo per criticarlo. Senza violenza.