di Anton Giulio Madeo

Qual è la notizia del giorno? La commissione d’accesso al municipio di Corigliano? La fusione con la vicina Rossano? Non affaticatevi a cercarla, non è niente di tutto questo. La notizia vera è che abbiamo un’amministrazione comunale che risana i conti, fatto che nei giornali è come l’uomo che morde il cane. Lo dicono i risultati certificati dall’ultimo rendiconto, appena approvato in consiglio, e in anticipo rispetto ai tempi previsti (che la virtuosa Rossano ha sforato abbondantemente), col quale il comune è passato da un disavanzo di amministrazione (nel 2013) di 438 mila euro, a un avanzo, a tutto il 2016, di ben 11 milioni di euro. Roba maledettamente e inesorabilmente concreta, di grande valore, che sancisce, come ha affermato il sindaco Geraci, “l’uscita dalla grave situazione di squilibrio in cui il comune si trovava, tanto da imporre alla Corte dei Conti l’intimazione di dissesto”.

Applausi. E poi? E poi bisogna chiedersi come sia stato raggiunto questo traguardo, che oggi concede al comune un minimo di tranquillità finanziaria, dopo anni di sofferenze. Noi, sull’argomento, un’idea ce la siamo fatta, leggendo il consuntivo e le relazioni di accompagnamento del sindaco e del suo assessore al bilancio. I quali non hanno avuto nessun dubbio nel dire che buona parte del merito, di questo bilancio finalmente più veritiero (perché ripulito di entrate e uscite farlocche), vada attribuito al lavoro che ha svolto la struttura comunale, in qualche modo “motivata”, come ama ripetere Geraci, “dalla formazione in atto, ad essa dedicata dalla Fondazione TrasParenza”, che quest’anno ha fatto miracoli, soprattutto con la “cautela adottata nel governo della spesa” (ricordiamo che, tra le altre cose, sono stati ridotti i costi del personale e dei fitti passivi e azzerate le spese di rappresentanza e i contributi), e che nel 2017 (anno della spending review mirata e intelligente), farà ancora di più, con una “macchina municipale” che sarà messa “nelle condizioni d’intercettare quelle risorse straordinarie, provenienti dalla dismissione e trasformazione delle ricchezze immobiliari comunali, da destinare a incremento del patrimonio produttivo dei beni e servizi”.

Insomma, un buon lavoro, certificato, ovviamente, dai numeri, che non mentendo ci parlano di un indebitamento complessivo dell’ente che si è ridotto di circa 28 milioni di euro (passando da 96 a circa 67 milioni di euro), di residui attivi passati dai 73 milioni del 2012, ai 37 di oggi, di residui passivi che sono scesi dai 73 milioni del 2012 ai 25 del 2016 (grazie alla “rigorosa verifica dell’esistenza dei presupposti giuridici della loro permanenza in bilancio”, come scrive Stellato), di un indebitamento che, come caratterizzazione temporale, è composto per il 55,1% da debiti a medio e lungo termine e per il restante 44,9% da debiti di breve periodo (quando nel 2012 la percentuale era rispettivamente del 24,1% e del 75,9%).

Una foto chiara, dunque, delle finanze comunali, che ci spinge però a porci due domande cruciali: e la lotta all’evasione? E i tempi dei pagamenti ai fornitori? Ci sono anche quelli, nonostante ci siano ancora delle criticità (che per la riscossione dovrebbero diminuire, dicono gli amministratori, con l’anno in corso, grazie all’arrivo di una nuova e più efficiente società), che hanno permesso un aumento delle entrate di circa il 10%, solo nell’ultimo anno, e tempi di pagamento che si attestano sui 115 giorni (nel 2014 erano 173), con la prospettiva di arrivare, nel 2017, a 101 giorni. Cosa che ha permesso, già da ora, di dare respiro a tante aziende locali che altrimenti avrebbero visto compromessa la loro solvibilità. Tutti sintomi, questi ultimi, che qualcosa, in casa Garopoli, è davvero cambiata. Nonostante tutto.