di Anton Giulio Madeo

Ce ne rendiamo conto e lo abbiamo già detto. La politica è talmente ingarbugliata da rischiare di essere incomprensibile. Tutti abbiamo perso di vista le basi su cui si regge una società civile, per esercitarci in cose da nulla, banali, frivole, nel tentativo (riuscito) di spostare l’attenzione dalla sostanza dei problemi (e dei principi) ai dettagli ininfluenti. Intorbidare le acque serve proprio a far confusione, perché nel casino non si comprende più quali siano gli argomenti seri su cui dibattere e quali no. Per questo vogliamo chiarire meglio un punto, con un po’ di cattiveria, di civetteria e, perché no, d’immaginazione, riconducibile al tema, noiosissimo ma di grande attualità, della fusione, che è servito in realtà, a buona parte della nostra classe dirigente, a occultare un solo dato terrificante: l’inesistenza di un’identità “comune” delle popolazioni che stanno per fondersi. Infatti, in tempi recenti, le popolazioni di questo territorio, nonostante leggi e referendum abbiano sancito la nascita del comune unico, hanno purtroppo continuato con la loro vocazione a sentirsi prima di tutto coriglianesi e rossanesi, poiché hanno completamente escluso dal dibattito politico sulla città unica l’idea che per andare avanti insieme si deve avere una comune identità socio-culturale. Conseguenza di questa carenza politico-culturale è che, al di là delle apparenze, per cui oggi ci sentiamo tutti parte della stessa comunità, continua purtroppo a esistere forte competizione tra i due paesi e le due classi dirigenti, che alla fine non premierà nessuno, se l’obiettivo è quello di creare una città grande, moderna e competitiva. Quindi non è una sorpresa scoprire che oggi l’idea di essere cittadini di un unico comune più che culturale è solo burocratica (infatti, non si fa altro che parlare di finanze, piante organiche, dislocazione degli uffici e altre bestialità del genere), e che proprio per questo su di essa stia insistendo soprattutto la città di Rossano, che vivendo di burocrazia e servizi vede nelle dimensioni della città unica (da cui pensano di ottenere, prima o poi, benefici e vantaggi senza il benché minimo sforzo), l’unica possibilità per uscir fuori dalla crisi in cui sta precipitando, dopo la chiusura del tribunale e la probabile soppressione di altri uffici, a cominciare dall’INPS. La prova? Semplice: gran parte delle proposte (oscene) riguardanti la cosiddetta fusione, sono venute (e vengono) da mediocri e interessati personaggi di Rossano, che i coriglianesi, come utili idioti, hanno seguito (e seguono), dopo averli a lungo osteggiati, per ignoranza, stanchezza o per disciplina verso qualche consorteria, e mai per convinzione o vocazione, poiché a volte dire di sì non costa nulla, specie quando non si ha nulla da dire e si ha una vocazione tafazzista da fare schifo. Ma una volta tanto, soprattutto noi coriglianesi, vogliamo trovare argomenti veri e interessanti su cui basare un confronto politico degno di questo nome?