di Anton Giulio Madeo

Ritengo che le polemiche giornalistiche, come quelle apparse, qualche giorno fa, sui blog locali, in cui, alcuni imbecilli che vanno sul personale, ebbero a dire qualcosa su un eccessivo presenzialismo del sindaco Geraci presso il municipio di Corigliano, retto, per via della fusione, dal prefetto Bagnato, non appassionino i lettori. Perché nessuna persona di buon senso darebbe peso a una storia in cui l’ex sindaco di Corigliano è descritto, per il suo presenzialismo, come una specie di ficcanaso, profittatore (nonostante le leggi sulle fusioni diano ai sindaci uscenti la possibilità di coadiuvare il commissario, specie quando quest’ultimo li stima e li convoca per consultarli, come nel caso di Geraci), mentre lo darebbe, anche molto, ai motivi dell’assenza, ormai cronica, del sindaco di Rossano, alla maggior parte degli appuntamenti importanti in vista del comune unico. Infatti, mentre Geraci era preso dal bavero, quasi fosse un abusivo, per il suo esserci troppo, qualcuno si è dimenticato di fare la stessa cosa per l’esserci troppo poco di Mascaro, che non ha partecipato neanche alla seduta in cui si sarebbe dovuto approvare il conto consuntivo rossanese, per questo ancora in alto mare. E’ ovvio che se non è divertente far passare un sindaco solerte e attento, alle cose della propria città, per farabutto, ancor meno lo è trascurare chi è assente (ingiustificato) a un appuntamento vitale per il futuro finanziario della città unica. A meno che questa assenza la si sia voluta coprire volutamente, per evitare ancora una volta di smantellare quella gigantesca impostura con cui il giornalista unico di questo territorio è da tempo che ci sta avvolgendo in una nube cupa che chiama al declino inesorabile della città di Corigliano e della sua classe dirigente, che a questo punto avrebbero un solo modo per redimersi e salvarsi: puntare tutto sulla fusione con la civile e virtuosa Rossano. Poi, fa niente se qualcuno, andando a spulciare i documenti contabili che arrivano da Palazzo Garopoli, sede del municipio di Corigliano-Rossano, scopre che Rossano tanto civile e virtuosa non è, poiché, grazie a una classe politica irresponsabile, che ha speso più di quanto incassava, ha i conti ridotti a un vero e proprio colabrodo. Fa niente se le notizie non filtrate dalla propaganda dei vari giornalisti e personaggetti delle associazioni, a conduzione familiare, che cercano di inquinare la verità, dicono che, grazie al forte risanamento finanziario, degli ultimi anni, voluto da Geraci, il saldo di cassa del comune di Corigliano ammonta, al primo gennaio 2018, a circa quattro milioni di euro, mentre quello della “virtuosa” Rossano, alla stessa data, registra un disavanzo, per anticipazioni di cassa, di oltre un milione di euro. E fa niente un cazzo se questo debito, per via della costruzione della città unica, debba essere rimborsato, alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna, tesoreria soppressa del comune di Rossano, dalla municipalità di Corigliano. Perché oltre a essere inaccettabile è la certificazione che, grazie al referendum del 22 ottobre scorso, in cui una minoranza di cittadini, completamente fuori di senno, ha deciso di fondere i due comuni, una terra ricca e generosa come Corigliano rischia di finire in balìa di una classe dirigente d’incapaci e giocatori d’azzardo come quella rossanese. Più che un mistero è una burla oppure la certificazione del fatto che qui tutti si sono collettivamente rimbambiti. Infatti, mai avrei pensato che saremmo precipitati così in basso. I rossanesi padroni della scena è un insulto ai nostri avi e ai contemporanei, che, per quanto stanchi di certa gente, non debbono subire un’onta simile che li squalifica e li rende ridicoli, marionette prive di dignità oltre che di amor proprio. Non ci rendiamo conto che la città unica è un luogo teoricamente importante e bisognoso di rispetto, per cui non possiamo declassarlo a bettola piena di mediocri e nullafacenti, luogo inidoneo a esprimere un protagonista provveduto e culturalmente attrezzato onde assumersi la responsabilità di gestire la cosa pubblica. Vergogniamoci, almeno, se non abbiamo il coraggio di sparare, metaforicamente, si intende, a chi ci sta trascinando così in basso. Il fenomeno della presunta superiorità rossanese va studiato e sottoposto ad esami clinici. Chi è mentalmente normale non deve accettare che Corigliano sia umiliata in questa maniera: la prospettiva di consegnarsi nelle mani di omuncoli insignificanti che non sono stati capaci neanche di mettere a posto le loro finanze è raggelante e comporta il rischio di entrare nella storia dalla porta della barzelletta. E’ un’offesa sanguinosa e intollerabile, che ci spinge a riconquistare un minimo di dignità. Altro che città unica.