di Anton Giulio Madeo

Sappiamo che la tempistica dei burocrati, non segue i riti e i ritmi della democrazia, che richiedono riflessione e ricerca di compromessi. E non erano di certo necessari alcuni mesi per capire che proprio la mancanza di queste qualità sta impedendo, ai dirigenti (rossanesi) e ai commissari che gestiscono la fusione dei comuni di Corigliano e Rossano, di costruire una macchina comunale efficiente e equilibrata, soprattutto per ciò che riguarda le finanze, la dislocazione e la gestione degli uffici e le risorse umane. Certo sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico, specie se dal Garopoli ancora emerge la vecchia logica acchiappatutto dei rossanesi, utilizzata dai nostri dirimpettai già nella sanità e che ci è stata fin troppo chiara all’indomani del referendum, per cui si deve parlare di uffici e municipi da dislocare (per ora) solo a Rossano, di dirigenti (per ora) solo rossanesi, di combinazioni nella gestione di alcuni settori chiave, impossibili (per ora) a Corigliano. L’ex sindaco Geraci e alcuni suoi stretti collaboratori, in perfetta solitudine, stanno cercando di riequilibrare questa imbarazzante situazione, attraverso una serie allargata di incontri, con gli organi istituzionali, così come prevede la legge, da cui sperano di cavare qualcosa, anche se non è affatto semplice, senza la collaborazione della città. Infatti, è opinione comune che sia arrivato il momento di passare a una fase operativa che possa modificare rapidamente decisioni provvisorie, prese dai dirigenti rossanesi e avallate da ignari commissari, prima che, con l’approvazione del nuovo statuto e della nuova pianta organica, diventino pericolosamente definitive e distruttive del comune unico e di Corigliano in particolare. Infatti, in tale logica, non si può accettare, in silenzio, delibere, del commissario Bagnato, che istituiscono (provvisoriamente, come dicono) il solo municipio di Rossano, quando per tale scelta si sarebbe dovuto aspettare l’approvazione dello statuto della città unica, istitutivo dei municipi. Può essere un caso, ma perché creare così in fretta il solo municipio di Rossano quando Corigliano è la sede del nuovo comune? Si è voluto, forse, fare un favore a dirigenti impigriti, che di spostarsi dalla sede rossanese non ne vogliono proprio sapere? Chi lo sa. Ma come fare a non pensar male quando anche il SUAP (lo sportello unico per le attività produttive), che nella pianta organica provvisoria, approvata con delibera del commissario, risulta accorpato all’area tecnica, va, guarda caso, a Rossano. E’ un’altra coincidenza? Ci pare proprio di no, poiché logica avrebbe voluto che fosse un funzionario a traslocare a Corigliano, sede dello sportello unico, dove le pratiche sono più numerose, piuttosto che un ufficio a Rossano. E non è finita. Qui c’è anche l’intenzione di non spostare neanche un’unità dei 140 LSU del comune di Rossano verso Corigliano, dove gli organici sono notoriamente sguarniti e le esigenze del territorio maggiori e di non sostituire neanche i responsabili di settore appena pensionati, nonostante una delibera della giunta Geraci abbia previsto, per riequilibrare il peso delle due strutture, l’assunzione, al Garopoli, di nuovi dirigenti, trovando copertura finanziaria nei risparmi ottenuti proprio coi pensionamenti. Così come non c’è, per ora, la volontà di uniformare la tassazione dei due comuni, dove, essendoci aliquote, tariffe e estimi catastali diversi (per la gran parte maggiori a Corigliano, per decisione della commissione antimafia del 2010), il gettito, che andrà tutto in un unico calderone, sarà maggiore a Corigliano rispetto a Rossano, nonostante quest’ultimo comune abbia serie difficoltà finanziarie. Vedremo, ora, cosa accadrà. Per ora possiamo solo dire che c’è il forte sospetto che l’opera di spoliazione e dequalificazione della struttura municipale di Corigliano sia cominciata. Così com’è avvenuto in passato con l’ospedale. Che dire. Viva Coriglione!