Redazione

Che bello! Finalmente anche qui da noi si aprono musei, come il MUCLEM, museo delle clementine. Peccato, però, che a promuovere una così lodevole iniziativa, legata non solo al piacere di vedere, ma soprattutto al piacere di conoscere, sia gente che spesso incappa in disastrose figuracce. Perché se parli di museo “del clementine” o racconti del poeta Goethe che, passando dalla Piana di Sibari, sarebbe rimasto estasiato dal profumo di zagara, ti esponi a una doppia figuraccia. La prima: qualunque studentello saprebbe spiegarci che il clementino è la pianta, mentre il frutto è la clementina. Per cui, il museo potrebbe essere della clementina, del clementino o delle clementine, ma difficilmente del clementine. In fondo la lingua italiana non è un’opinione e per capirlo basta solo consultare un buon dizionario. La seconda: Goethe non è mai passato da queste parti. Il suo viaggio al Sud da Napoli proseguì, saltando la Calabria,direttamente per la Sicilia, dove arrivò via mare. Qui, il poeta tedesco, appena giunto a Palermo, annotò di essere rimasto estasiato dal profumo di zagara che emanavano i limoneti. C’è solo un piccolo episodio che si potrebbe legare a un possibile passaggio di Goethe in Calabria: la sosta che potrebbe aver fatto a Tropea, per le difficili condizioni del mare, la nave che lo avrebbe riportato dalla Sicilia a Napoli. Episodio, tra l’altro dubbio, che lo stesso poeta potrebbe aver fissato in alcuni suoi schizzi, che ritraggono lo Stromboli e l’Etna con lo stretto, ammirabili in quella prospettiva solo dalle terrazze di Tropea. E’ solo un’ipotesi, tutta da verificare, di cui parlano alcuni studiosi del poeta tedesco. Ecco, verificare. Termine che spesso va a braccetto con conoscere. Che, poi, è il senso del nostro museo, di ogni museo.