di Raffaele Corrado

Giovedì pomeriggio, nelle stanze di Palazzo Garopoli, dove aleggiano dubbi e timori sulla fusione, qualcuno, che prova a scrutare la nuova stagione amministrativa, esclama: “Stiamo nei guai!”. I motivi, dice, sono tanti e vanno dalle finanze disastrate del comune di Rossano, per le quali la città unica rischia di partire in dissesto, fino al caos che regna in municipio. Dove, se in pochi giorni un dirigente cerca di mettere bruscamente in riga un sub commissario, il segretario comunale è allontanato all’improvviso senza apparente ragione e una strisciante insofferenza nei confronti del responsabile del settore finanziario si trasforma in un veloce trasferimento ad altro comune, vuol dire che è in atto, sotto gli occhi del commissario Bagnato, un tentativo, da parte dei rossanesi, di mettere le mani sulla città, col solito metodo insolente che li distingue: sbarazzarsi, con violenza e senza tener conto di meriti e capacità, delle persone scomode, che sono, poi, quelle che mai permetterebbero una così spericolata e sciagurata operazione, per sostituirle con uomini di fiducia. Certo, la nostra è solo un'ipotesi, che andrebbe verificata dalla politica, che, però, su questi argomenti, che non vuole o non sa affrontare, è del tutto assente. “E’ come se fossero un tabù”, come dice un nostro vecchio amico ingegnere, impegnato nella tutela del buon nome di questa città, “che oggi, in un'epoca in cui la politica tace, si possono sfatare in un solo modo: facendo invalidare la fusione da un intervento deciso della giustizia. Che potrebbe essere quello immediato della Corte dei Conti oppure quello più meditato del TAR. Infatti, nel primo caso, basterebbe un esposto-denuncia da parte di un gruppo di cittadini, autorevoli, per costringere la magistratura contabile ad aprire un’indagine su ciò che di grave e di serio è accaduto negli ultimi anni alle finanze del comune di Rossano. Perché” aggiunge l’ingegnere “se da una parte c’è stato l’ex sindaco di Corigliano, che, dopo aver messo a posto i conti del proprio comune, ha più volte chiesto prima all’allora sindaco di Rossano, poi alla Corte dei Conti infine al commissario Bagnato pareri e incontri per confrontare i conti e le piante organiche dei due enti, in modo da incrociarli per arrivare, anche prima del referendum, alla stesura di un bilancio di previsione equilibrato e a un piano di fattibilità credibile, senza i quali non c’è convenienza a creare una città unica, dall’altra c’è stata un’amministrazione rossanese che, oltre a non rispondere a tali sollecitazioni, ha commesso tante di quelle irregolarità finanziarie e amministrative, su cui tutti tacciono, da anni, che potrebbero mettere in discussione non solo il processo di fusione, ma anche il buon nome della città di Rossano e la libertà personale di alcuni suoi amministratori e dirigenti”. Irregolarità che si sono potute verificare e coprire grazie a una classe dirigente rossanese che ha utilizzato le sue relazioni personali per fare il bello e il cattivo tempo e apparire quello che in realtà non è mai stata: eccellente, credibile e irreprensibile. Il resto lo ha fatto una certa capacità salottiera e manovriera (quella dei presunti blasoni, dei palazzi e delle massonerie) per non dire spregiudicatezza, che stiamo vedendo anche in questi giorni di commissariamento, con cui la classe dirigente rossanese è riuscita, per anni, a nascondere sotto il tappeto la polvere delle sue incapacità e delle sue nefandezze politiche e amministrative, a cominciare da quelle, gravissime, di natura finanziaria, che, ora, grazie alla fusione, e al coraggio di una parte della classe politica coriglianese, che chiede chiarezza, non possono più essere eluse e taciute. Così, oggi, per la politica, il problema non sono tanto i propositi futuri di questo o quel leaderino, o le loro ridicole promesse da marinaio, ciò che invece dovrebbe stare in cima ai suoi pensieri è che qui è in discussione l’idea stessa di città unica, che con queste premesse, finanziarie e burocratiche, non può di certo sopravvivere. Il che può apparire a prima vista paradossale, per non dire assurdo, ma è così. Infatti, come si può procedere con la fusione se c’è ancora una classe dirigente rossanese talmente stupida che si ostina a nascondere i conti e a non volere far approvare il proprio bilancio di previsione, tanto per dirne una, poiché lo ritiene inutile dovendosi ormai procedere all’approvazione di quello unico? Sembra una contraddizione in termini, ma è ancora il voler nascondere la polvere, che intanto è diventata un macigno, sotto il tappeto. E' la conseguenza della solita spocchia idiota dei rossanesi, che avendo capito di essere stati smascherati, poiché i loro conti fanno acqua dappertutto e le loro gestioni amministrative sono state una cagata pazzesca, pensano di diluirli nel mare grande del comune unico, magari utilizzando ancora il loro potere di relazione e di persuasione violenta. Perché mal comune mezzo gaudio. E poi, lasciatemelo dire, non bisogna dimenticare che ci sono altri rimedi giudiziari per sciogliere questa fusione. Si tratta di quelli che riguardano il famoso ricorso al TAR, presentato da un gruppo di cittadini al fine di invalidare il referendum, e sul quale la giustizia amministrativa non è ancora entrata nel merito, e la sentenza della Corte costituzionale che di recente ha invalidato il risultato di un referendum per la fusione di due comuni marchigiani perché non erano stati individuati, preventivamente, i cittadini interessati al voto. Speranze mal riposte le nostre? Lo dirà la storia.