Redazione

Di cosa avrebbe bisogno la politica di questa città in vista delle prossime elezioni comunali? La risposta, non ci crederete, è un’alleanza speciale tra il meglio della classe dirigente locale (non quella dei maneggioni) e alcuni rappresentanti della vecchia politica, quella seria, tosta, che si sono formati nei partiti e nell’amministrazione dei comuni, che possa fare da contrappeso, unico possibile, al vuoto della cialtroneria politico-elettorale di questi ultimi tempi, la cui pericolosità non è da sottovalutare poiché rischia di compromettere o di banalizzare, seriamente, il processo di unificazione tra i comuni di Corigliano e Rossano. Un’alleanza tradizionale, dunque, basata su due fronti politici contrapposti, uno di sinistra e l’altro di destra o come cazzo volete chiamarli, che dovrebbero nascere attorno a un manifesto ideologico, culturale e politico, capace di trasmettere, alla città, un’idea di società e di dare un orizzonte alla politica, entrambi utili per ricostruire quella connessione coi cittadini che avevano saputo creare solo i vecchi partiti. Perché, diciamolo chiaramente, quei partiti, pur con mille limiti e difetti, dovuti anche al contesto storico-politico, avevano, con i cittadini, con la “gente” comune, un legame particolare, che non era solo politico, ma era soprattutto affettivo, etico e culturale. Una specie di senso di appartenenza, che dava certezza e sicurezza, che dava anche un’identità, che faceva sentire gli uomini parte di una comunità. E, credetemi, non è affatto impossibile creare quest’alleanza che potremmo chiamare “della tradizione politica”, perché qui non tutti sono tramortiti e anestetizzati dall’imbecillità nuovista e per farvene un’idea provate a pensare alla differenza tra il legame che hanno o hanno avuto coi loro concittadini gli anonimi e spaesati personaggi “nuovi” di oggi, di cui qualche candidato ingombrante potrebbe essere il prototipo, e quelli riconoscibilissimi di ieri, i Geraci, i Caputo, i De Rosis, i Filareto anche la stessa Straface, Battista Genova, solo per citarne alcuni tra quelli eletti dal popolo. E’ di questo che si ha bisogno, è di questo che si dovrebbe parlare in città e non di “generali” stupidaggini o di vanagloriosi professionisti del nulla. Certo, è un compito difficile, improbo, ma è un compito cui qualcuno deve comunque dedicarsi, perché qui, dopo aver visto all’opera certi imbonitori d’avanspettacolo, c’è la necessità, anzi l’urgenza, di proporre un’idea di società e di città sulla quale cementare un’appartenenza e un legame, sui cui costruire quella comunità e quella identità della città unica che oggi non esistono. Nella sua prosa canterina e molto ossessionale, ma non priva di efficacia, un mio caro amico, politico della prima repubblica, diceva che qui se non si dà spazio a gente di esperienza e cultura politica che può dare un orizzonte alla città, basato sulla qualità della vita, sull’economia, sull’innovazione, sulla cultura, sull’ambiente, sui diritti, sulla legalità, c’è il rischio concreto che quando si voterà, nella prossima primavera, solo la metà degli elettori potrebbe recarsi al seggio per esprimere una preferenza. Una percentuale irrisoria che non deve stupirci, poiché è la logica conseguenza della sfiducia popolare nei confronti della politica e degli scadenti personaggi che esprime oggi in questo territorio. I quali disgustano la maggioranza degli elettori, non per questioni estetiche ma pratiche. Essi, dopo anni e anni di fedeltà nella democrazia rappresentativa, hanno capito che non rappresenta un bel niente e, pertanto, la schifano, la rifiutano, ci ridono sopra (magari commentando certe candidature) evitando con cura il diritto di esercitare la facoltà di ricorrere al voto per scegliere gli amministratori. Sanno perfettamente che se questi personaggetti di oggi siederanno sulla poltrona di sindaco non cambierà un accidente, anzi, si peggiorerà poiché non capiscono un cazzo, essendo totalmente incapaci di accertare quali siano i problemi della gente e impreparati a risolverne anche soltanto una parte. Ecco perché alle prossime elezioni comunali si registrerà, probabilmente, un ulteriore calo di votanti: accettiamo scommesse in proposito. L’avversione che si è verificata per i partiti tradizionali si è prima consolidata e ora seguita a crescere anche per le associazioni e i movimenti sorti dalle loro ceneri, poiché essi sono distanti chilometri dalla massa, non la comprendono o, meglio, se ne fregano della base e pensano solo a raggiungere il potere e rimanerci attaccati. Sono bande isteriche di imbecilli che non concludono un bel niente e puntano solo alla sopravvivenza in posizione dominante, senza neppure avere l’abilità di raggiungere il proprio scopo. In primavera, stante questa situazione, si annuncia un disastro e chi lo nega è cieco.