di Anton Giulio Madeo

Qualche tempo fa, quando si mise in moto la macchina elettorale del comune unico, alcuni candidati si lasciarono andare a un ragionamento per spiegare le strane (e inspiegabili) alleanze, alcune anche ben nascoste, che mettevano insieme il diavolo e l’acqua santa: “Certo, - dissero - molti tra di noi sono diversissimi, ma tra l’avere contro certi personaggi forse scomodi ma ancora influenti nell’elettorato, per via del loro peso politico o delle loro relazioni, o farseli amici, qualsiasi candidato sceglierebbe quest’ultima opzione, perché, alla fine quel che conta è vincere, costi quel che costi, poi qualcuno li saprà tenere a bada”. Ecco, quel “tenere a bada”, qualche tempo dopo, a liste fatte, inquieta, poiché dovrebbe essere una specie di campanello d’allarme per gli elettori, ai quali il periodo che li separa dal voto del 26 maggio deve dare la possibilità di riflettere sulle liste, mai così mediocri e imbarazzanti, e su qualche candidato a sindaco, che, una volta vinte le elezioni e all’apice dei consensi, potrebbe accorgersi, a sue spese, ma soprattutto a spese della città, di non avere il carattere, la personalità, l’esperienza e la forza (o la voglia) per “tenere a bada”, appunto, i soggetti più inquietanti, o solo meno affidabili e meno intelligenti, che ha scelto come collaboratori e partner di maggioranza. I quali, se scontentati nei loro appetiti e nei loro interessi o solo nelle loro idee farneticanti (che ci sono eccome, basta leggere qualche programma), gli si potrebbero rivoltare contro, con tutto l’armamentario e le conseguenze, sia in termini politici che di sputtanamento di cui sono capaci (anche aizzando i media e i social di riferimento). Sono i limiti, purtroppo, di chi confonde la tattica con la strategia, perché in politica, non va mai dimenticato, non ci sono solo il pragmatismo o la propaganda, l’arrivismo e la presunzione, ma pure le identità, le storie e le menti dei propri compagni di viaggio, anche quelle più strane e pericolose, di cui tener conto. Questo significa che un sindaco in difficoltà, che perde popolarità perché non riesce a fare ciò che vuole e ciò che ha promesso, perché ostacolato da un pezzo di maggioranza influenzata da personaggi con obiettivi (non sempre seri e legittimi) da raggiungere a ogni costo o solo bizzosi o, peggio, cretini, per risorgere, allora, non potrebbe far altro che ascoltare il richiamo dei mondi oscuri abitati da questi personaggi, cedere ai loro ricatti, alle loro idiozie, alle loro richieste, perché l’unica alternativa che avrebbe, per evitarlo, e cioè quella di affidarsi a persone più specchiate e di maggiore qualità culturale e intellettiva, e che non possono aiutarlo più di tanto poiché mai attratte da progetti e personaggi mediocri, sarebbe illusoria. Sarebbe una strada impercorribile. Per cui, e potrebbe apparire un paradosso, il successo di certi candidati pigliatutto, potrebbe mettere in luce il peccato originale delle alleanze con persone e ambienti inaffidabili e scadenti, poiché, gira che ti rigira, certi personaggi tornano quel che sono: dei mascalzoni o più semplicemente degli incapaci, il che, forse, è peggio. E per il sindaco sarebbe estremamente complicato reagire: specie se nel vocabolario dei suoi alleati le parole “legalità, partecipazione, competenza, buon senso, lealtà, imparzialità e interesse generale” non esistono. Anzi, sono bandite. E allora, in queste condizioni, al sindaco in difficoltà non resterebbe che prendere tempo, mediare. Una linea attendista, che servirebbe soprattutto a coprire un vuoto di strategia e a rinviare o a peggiorare i problemi del territorio. Ecco perché i primi mesi di governo rischiano di essere estremamente insidiosi per il nuovo sindaco, altro che luna di miele: il successo lo farebbe diventare il bersaglio grosso di molta gente ingorda, inaffidabile se non insidiosa. E’ un meccanismo fatale che hanno provato in passato anche altri sindaci. E per capirlo basterebbe chiedersi cosa succederebbe quando al comune, ad esempio, si dovranno approvare nuovi strumenti urbanistici o il piano delle opere pubbliche, arriveranno sul tavolo del sindaco i testi di tutte le componenti della maggioranza, compresi quelli di speculatori, megalomani e deficienti? E quando si dovrà costituire la giunta e mettere mano in maniera pesante alle finanze comunali e alle piante organiche, le stesse componenti chiederanno decisioni efficienti e legalmente rilevanti o solo personalmente e politicamente rilevanti? Ecco, sono tutte “voci” e “congetture” che risuonano nel mondo della politica locale ai tempi della città unica. I tempi cambiano, certo, ma non gli appetiti e il bersaglio. Per cui in questa atmosfera è bene che i cittadini-elettori stiano con gli occhi aperti e comincino a porsi qualche domanda. Sarebbe una mossa intelligente per salvare il culo alla loro città.