di Anton Giulio Madeo

Un esagitato m'incontra, per strada, e mi fa: "ma se si votasse per davvero nel prossimo autunno, cosa succederebbe in Calabria? Chi vincerebbe le elezioni politiche?". Vorrei saperlo anch'io, gli rispondo, anche se un sospetto ce l'avrei: in Calabria, come nel resto del Sud, finiranno per vincere i soliti noti, e cioè quelli che promettono di portare soldi. I quali, una volta eletti, utilizzeranno quei soldi per rafforzare mafie, corruzione e soprattutto clientele. Per cui i piani, i programmi, i patti, i contratti, le elemosine di cittadinanza e il profluvio di stupidaggini che ci propinano da anni, serviranno ancora una volta a fare emergere la solita classe politica di cialtroni: quella che da trent’anni non esprime un politico che calchi il palcoscenico nazionale con autorevolezza e intelligenza. Quindi, avremo il solito Sud? Forse no, perché pur conoscendo l’immutabilità del primitivo tessuto sociale meridionale, questa volta la campagna elettorale potrebbe essere diversa, riservarci qualche sorpresa, purché qualcuno apra, con chi ci sta, un cantiere, prima culturale e, solo poi, politico, basato sulle idee liberali, libertarie e soprattutto federaliste del piccolo vascello de Lo Strappo Quotidiano, che serviranno a coinvolgere mille realtà presenti sul territorio in un grande dibattito meridionalista. Infatti, qui al Sud, esistono tante energie sane, intelligenti, libere, troppo a lungo ignorate e mortificate che vanno solo stimolate. Serviranno tempo e fatica: una nuova semina su un terreno contaminato, ma alla fine forse riusciremo a sconfiggere quella linea statalista, purtroppo assai lontana dagli interessi dei tre nuclei vitali proprietà-risparmio- piccola impresa, che impedisce alle regioni meridionali di crescere. E’ una sfida affascinante, che questa volta dobbiamo cogliere, magari partendo da quel progetto di federalismo concorrenziale, da noi proposto come unico rimedio ai ritardi del Sud, che i meridionali continuano purtroppo a respingere poiché pensano che le regioni che sono più avanti debbano aspettare quelle che sono rimaste indietro. Un’idea idiota, poiché la solidarietà di chi sta meglio verso chi sta peggio, o è più indietro, non si può garantire penalizzando proprio chi è più forte o più avanti, come direbbero i detrattori di questo progetto. I quali hanno un concetto di solidarietà molto rozzo. Infatti, pensano che la giustizia sociale non consista nel far stare meglio chi sta peggio, proprio attraverso la concorrenza istituzionale, ma nel far star peggio chi sta meglio. Un’assurdità, che rispecchia una visione del problema tutta verticistica e fortemente statalista, che mira a ribadire il senso di colpa che il ricco ha, o dovrebbe avere, nei confronti del povero e l’interesse elettorale di coloro che fanno i politici di professione o che questo mestiere lo hanno imparato in fretta, come i dementi che hanno vinto le ultime elezioni politiche. Noi pensiamo, invece, che il Sud di tutto abbia bisogno in questo momento tranne di quell’assistenzialismo di Stato che lo ha nutrito in questi ultimi quarant’anni e che lo ha reso pezzente e schiavo. Chi pensa che le regioni più ricche ed evolute debbano aspettare quelle più povere e arretrate di questo modo di pensare non è altro che il servo sciocco. Non è un amico del Sud e soprattutto dà un cattivo esempio alle popolazioni meridionali, almeno a quelle più restie a cambiare vita, emanciparsi, che vedono proprio nel protrarsi dell’assistenzialismo, magari sotto forma di reddito di cittadinanza, l’unica possibilità di sopravvivere a spese dei soliti fessi. E ciò perché chi ragiona in questi termini vorrebbe mantenere i meridionali in uno stato di sudditanza e di dipendenza economica rispetto alla classe politico-burocratica e, con questa, ai poteri mafiosi di ogni ordine e grado. Nell’Italia repubblicana molti sono stati i galantuomini che hanno pensato allo sviluppo a all’emancipazione del Sud. Purtroppo, però, hanno utilizzato strumenti sbagliati, che non hanno messo le popolazioni meridionali nella condizione di poter fare da sole, magari selezionando una nuova classe dirigente illuninata e non cialtrona e ignorante, capace di liberare, attraverso la competizione, tutte quelle energie positive e quel capitale umano che da troppo tempo non sono sprigionati, stimolati e valorizzati adeguatamente per colpa dello statalismo pezzente e centralista di cui il Sud è vittima. Noi pensiamo che solo una forte dose di liberalismo, che si dovrebbe iniettare alla società meridionale con quel federalismo concorrenziale o competitivo su cui abbiamo scritto nei giorni scorsi, possa salvare il Sud da un declino ormai inarrestabile. Certo, all’inizio saranno lacrime e sangue, ma col tempo ce la farà, alla faccia di chi pensa che il Sud sia incompatibile con l'idea di libertà.