Redazione

Non avevamo dubbi che Flavio Stasi volesse fare sul serio in tema di tutela dell’ambiente, ma non pensavamo che facesse qualcosa in così breve tempo. Infatti, ci ha sorpreso che, nell’ambito delle iniziative per il controllo del territorio, concordate con il comandante della polizia locale, Arturo Levato, abbia deciso di estendere alla raccolta e al deposito dei rifiuti il sistema di videosorveglianza del comune. E’ una notizia che ci consola, poiché arriva in un periodo in cui sono aumentate le discussioni e le polemiche per l’abitudine, di molti nostri concittadini (e non solo), di usare le strade, le aree pubbliche o addirittura i torrenti come vere e proprie discariche. Certo, le fototrappole, come sono state infelicemente definite, non sono né possono essere la soluzione finale al problema inquinamento, vista la sua complessità, ma è di sicuro un ottimo argomento con cui arricchire un dibattito già ricco di proposte interessanti, come quelle di chi sostiene che non ci potrà mai essere tutela dell’ambiente senza la collaborazione dei cittadini e forti campagne di educazione e informazione ambientale. E l’iniziativa di Stasi e Levato ci porta diritti a quanti attribuiscono un ruolo importante, per l’ambiente, proprio alla polizia locale, che essendo polizia di prossimità ha un rapporto diretto e confidenziale col cittadino, cosa che nei comuni in cui è istituito il poliziotto di quartiere diventa ancora più stringente, poiché si tramuta, col tempo, in fiducia. E sappiamo che quando si crea un clima del genere, di fiducia e collaborazione, appunto, al poliziotto locale può essere affidato anche il compito di consigliare ai residenti di un quartiere i comportamenti da tenere per tutelare la qualità della vita e conservare la città pulita. Per cui il poliziotto spiegherà, ad esempio, a che ora e perché è consentito gettare i rifiuti nei cassonetti e come si fa la raccolta differenziata. E quando questo lavoro di informatore (educatore, brutta parola) sarà finito o non sarà stato sufficiente, eccolo pronto a trasformarsi in repressore, che appioppa pesanti multe agli inquinatori e che denuncia alla magistratura chi commette reati contro l’ambiente. E’ ovvio che il poliziotto di quartiere nello svolgimento di questo compito dovrà essere supportato sia da un corpo di polizia locale efficiente, che magari avrò al suo interno anche una sezione per i reati ambientali e un nucleo operativo di polizia giudiziaria, sia dai cittadini, che con le loro associazioni (a cominciare da quelle dei carabinieri e dei poliziotti in pensione) potranno creare delle ronde antidegrado finalizzate a informare, promuovere buoni comportamenti e raccogliere segnalazioni. E non è tutto, poiché la responsabilizzazione civile del cittadino potrebbe passare anche attraverso l’attivazione di un centralino (antisporcizia) per segnalare discariche abusive, giardinetti abbandonati, fogne a cielo aperto e casi di ordinaria sporcizia. E lo si potrebbe fare mutuando dall’esperienza americana il sistema delle taglie contro chi sporca; un sistema che in alcune città ha permesso un sensibile miglioramento della qualità ambientale del territorio urbano. Com’è avvenuto a Chicago, città tra le più sporche d’America, dove nel 1996 fu attivata una linea dedicata per segnalare i responsabili dell’abbandono dei rifiuti e dove i 100 dollari di “premio” per il cittadino che telefonava hanno consentito una riduzione del 60 per cento dell’abbandono dei rifiuti. E non è finita, perché dagli Stati Uniti arriva anche la proposta della gestione diretta della pulizia dei marciapiedi da parte dei condomini frontisti, con consistenti bonus sulla tassa per la raccolta dei rifiuti. Un’idea che si potrebbe spingere, attraverso l’idea della città condominiale, fino all’esenzione totale della tassa per la raccolta dei rifiuti per quei condomini che provvedessero, oltre che alla pulizia dei marciapiedi e a quella delle strade, alla raccolta autonoma dei rifiuti mediante agenzie specializzate. Ecco, questi sono solo alcuni suggerimenti che noi inviamo al sindaco per il rilancio della politica ambientale nel territorio della città unica. Sarebbe opportuno che se ne discutesse.