Redazione

Forse non ci crederete, ma in epoca “gretina” prendere due gretini-cretini con un articolo è molto più facile che prendere due piccioni con una fava. Basta solo avere pazienza e aspettare che i cretini vengano allo scoperto, magari, com’è avvenuto nei giorni scorsi, a difesa di Greta Thunberg, l’eroina del momento, per la quale i cretini nostrani, sui social, si sono scatenati avendo noi come obiettivo. Infatti, non hanno perso occasione per riempirci di contumelie e farci passare per nazisti o ignoranti, per il solo fatto di aver dato torto alla svedesina saccente e invitato i suoi seguaci a studiare di più, sulla base di studi e studiosi seri e autorevoli, tra cui qualche Nobèl, che a ragion veduta qualche titolo in più per contraddire la nuova Madre Teresa di Calcutta, di cui ovviamente non si può parlar male a prescindere, ce l’ha. È la classica reductio ad Hitlerum (come ebbe a dire Leo Strauss) tipica di chi non vuole o non sa entrare in argomento e soprattutto di chi, in tema di tutela dell’ambiente, è del tutto incoerente. Lo dice anche un recente sondaggio, secondo il quale gli italiani sono ambientalisti soltanto a parole. Tutti in piazza per l'emergenza climatica, tutti arrabbiati, senza che nessuno abbia intenzione di fare qualcosa di utile. Infatti, secondo il 63% del campione la questione ambientale è sì un'emergenza. Ma è quando si chiede allo stesso campione se è disposto a fare sacrifici il77% "confessa" di usare plastica monouso; il 64% afferma di non voler ridurre saponi e detersivi; il 59% non ha intenzione di ridurre l'uso dell'automobile; il 58% non intende sacrificare l'aria condizionata; infine solo il 53% afferma di fare sempre la raccolta differenziata. Ecco perché, tra gli italiani ambientalisti solo a parole, un posto di diritto spetta agli ambientalisti nostrani, i cretini, per capirci, che, senza conoscerci e senza conoscere ciò che scriviamo e proponiamo da anni, sull’ambiente (e sull’autonomia del territorio, tanto per ricordarlo a qualche figlia smemorata), amano riempirci di insulti (gratuiti) o, ritenendoci degli ignoranti che non leggono, mandarci a studiare i testi di improbabili esperti di clima (come sociologi, antropologi, scrittori e economisti), i quali, al di là di ciò che pensiamo della Thunberg, quando noi qualcosa di utile per l’ambiente la proponiamo sul serio, come i piani contro il rumore, le taglie su chi inquina, la città condominiale o l’istituzione di un nucleo operativo ambientale all’interno della polizia locale, tanto per fare alcuni esempi, ci ignorano allegramente, e forse neanche ci leggono, così dimostrando che le loro pubbliche osservazioni hanno solo finalità politiche, magari di tipo populista, poiché più che al dibattito sull’ambiente sono interessati a divedere il mondo in buoni (quelli come loro che hanno una visione politica che persegue la tolleranza, la pace, il benessere e un sistema economico che non distrugga la natura) e cattivi (quelli come noi, che invece saremmo insensibili alle sorti del pianeta perché rincorriamo solo il profitto economico e lo sfruttamento delle risorse) e, soprattutto, a far sparire i cattivi dalla scena. Una specie di missione salvifica, la loro, che dovrebbe servire a far prevalere il bene assoluto (la salvezza dell’umanità) sul male assoluto (la distruzione del mondo) con ogni mezzo, compresi l’invettiva e la messa al bando dei dissidenti. Capirete che in presenza di tali atteggiamenti il peso dei cretini non può essere più sottovalutato: comincia ad avere una certa importanza e a essere un pericolo, perché, essendo i cretini numerosissimi e intrisi di un allarmismo che sconfina nel millenarismo di marca apocalittica, sono spinti a inibire alla radice ogni possibilità di discussione o di confronto, anche con l’aiuto del sistema mediatico, social compresi, che per aver sdoganato milioni di cretini, appunto, ha ormai abbracciato in modo acritico questa visione catastrofica e drammatizzante della questione ambientale che viene alimentata anche dai rimasugli comunisti (tra i quali ci sono i nostri odiatori). I quali pensano di porre rimedio ai loro fallimenti storici sfruttando le battaglie degli ambientalisti gretini (o cretini, fate voi), a cominciare dal riscaldamento globale, che per loro è una vera pacchia, poiché controllare la CO2 significa controllare gli usi dell’energia e quindi tutti noi, la nostra economia, i nostri stili di vita. I cretini, infatti, vorrebbero convincerci che più alto è il nostro benessere, maggiore è il danno che facciamo all’ambiente, in generale, e al clima, in particolare. Naturalmente, i costi da sopportare per fare come essi dicono di fare saranno sempre a carico di “altri”, i cattivi: le multinazionali e i ricchi, europei e americani. Il nemico dei cretini, allora, è la ricchezza, il benessere, il divario tra chi è ricco e chi è povero: il ricco deve sentirsi in colpa, e deve diventare povero. Il sospetto che un nemico più appropriato dovrebbe essere la povertà non li sfiora nemmeno. Ma sono cretini e comunisti e quindi bisogna compatirli.