di Edilberto de Angelis

Ha ragione da vendere chi dice che dopo la pericolosa legge bloccaprescrizione e la stupida legge Spazzacorrotti (fatta a pezzi dalla Consulta), volute con pervicacia dal peggiore ministro della giustizia della storia repubblicana, tale Bonafede, un tempo conosciuto come Fofò DJ, e dopo che il peggiore ministro degli esteri della storia repubblicana, tale Di Maio, un tempo bibitaro dello stadio San Paolo di Napoli, ha chiamato il coronavirus “coronavairus”, ci vorrebbe una legge Spazzacretini. Perché chi crede nella democrazia (e noi non siamo tra questi), nel senso che pensa sia l’unico strumento per scegliere, e spesso cambiare, senza spargimento di sangue, la propria classe politica, aspirando anche a farne parte, dovrebbe sapere che questo strumento di “civiltà” per poter ben funzionare dovrebbe essere sottoposto non tanto al controllo del popolo quanto al controllo di qualità, come si fa nelle catene commerciali con i cibi affinché non siano avariati. Ma questa, purtroppo, è solo un’idea, perché nella realtà non è così, e ve lo spiego con un paradosso. Da noi per guidare un’auto o esercitare una professione, occorre superare un esame di abilitazione che è diventato abbastanza selettivo. In politica, invece, che è l’attività più importante della vita associativa, specie in paesi come il nostro in cui la presenza dello Stato è a dir poco ossessiva e dispotica, si entra senza alcun esame. Infatti, chiunque soddisfi il requisito della nascita e, ovviamente, della cittadinanza (anche europea per le sole elezioni comunali), anche un cretino che non sa ciò che fa e dice, acquisisce automaticamente, al compimento dell’età giusta, l’elettorato passivo, e cioè può essere eletto a qualunque livello e determinare così le sorti di una grande città o di un paese importante come l’Italia, magari senza dimostrare ad alcuno che è capace di farlo e magari farlo bene. Il risultato, purtroppo, di questa automaticità di un diritto così delicato, è spesso avvilente, devastante, sgradevole. Per cui si assiste a tornate elettorali indecorose, in cui torme di cittadini, giovani e meno giovani, eleggono una rappresentanza istituzionale da vomito, com’è avvenuto alle ultime elezioni politiche con i Cinquestelle, un movimento che oltre a farci toccare il punto più basso della nostra storia, ha ricette politiche assurde se non demenziali, come lo Spazzacorrotti appunto. E allora se è così, cosa non va? Cosa c’è di sbagliato? La democrazia ha forse fallito come strumento per selezionare la classe politica di un paese? Non lo sappiamo. Di certo c’è che è sbagliato il metodo per attribuire l’elettorato passivo, in questa democrazia. Che è poi quella follia egualitaria per cui tutti, al di là delle motivazioni, della condizione mentale, culturale e sociale, possono partecipare indistintamente alla grande abbuffata democratica, senza badare a contenuti, meriti, capacità, intelligenze, stimoli, valori. E allora? Cosa si dovrebbe fare, abolire la democrazia? Sotto certi aspetti non sarebbe poi una cattiva idea, visti i fallimentari esiti di tante elezioni, comprese le ultime. Ma se non vogliamo esagerare e limitarci a qualcosa che vada oltre la provocazione, potremmo pensare di sottoporre l’esercizio dell’elettorato passivo, a un esame, superato il quale si otterrebbe il diritto a farsi votare, magari dopo il rilascio di una specie di patente, da sottoporre, ovviamente, a periodica revisione. Oppure, abolire le elezioni per sostituirle con il sorteggio. Un sistema che avrebbe il vantaggio sia di eliminare le noiosissime campagne elettorali che conosciamo sia di risparmiarci l’umiliazione (e la vergogna) di vedere un popolo che, con il voto, spinge verso la guida del paese i Bonafede e i Di Maio. Perché se è vero che in una libera democrazia ogni cittadino può aspirare a ricoprire incarichi pubblici, è altrettanto vero che ti incazzi come un belva se il popolo vota ed elegge degli incompetenti, mentre accetteresti con tranquillità se la scelta degli incompetenti dipendesse dalla sorte. Infine, non bisogna dimenticare che se nelle istituzioni dovesse sedere gente sorteggiata, quest’ultima non avrebbe nessun vantaggio a rendersi popolare, ad acquisire il consenso per la propria elezione (o rielezione) attraverso la spesa facile, perché le elezioni saranno state abolite, quindi sarà più propensa a curare gli interessi del paese piuttosto che i propri. Se c’è qualcuno disposto a discutere seriamente su questa proposta batta un colpo.