Redazione

L’incredibile situazione in cui ci si trova dinanzi alla diffusione del “coronavirus” ci obbliga a fare nuove considerazioni sullo Spoke Corigliano-Rossano. Capiamo che di fronte a qualcosa d’imprevedibile come una pandemia si possa essere costretti a compiere scelte assai difficili e che ogni decisione comporti costi e benefici. Così come capiamo che in certe circostanze si possa scegliere di correre qualche rischio, perché si ritiene che i vantaggi siano superiori ai costi. Ma le misure prese, in questi giorni, in chiave anti Covid, dalla direzione sanitaria dello Spoke Corigliano-Rossano, di cui vi diamo conto sulle nostre pagine, vanno nella direzione opposta, poiché sono state assunte sopravvalutando i benefici e minimizzando, di molto, i costi. L’ultima, di queste misure, è una circolare emessa, nelle ultime ore, per integrare (e non per correggere, come logica e umiltà avrebbero voluto) quella con cui, qualche giorno fa, la direzione sanitaria “diffidava” medici e infermieri a utilizzare mascherine non fornite dalle farmacie degli ospedali. Ebbene, nella nuova circolare la direzione sanitaria, forse dopo essersi resa conto che le farmacie ospedaliere erano del tutto prive di mascherine, ha stabilito che il personale possa utilizzare dispositivi di sicurezza acquistati altrove, ma a condizione che abbiano il marchio di omologazione europea. Un’idiozia cosmica, che di fatto costringerà il personale sanitario, se proprio vuole lavorare in sicurezza, a reperire le mascherine nel mercato nero, magari a prezzi stratosferici, poiché in quello legale, che è stato precettato per protezione civile e personale sanitario, cui comunque le mascherine non arrivano, sono introvabili. Come dire, quando il rimedio è peggiore del male. E allora, ci chiediamo, se l’ASP non riesce a garantire la sicurezza del proprio personale sanitario, non farebbe meglio, onde evitare rischi, a chiudere gli ospedali? E’ una domanda che giriamo volentieri ai nostri sapienti dirigenti. I quali, tra l’altro, per restare in tema d’idiozie, hanno disposto, da un paio di giorni, la chiusura sia del reparto di neurologia che del pronto soccorso, dopo le ore 20, del Guido Compagna. Ufficialmente per destinarne il personale ad altri reparti, ma sotto sotto perché pensavano di utilizzarlo presso il centro Covid che i nostri fantasiosi dirigenti stavano allestendo in tutta fretta all’ospedale di Rossano. Per fortuna questa insana idea è stata bloccata sul nascere dal presidente della regione, Jole Santelli, che con una recente ordinanza ha stabilito che solo gli Hub, che poi sono gli ospedali di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria, possono ospitare i reparti Covid, mentre gli ospedali Spoke, come i nostri, devono attrezzarsi per essere operativi, come secondo livello anti Covid, qualora gli Hub risultassero saturi e quindi insufficienti. Quindi, la nostra direzione sanitaria avrebbe dovuto pensare a organizzare, e non attuare, come stava incautamente per fare, una fase anti Covid, nel caso ce ne fosse bisogno. Ecco perché, in tale ipotesi, avrebbe semmai dovuto pensare al trasferimento di personale verso reparti utili in chiave anti Covid, quali pneumologia, malattie infettive, rianimazione, per farli trovare pronti in caso di necessità, e non verso reparti no Covid, quali il pronto soccorso (nelle ore diurne), la ginecologia, la radiologia, la medicina, la pediatria, che comunque non giustificano la chiusura della neurologia e del pronto soccorso nelle ore notturne. Inoltre, la Santelli, con altre ordinanze, ha diffidato i dirigenti delle ASP a emanare circolari che non si attengono alle disposizioni regionali e stabilito che tutti gli operatori sanitari siano sottoposti a tampone. Peccato, però, che nella stessa ordinanza non abbia chiarito, per gli operatori ospedalieri, chi dovrà fare questi tamponi e soprattutto quali dovranno essere le priorità, lasciando così tutto nelle mani delle direzioni sanitarie, che ancora una volta dovranno fare di testa loro. E se il buongiorno si vede dal mattino, come quello che ci ha fatto vedere la nostra direzione sanitaria, stiamo freschi. E’ ovvio che, in presenza di ciò che sta accadendo, c’è la necessità di non abbandonare ogni tutela dei singoli e di avere sempre un’esasperata attenzione al pericolo della diffusione del morbo. Ma per far questo ci vorrebbero altri dirigenti, che al momento non abbiamo. Ma di questo parleremo un’altra volta.