Redazione

Quando l’epidemia del coronavirus sarà finita probabilmente la nostra vita non sarà più la stessa di prima. Lo dicono in tanti. Ma non perché ci laveremo la mani più spesso o abbracceremo di meno i nostri cari o eviteremo di fare assembramenti. Il giorno in cui, finiti gli arresti domiciliari, riusciremo di casa, andremo a cena fuori, cammineremo per le strade e torneremo a fare mille altre cose che avevamo sempre dato per scontate, saremo diversi perché probabilmente saremo più controllati. Infatti, qui come altrove, ci sarà il forte rischio che passata l’emergenza possa restare in piedi la rete dei controlli, fittissima, pensata e attuata in questi giorni drammatici oltre che per l’accesso ai negozi per tutto il territorio. Ecco perché la domanda che molti si pongono è: quando riapriranno tutte le attività finora rimaste chiuse, compresi bar, ristoranti, negozi, uffici, scuole, quando potremo muoverci liberamente, resteranno al loro posto i controlli? E’ possibile che restino al loro posto per evitare di commettere quegli errori che potrebbero farci ripiombare nell’incubo? Fuori dagli edifici, a cominciare da quelli pubblici per finire ai supermercati, ci saranno ancora sorveglianti che regoleranno l’ingresso e, in alcune città, misureranno la temperatura corporea? E si arriverà anche a mantenere i cittadini agganciati a quelle applicazioni, cui governo e regioni stanno pensando, che ne monitoreranno salute e spostamenti o a una specie di rating, quale potrebbe essere un curriculum vitae anti Covid, a seconda del quale sarà possibile prendere un treno, un autobus oppure arrangiarsi in altro modo? E per le strade, resteranno i poliziotti a sorvegliarci e a guardarci come pericolosi criminali sol perché facciamo la spesa, la passeggiata salutare, portiamo il cane a pisciare oppure ci spostiamo con la macchina anche di quattro chilometri magari per andare a vedere il mare o la montagna? E la burocrazia che, con questa crisi, è diventata ancora più potente e arrogante, continuerà a mostrare i muscoli a cittadini sempre più indifesi e indeboliti? Io spero proprio di no, anche perché le persone, giunte a questo punto di disperazione, hanno solo voglia di tornare al lavoro, di distrarsi, riprendersi la loro vita, le loro libertà e sfogarsi, come succede dopo una brutta avventura, magari anche spendendo un po’ di soldi, almeno quelli che la crisi gli avrà lasciato in tasca, per vendicarsi dopo settimane passate agli arresti domiciliari e con la speranza che una cosa del genere non accada mai più e che mai più possano subire una così pesante e lunga limitazione delle libertà personali per via di una classe politica di cialtroni e incapaci. La speranza è che tutto questo, un domani, sia ricordato solo come un brutto sogno.