Redazione

Il sindaco e gli assessori, con i loro staff passano, la struttura burocratica rimane. Eppure nessuno, in questi giorni di polemiche sulla dislocazione di alcuni uffici comunali, vi ha fatto cenno: come se, una volta eletto, un sindaco la città e il suo territorio fossero in grado di soddisfare i tanti bisogni di una cittadinanza quanto mai variegata e purtroppo disgregata. La verità è che il buon governo degli enti locali dipende parecchio dalla qualità dei politici (che purtroppo non c’è), ma dipende ancor di più dalla qualità delle burocrazie preposte ai servizi pubblici (e neanche questa c'è). Eppure di queste burocrazie, e specialmente dei vertici dei settori comunali, si parla poco o si sa quasi niente, se non quando combinano stronzate. Al massimo, in occasione delle elezioni, i candidati a sindaco (e neanche tutti) fanno qualche cenno alla revisione della macchina amministrativa. C’è qualcosa di più generico e approssimativo? Ecco perché ai sindaci, una volta eletti, sarebbe lecito chiedere: come funziona attualmente la macchina amministrativa? Qual è e come è stata la valutazione dei responsabili dei vari settori? Hanno avuto una valutazione obiettiva e hanno riportato buoni punteggi, tali da essere rimossi, lasciati al loro posto o da conseguire giuste gratificazioni economiche? C’è corrispondenza e proporzione tra valutazione, gratificazione ed efficienza (e produttività) di questo o quel servizio? E ancora: come procede la redistribuzione del personale, specie di vertice, tra i vari settori e perché alcuni settori sono stravolti se non soppressi e altri no? Se a distanza di un anno dall’elezione di un sindaco non si fa un bilancio del genere, che gioverebbe sia al sindaco sia ai dipendenti comunali (sia alla città), quando lo si potrà fare? Insomma, l’idea che tutto, nel bene e nel male della gestione, dipenda dalla sola figura del sindaco (magari perché politicamente e mediaticamente più esposta) è un’idea fuorviante e, tutto sommato, sbagliata: perché un sindaco con la bacchetta magica non esiste. Quando si parla poco dell’apparato e della capacità dei politici di governarlo e indirizzarlo efficacemente è un brutto segno. Sorge il sospetto che i politici preferiscano sorvolare sul problema almeno per due ragioni. La prima: il timore di alienarsi la simpatia e la collaborazione di funzionari e dirigenti, che è un rischio incombente e reale soprattutto dei politici impreparati. La seconda: una seria valutazione dei responsabili dei settori (e di tutto il personale) comporta pure, inevitabilmente, una valutazione della qualità dell’indirizzo politico-gestionale. Ma è bene non dimenticare che l’apparato è la spina dorsale dell’amministrazione e assicura la continuità organizzativa delle funzioni e dei servizi pubblici a beneficio dei cittadini e a garanzia dei loro diritti. Perché, appunto, il sindaco passa, il burocrate resta. Perciò, se ai vertici di settori e servizi un sindaco nomina coglioni e incompetenti rischia di provocare, alla città, danni irreversibili. O no, caro Stasi?