Redazione

È tutta questione di … povertà mentale. Bene, o male … vedremo. Certo, non tutti avranno l’occasione di vedere, se le cose continuano ad andare in questo modo. Cerchiamo di fare il punto della situazione circa quello che sta accadendo ultimamente in questa città. Intanto, il sindaco Stasi ci pare in difficoltà e apertamente in contrasto, anche forte, coi cittadini, soprattutto con quelli del versante coriglianese, che non si fidano più di lui per i disservizi (mai così tanti) che si contano sul territorio comunale. Quindi, luna di miele finita già da un pezzo e possibilità che questo matrimonio, insieme con l’idea di fusione, si avvii verso una crisi ormai irreversibile, anche per via dell’incapacità dello stesso sindaco e del suo staff di saper comunicare con la gente, cercando di rendersi almeno popolari e simpatici e in parte giustificabili, magari spiegando, a domicilio, che il disastro che si annuncia da ogni parte non è del tutto colpa loro e che si stanno attrezzando per rimediare ai guai del territorio. Ciò rende un cattivo servizio oltre che agli stessi amministratori (che non si riconoscono), alle istituzioni che così si allontanano sempre di più dalla gente e dai suoi problemi. Ma, consoliamoci, perché c’è di peggio: la classe dirigente cittadina e i politici di opposizione, che sono ancora più antipatici e screditati di chi governa. Se ne stanno in silenzio oppure dicono tutto e il contrario di tutto, rispetto al comportamento che dovrebbe avere chi ha le mani sulla città, ma non solo. Esprimono continuamente contumelie, idee sballate, banali o addirittura contrarie, le une alle altre, per non farci assolutamente capire in che modo sarebbe necessario muoversi e che farebbero loro se governassero la città. E fino a quando questo non avverrà, è evidente che lo sfascio e l’improvvisazione continueranno a dilagare. È abbastanza facile comprendere che per fermare un cattivo governo la denuncia non basta: è necessario, per chi si oppone, avere un progetto politico alternativo, credibile e facilmente comprensibile che vada oltre il solito teatrino della politica. E ciò significa che se dici che gli errori di questa amministrazione sono costanti e continui, come nel caso della polizia locale, finita, giustamente, nel mirino delle opposizioni per via della vicenda del comandante Levato, devi anche dire come intendi gestirlo il settore della sicurezza, altrimenti è fuffa. Lungi da me, dunque, negare l’importanza e l’evidenza di chi si oppone al malfare, anche fuori dal consiglio comunale, ci mancherebbe, ma ho l’impressione che stiamo assistendo a una drammatica e politica strumentalizzazione di una situazione che va sempre più peggiorando e che va ripresa per il verso giusto. Infatti, bisogna fare proposte serie per rimediare a un apparato comunale che seppur zeppo di dirigenti è già praticamente allo sbando, a un settore dei rifiuti che continua a dare pessimi risultati (la città è ancora una volta sommersa dalla spazzatura), a case, soprattutto dello Scalo di Corigliano e di Schiavonea, dove l’acqua scarseggia e quando c’è non è potabile, a un mare sporco e a una viabilità pessima, anche per via delle solite buche. Insomma, questa è la situazione, così come la vediamo noi (e sfortunatamente i turisti) ed è solo da un punto di vista amministrativo, perché di politica non c’è niente. E ci sembra di vederla in modo relativamente realistico, al di là dei nostri personali giudizi sulla politica di questi signori al governicchio della terza città della Calabria. Ora, cosa possiamo fare, in attesa che qualche pensiero particolarmente innovativo animi le motivazioni politico-culturali dei nostri concittadini? Non siamo in grado di rispondere per gli altri, ma solo per noi. Intanto, rubando uno slogan dei tempi del lockdown, possiamo dire che non “andrà tutto bene “ma “tutto andrà male”. E, sulla base di questa caotica direzione, non possiamo fare altro che affidarci al volere divino, pregando con una certa insistenza, e riconoscendo una deficienza etico-morale che sta investendo sempre più non solo la classe dirigente ma l’intera popolazione. E non dimentichiamo, certo, di sorridere. Ce n’è bisogno.