di Edilberto de Angelis

Non è vero che i nuovi politici “sono tutti uguali” anche perché alcuni non sono per niente nuovi: volete mettere, ad esempio, gli attuali dirigenti di Forza Italia, soprattutto a livello locale, con quelli che, nel lontano gennaio 1994, fondarono, anche a livello locale, un partito liberale e liberista che avrebbe dovuto cambiare l'Italia e il Meridione? Quelli, per capirci, che avrebbero dovuto riformare l'economia, la sanità, la scuola, la previdenza mettendo al centro di tutto l’individuo con le sue libertà (di scelta) e le sue responsabilità? Ma neanche per sogno: quelli di oggi saranno anche bravi ragazzi, ci mancherebbe, ma credetemi sono assurdi e raccapriccianti. Rappresentano il sottovuoto spinto della politica odierna, e sono un caso interessante (quasi da laboratorio del dottor Frankenstein) perché oltre a non avere un cazzo d’idea nuova e riformatrice incarnano vari innesti di personaggi ed esperienze vecchie e diverse, che tutto dicono tranne che qualcosa di liberale. Sono persone preoccupanti, spesso dei vanagloriosi furbastri rotti a tutte le esperienze, di cui ci occupiamo perché ci dicono quanto sia forte oggi, dopo il coronavirus, l’esigenza che nasca, soprattutto al Sud, un partito liberale, senza se e senza ma. Perché i liberali sono da sempre quelli della responsabilità (personale) e del rischio. Due locuzioni che sono sparite dal lessico dei nostri politici, tanto più da quello dei politici meridionali, che pensano d’incarnare le idee liberali (ma non liberiste, come ripetono alcuni coglioni) sostenendo concetti e strategie stataliste, che più stataliste non si può, stile vecchia DC o vecchio PSI se non stile Cetto La Qualunque (senza, però avere la cultura dei vecchi politici e la simpatia del personaggio di Antonio Albanese), che porteranno questo paese e il Meridione verso il baratro della miseria e della schiavitù. Infatti, tali politici pensano, da sempre, che si debba fare tutto il possibile per vivere comodi in una società a rischio zero, ovviamente a spese dello stato. Già, il rischio zero. Una specie di dannazione, soprattutto ai tempi dell’epidemia. Un’idea pazzesca, stupida, che nella vita non esiste, perché la vita è una continua assunzione di rischi e responsabilità, proprio come serve al Meridione. Ed è forse la conseguenza più pericolosa e devastante della vicenda coronavirus, di cui questi irresponsabili non si rendono conto, perché ha accresciuto, in una popolazione già di per sé poco abituata a rischiare e a far da sé, soprattutto nella sua componente più giovane, per via di uno statalismo asfissiante, che regola e controlla ogni aspetto della nostra vita, un profondo senso di paura e d’insicurezza. Paura non solo della malattia, ma paura a esporsi, anche in politica, paura a pensare con la propria testa, paura a investire e a rischiare in un’impresa, paura a ribellarsi al malaffare e al malfare, paura a difendersi, paura a dire di no. Ecco perché vivere in una società, come quella meridionale, che insegna che c’è sempre qualcuno che pensa per te e fa per te e che occorra non assumersi troppi rischi e responsabilità è castrante. I giovani meridionali, che dovrebbero essere per natura l'essenza stessa del rischio e dell'audacia, non possono vivere con la preoccupazione costante che qualcosa possa andare storto e quindi meglio non rischiare e affidarsi allo stato; non possono vivere con la distorta convinzione, alimentata anche dai nuovi politici, che debbano adoperarsi per non rischiare nulla e soprattutto vivere sulle spalle degli altri. Tale convinzione, com’è agevole comprendere, si estenderà a tutte le sfere della vita di questi ragazzi. Perché rischiare di farsi una famiglia se poi non si sa se si riesce a mantenerla? Perché assumersi il rischio di impresa, se non si sa come andrà a finire, meglio il redito di cittadinanza, magari in attesa del posto fisso, statale, che fa correre meno rischi e rende tutti felici e contenti. E se poi c’è la necessità di difendersi, armi in pugno, dai violenti e dalla criminalità? Come si potrebbero convincere i giovani a reagire alle aggressioni dopo averli storditi di chiacchiere sulla pericolosità e letalità del coronavirus, figuriamoci dei violenti e dei criminali? In questa vicenda i politici (pseudo liberali) stanno producendo danni permanenti e irreparabili: i giovani, futura classe dirigente, avranno paura di tutto, perché abituati a evitare qualsiasi rischio. Vi lascio immaginare che tipo di società avremo in futuro con una classe dirigente del genere. In pochi mesi, è stato accelerato e portato a compimento un processo che era in atto da decenni: la totale deresponsabilizzazione degli individui. Per cui mi chiedo: cosa ne sarà della nostra società quando i giovani di oggi, abituati a non assumersi responsabilità e rischi e a fare una vita a spese degli altri diventeranno classe dirigente? Probabilmente diventerà una società a rischio zero e rimbambita da gente che avrà avuto un’adolescenza dilatata all’inverosimile. E allora ben vengano i messaggi politicamente scorretti e il coraggio di pronunciare l’indicibile: qui ci vuole un nuovo partito liberale, che sia davvero il partito del coraggio, della responsabilità, del rischio e della libertà. Senza se e senza ma. Per vivere degnamente e dignitosamente. O no, cari “liberali” a cazzo di cane di Forza Italia?