Redazione

Si stava meglio quando si stava peggio. Fino a qualche mese fa per via del Covid eravamo in balia delle onde ma almeno, chiusi in casa, c’era l’adrenalina di godersi la botta che di sera, su queste colonne, davamo al virus e alla manica di deficienti che ci governa, a tutti i livelli. Oggi, quando tutto sembrava finito e alla sera ci chiedevamo se valesse ancora la pena di scrivere qualcosa sul corona e sul governo, ecco i nuovi contagi, quasi tutti asintomatici, e la buona notizia che ci portano: vedere così tanti giovani che si ribellano alla dittatura sanitaria e fregandosene di un virus debole andare in giro senza mascherina. Una goduria, ma non perché abbiano deciso di togliersi il bavaglio simbolo di sottomissione come il velo islamico. Ma perché il loro gesto, la loro ribellione giovanile sono un segnale di vita e di ripresa a prescindere, di ribellione spontanea rispetto al terrorismo dei dati bugiardi che ogni giorno un governo d’incapaci coi suoi consulenti altrettanto incapaci scaglia contro di noi. 5000 positivi, certo, tanti, bisogna stare attenti: sacrosanto. Per il resto, però, smettetela di fare terrorismo sulla pelle di un paese civile: 5000 positivi con 130mila tamponi, attenzione, ma non siamo ad aprile. Perché se ad aprile facevi 130mila tamponi, ne trovavi 30mila di positivi, non 5000 di cui il 95% asintomatico, e di morti ne contavi 600/700 al giorno e non 28. Perché oggi la carica virale è diversa, più bassa, così come è diversa la pressione sugli ospedali visto che le terapie intensive oggi sono 387 e a marzo non ne bastavano 4000 e i ricoverati sono 3900 contro i 29 mila di quel periodo. La ribellione dei giovani, dunque, è un segnale di vita, di riscatto, di vita che si riappropria di sé stessa, rispetto al terrore, rispetto alla mistificazione, rispetto alla creazione di un clima cupo e pessimista che si vuole a tutti i costi, con strategia, e questo preoccupa, in Italia. E’ rispetto a tutto questo che i giovani hanno dato un grande segnale. Così come mi auguro lo diano anche gli adulti. Perché ai cultori della cupezza a marzo andava bene l’hastag #andràtuttobene, ma se i giovani, con la loro vitalità, che non è incoscienza ma amore per la vita e il rischio, finalmente sfidano il Covid mancano di rispetto ai malati ... Ma si può dire una sciocchezza del genere? Mancano di rispetto? I nostri giovani a differenza degli adulti non sono dei cacasotto, dei morti, di paura, vogliono vivere! Tutti vogliamo vivere! E se possibile farci i cazzi nostri, magari in un bar, in un locale o in un ristorante. Senza che la psicopolizia orwelliana ci rompa i coglioni e senza vivere in ginocchio davanti al Covid. Che è il primo comandamento della repubblica dei virologi. Che è una repubblica molto diversa da quella dei medici che stanno in corsia, che lottano in prima linea e che non hanno tempo per andare in tv.