di Raffaele Corrado

Ho avuto la fortuna (se non il privilegio) di conoscere Iole Santelli. Insieme, abbiamo percorso le prime fasi, importanti, della vita di Forza Italia, seppur io lo abbia fatto da una postazione meno importante e visibile della sua. La stimavo, e per questo seguivo la sua attività politica, a tutti i livelli. Ricordo anche quando organizzò, al Teatro Rendano, un incontro per presentare il libro che scrissero, sulle radici cristiane dell’Europa, Marcello Pera e il cardinale Joseph Ratzinger, che non poté partecipare a quella serata perché, come disse la stessa Santelli, “aveva avuto un imprevisto, era stato eletto Papa”. Quando divenne presidente della Regione a chi mi chiedeva della sua malattia, che non l'aveva fermata e che lei, coraggiosamente, aveva reso pubblica, diventando così un esempio per tutti, rispondevo, pur con le poche informazioni che possedevo, che mi fornivano amici comuni, che andava tutto bene, perché bene doveva andare a quella splendida persona che non aveva paura, e li invitavo a fare qualcosa, magari pregando o solo rivolgendole un pensiero positivo, che potesse creare attorno a lei una “rete”, come la definivo sinceramente, di persone buone e sensibili in grado di proteggerla dalla malattia e dal male di cui si alimenta, giorno per giorno, questa nostra realtà. Dicevo anche che bisognava farlo, perché lei aveva da fare un cammino doppiamente impervio. E la gente lo capiva e la sosteneva, in quella sua terribile prova, affrontata con un coraggio e una determinazione davvero sorprendenti, poiché mai si è sottratta ai suoi impegni, al suo lavoro, alle responsabilità che sentiva di avere verso i suoi conterranei, magari trascurando altre cose. E’ ovvio che il mio ottimismo era anche un atto di fede, non solo verso Dio, che non sappiamo, in certi casi, se ci sia e dove sia, ma verso gli uomini, nei quali, comunque, bisogna credere, specie quando sono belli e buoni, anche nell’anima, come Iole. Ecco perché, oggi, tutti quelli che l’hanno conosciuta, devono testimoniare, ricordando il suo sorriso, ciò che lei è stata: un esempio di disponibilità e generosità verso gli altri, di passione, dedizione e sacrificio (e che sacrificio) in ciò in cui credeva, d’amore verso la sua terra, le persone care, di coraggio, risolutezza e speranza nelle difficoltà; ecco perché tutti devono imparare da lei, raccontare che il suo essere semplicemente donna li ha aiutati a superare momenti difficili, dandogli conforto, coraggio e forza, pur fra tanto dolore. Perché forse ciò che lei è stata può essere un conforto e un abbraccio per altri che si trovano impegnati in quella stessa prova che in fondo si chiama vita. E’ uno sconfinato gesto d’amore che dobbiamo fare con Iole e per Iole, verso molti sofferenti che sono soli, che non hanno la fortuna di avere tanti amici accanto, come li ha avuti lei. Vorrei che ci sentissero vicini. Dobbiamo farlo, perché la nostra natura, la natura degli uomini veri, ci esorta ad avere compassione della sofferenza altrui, come l’abbiamo per il dolore dei nostri cari. Come se fossero tutti nostri amici e parenti, perché questa nostra società, sempre più povera di valori, sempre più meschina, così come velocemente ti porta in alto altrettanto velocemente ti lascia precipitare, da solo, senza rete appunto, quando conosci la difficoltà e la disperazione della malattia (e non solo). Perché la vittoria ha molti padri, la sconfitta è orfana, e la malattia molti la considerano una sconfitta. Il dolore del mondo è un oceano sconfinato, diceva qualcuno. Se noi faremo la nostra piccola parte, tentando di dare anche un soccorso materiale, concreto, o solo spirituale (magari suggerendo, a chi può farlo, la creazione di un’associazione o una fondazione intitolata alla memoria di Iole), a chi ha bisogno, a chi soffre, che sentiamo parte della nostra famiglia e della nostra compagnia, avremo fatto qualcosa di molto più grande e più immenso di noi. Cosicché da un grande male che ha colpito la nostra terra, possano nascere un bene e un conforto per tanti che sono sottoposti a dure prove. Con Iole, col suo esempio, offriamo una speranza a tutti, anche a coloro che odiano.