Redazione

E ora care fighettine e fighettini della correttezza politica, chiedete scusa a Nino Spirlì. Uomo di grande cultura e coraggio, da poche ore, dopo la morte improvvisa di Iole Santelli, alla guida della Regione Calabria, che nei giorni scorsi avete massacrato con le vostre scorregge per aver detto che lui utilizza termini quali negro, frocio, ricchione e zingaro e non se ne fa un problema. E vorrei, oltremodo, care le mie principessine radical scic, che a parole e senza sporcarvi gli scarpini dite di stare sempre dalla parte dei deboli e dei diversi, che di fronte a un personaggio simile capiste che vi siete scagliate contro la persona sbagliata. Perché qui, care signorine snob, non si tratta di prendervela con l’amico di Salvini, che avrebbe usato termini sconci e non in linea con lo spirito sinistro dei tempi. Nossignore, qui si tratta di offendere un uomo vero, coraggioso, forte allo stesso modo della compianta Iole Santelli, di cui potrebbe essere il naturale successore se solo il centrodestra avesse il coraggio di candidarlo, che è stato ed è tuttora, a vostra differenza, un’icona dei diritti civili. Perché se voi, care fighettine, aveste un po’ di memoria storica, difendereste Spirlì. Anzi, vi appropriereste di quest’icona scorretta della politica, perché qui abbiamo uno che in tempi sospetti e pericolosi, di arretratezza e emarginazione e non di libertà e tolleranza o di sbracamento come quelli attuali, si è dichiarato apertamente omosessuale, in un contesto meridionale in cui i ricchioni, e non i gay come li definite voi del politicamente corretto, soprattutto quelli che volevano vivere la loro sessualità liberamente e alla luce del sole e senza ipocrisie e volevano essere giudicati per quel che sono e non per altro, non solo erano disprezzati e a volte abusati, ma discriminati dal mondo del lavoro, dalla politica, emarginati dalla scuola, dai luoghi di aggregazione, derisi dalla gente, dai propri coetanei e persino guardati con vergogna dai propri familiari (ad eccezione della famiglia Spirlì). Insomma, vivevano una vita difficile, da reietti dell’umanità, quelli con cui nessuno voleva avere a che fare a meno che non nascondessero la loro “diversità” sotto una gigantesca cupola d’ipocrisia, in cui far finta di essere “normali”, come tante checche represse di quel tempo infame (che magari si sposavano anche, per zittire le malelingue) che per fortuna è finito e non per merito vostro, care fighettine che v’indignate per un nonnulla, ma di gente forte e coraggiosa come Spirlì. Peccato, quindi, che non sappiate queste cose, e peccato che facciate le offese e le conformiste (di quel conformismo straccione che è diventato caricatura del progressismo) solo perché una persona che non sta nel vostro mondo di merda e non la pensa come voi, ammesso che pensiate, rifiuta la sterilizzazione del linguaggio e con orgoglio difende la propria identità, la propria storia personale, la propria fede, il proprio essere, la propria cultura. Il vostro, cari signori e care signore che fate politica per scacciare la noia, è un forte ritardo culturale, con poca o nessuna voglia, nel vostro caso, di accelerare. E poi, dovreste essere grati di vivere in questa epoca, perché se foste nati in quella di Spirlì non avreste mai difeso omosessuali, negri, zingari e ogni tipo d’emarginato o discriminato, per il semplice fatto che in quanto donne sareste state emarginate dalla politica, riservata ai maschietti, e in quanto uomini, o meglio ominicchi, non ne avreste avuto il coraggio perché vi avrebbero emarginato come meritavano gli amici dei ricchioni. Insomma, da oggi offendere Nino Spirlì sarà più complicato. Dovrete ripiegare sul suo impegno politico e culturale, oggi molto più gravoso, magari criticandolo e stimolandolo se solo ne aveste il cervello e le capacità. Il resto, compreso il vostro sconcio vocìo, ci interessa poco, soprattutto in questo momento.