Redazione

Ce ne rendiamo conto e lo abbiamo già detto. La politica è talmente ingarbugliata da rischiare di essere incomprensibile. Tutti, causa Covid, abbiamo perso di vista alcuni argomenti seri su cui dibattere. Per questo vogliamo chiarire meglio un punto, forse con un po’ di cattiveria, riconducibile al tema, noiosissimo, ma sempre di grande attualità, della fusione, che parte da un dato terrificante: l’inesistenza di un’identità “comune” delle classi dirigenti che si sono fuse. Infatti, in tempi recenti, in questo territorio, più che le popolazioni, nonostante sia passato del tempo dalla nascita del comune unico, sono state proprio le classi dirigenti a continuare con la loro vocazione a sentirsi prima di tutto coriglianesi e rossanesi, poiché hanno completamente escluso dal dibattito l’idea che per andare avanti insieme si debba avere una comune identità politica, che, al di là delle diversità storiche e socio-culturali, ci possa far sentire tutti parte della stessa comunità. Conseguenza di questa carenza è che, al di là delle apparenze, continua purtroppo a esistere una forte competizione campanilistica, soprattutto sul versante rossanese, tra le classi dirigenti dei due vecchi comuni, che alla fine non premierà nessuno, se l’obiettivo è quello di creare una città grande, moderna e competitiva. Quindi non è una sorpresa scoprire che oggi l’idea di essere cittadini di un unico comune più che politico-culturale è solo burocratica, e che proprio per questo su di essa stia insistendo la città di Rossano, che vivendo di burocrazia e servizi vede nelle dimensioni della città unica (da cui pensano di ottenere, prima o poi, benefici e vantaggi arraffando tutto e senza il benché minimo sforzo) l’unica possibilità per uscir fuori dalla crisi in cui è precipitata, soprattutto dopo la chiusura del tribunale. La prova? Un sindaco che si sente ancora rossanese, poiché, spesso, lo abbiamo visto spingere per favorire più il territorio di Rossano piuttosto che un territorio che ormai è un corpaccione unico. Il tutto sotto lo sguardo distratto della classe dirigente coriglianese, quella vera, che si era spesa molto per la fusione e che oggi, col suo raccapricciante silenzio, si sta sempre più dimostrando come un insieme di utili idioti al servizio di spocchiosi, mediocri e osceni personaggi, della solita Rossano intrallazzista e coperta, con idee chiare e interessi molto solidi. Ecco perché riteniamo che se la classe dirigente della ex città di Corigliano, e in questa non inserirei di certo la sua attuale rappresentanza politico-amministrativa, formata da nullità, mettesse da parte la sua vocazione tafazzista per trovare argomenti veri e interessanti su cui basare un confronto degno di questo nome, ci guadagneremmo tutti, soprattutto per dimostrare che quella nata dal referendum di tre anni fa fu qualcosa in più di un’annessione e che l’esperienza dell’improvvisato e inadeguato Stasi è stata un incidente di percorso, destinata a finire nel dimenticatoio, magari per far spazio a un sindaco vero, che non si eserciti in cose da nulla, banali, frivole, nel tentativo (mal riuscito) di spostare l’attenzione dalla sostanza dei problemi (e dei principi) ai dettagli ininfluenti. Apriamo un girotondo.