Redazione

Caro direttore, sappiamo che il motivo per cui così tante coppie, di recente, abbiano deciso di sciogliersi siano litigiosità e noia. Ciò che invece spesso ignoriamo è che all’origine di queste crisi potrebbe esserci la promiscuità. E cioè il fatto che tante donne e tanti uomini, per chissà quanti anni, sono stati costretti a condividere lo stesso letto e la stessa stanza. Un orrore, mi creda, perché trascorrere ogni notte accanto al proprio consorte è qualcosa di agghiacciante, sicuramente da evitare se si vuole mantenere vivo un rapporto coniugale, anche dal punto di vista del desiderio sessuale. Perché la promiscuità genera fastidi e problemi e quindi provoca insofferenze, litigi e una perdita della libido. Se si fa perché si è costretti a vivere in un monolocale, si può anche capire, altrimenti non è ammissibile: si va incontro a grossi guai. Pensi a chi ha il sonno agitato, che finisce spesso con l’irritare il coniuge, innervosendolo fino al punto da farlo esplodere. Poi che dire di lui che russa? Non ha colpe. Ma non è piacevole udire per ore e ore dei grugniti che ti tengono sveglia. D’accordo, esistono metodi infallibili per ottenere un po’ di silenzio, magari il classico calcio negli stinchi. Ma converrà che prendere a pedate il consorte non è il modo migliore per esprimere affetto: dopo il ventesimo il rischio di passare alle mani è assai alto. Non trascuriamo, poi, altre complicazioni. Lui mangia aglio o cipolla; lei li detesta; lui è abituato a fare rutti o scorregge; lei no; a lui puzzano i piedi; lei non lo sopporta, così come non sopporta le mutande per casa o, nel caso di lui, gli assorbenti usati. Qui può succedere di tutto, compreso l'uxoricidio, peraltro meno pesante del divorzio. L'elenco delle provocazioni e dei contenziosi insanabili è lungo e drammatico. Lei ha l’abitudine di leggere a letto, perciò pretende la luce accesa, mentre lui muore dalla voglia di dormire e non riesce a farlo col bagliore della lampadina. Come conciliare le due posizioni contrastanti? Non c'è via d'uscita. Idem per la tv. Lui non si perde una puntata del suo programma sportivo preferito, lei lo odia, per cui non c'è mediazione. Poi, c’è il sesso. Scopare, si sa, è bello, ma impegnarsi in un simile esercizio dopo una lite per via dell’aglio o di un rutto terrificante è impossibile. Senza valutare la questione estetica. A forza di vedere tua moglie in pigiama, coi bigodini e col volto pieno di crema, e magari in ciabatte, mentre la vorresti in reggicalze, perizoma e tacco dodici, è fatale: scatta la repulsione. Che di norma è reciproca. Due coniugi che scopino con entusiasmo al sesto anno di matrimonio (io ne conosco una che fa ancora faville dopo quasi trenta) sono una rarità da esibirsi in convegni scientifici. L’abitudine è la madre della noia. E la noia è nemica della sessualità, figuriamoci dell’erotismo. Ergo non è vero che letti e stanze separati siano causa di disagi sessuali. Al contrario è l'assidua frequentazione, specialmente notturna, del partner ad azzerare la libido. L’intimità è bella se non è ripetitiva ed è sorprendente e magari selvaggia. Se invece diventa abitudinaria appiattisce e annulla qualsiasi emozione: provoca lo stesso effetto della solita minestra, che spesso spinge un uomo o una donna a cercare nuove e più prelibate pietanze. Una noia mortale. Da qui nasce l’esigenza di diradare i momenti di confidenza estrema tra marito e moglie, ciascuno dei quali è bene conservi attorno a sé un alone di mistero e non si faccia cogliere mentre svolge attività troppo personali per essere condivise. Anche girare mezzi nudi per casa o lasciare aperta la porta del bagno, mentre si fa la cacca o il bidè, fa schifo e non contribuisce di certo all’armonia di coppia. Ecco perché di bagni è sempre bene averne due. Certamente, non tutti se li possono permettere, così come le camere separate non sono alla portata di chiunque. Tuttavia chi ha mezzi sappia che i soldi spesi per ritagliare spazi riservati a sé e al coniuge forse non promette la felicità, ma di sicuro salva il rispetto umano ovvero il cemento del matrimonio. Alla grande.

Grazie per l’ospitalità, sua Carla S.