Redazione

Caro Direttore, nei giorni scorsi, dopo aver letto innumerevoli commenti (per la maggior parte negativi) riguardanti il cortometraggio intitolato “Calabria terra mia”, realizzato da Gabriele Muccino, mi sono infine convinta a guardarlo. Dopo aver sentito anche pareri da alcuni amici, provenienti da altre regioni d’Italia, ero anche stupita dal fatto che tali commenti fossero così tanto diversi da quelli dei miei corregionali. I primi avevano apprezzato il video, seppur riconoscendovi la presenza di alcuni elementi stereotipati; i secondi, invece, criticavano la totalità del lavoro di Muccino, non rintracciando alcun elemento positivo e delusi dalla grossa spesa che la Regione Calabria aveva affrontato per la realizzazione di questo corto. Per questi motivi, qualche giorno fa mi sono costretta a ritagliare 8 minuti di tempo dalla mia giornata, indossare le mie cuffie, e concentrarmi sull’analisi di ogni piccolo dettaglio del video. Di conseguenza, ecco le mie personali considerazioni. Spero che i miei corregionali non me ne vogliano, ma non ho trovato all’interno di questo cortometraggio chissà quali elementi scandalosi e offensivi. Certo, il regista avrebbe potuto concentrarsi su più aspetti riguardanti la nostra amata Calabria, e non solo sulla bontà dei suoi frutti e sul mare cristallino, i quali sicuramente rappresentano punti di forza della nostra regione, ma che sono anche accompagnati da tanti luoghi storici e culturali, che sicuramente sarebbero stati all’altezza di essere quantomeno menzionati nel corto. Per quanto riguarda la mancanza di giovani e luoghi di divertimento all’interno del corto, ho pensato di attribuirla ad una scelta di targetizzazione mirata, che possa avere come scopo finale quello di attrarre turisti e consumatori di età più avanzata (considerato anche che i due protagonisti del video rappresentano una coppia già sposata e in età adulta). Trovo molto interessante il fatto che, come già avvenuto in più situazioni, i miei corregionali siano stati subito pronti a fare critica nei confronti del regista e del video in questione, sentendosi profondamente toccati da alcune immagini e comportamenti assunti dai personaggi del corto, mentre nel resto d’Italia il video veniva apprezzato. Trovo altresì interessante il fatto che tali critiche non siano accompagnate da una profonda riflessione, soprattutto sulle nostre reazioni ad un semplice spot pubblicitario. Forse ci sentiamo così toccati perché riconosciamo un fondo di verità in ciò che abbiamo visto in quel video? Dal mio punto di vista, la Calabria è una regione bellissima e le persone che vi abitano sono sicuramente tra le più socievoli e calde presenti in Italia, sempre pronte ad accogliere gli “stranieri” e offrir loro un dolce assaggio del proprio modo di vivere (cosa che per altro viene mostrata in più scene all’interno del corto), ma è anche una regione da sempre ancorata alle tradizioni, alcune delle quali (a mio modesto parere) davvero antiquate. Basti pensare al pranzo della domenica, da fare necessariamente in presenza di tutta la famiglia, con la tavola così piena di cibo da poter sfamare una decina di famiglie per giorni; all’insensata mania di festeggiare ogni piccola ricorrenza, come gli onomastici, ma sempre in grande stile, quasi fosse una gara a chi organizza la festa più grande; al voler sempre conoscere ogni minuscolo dettaglio della vita altrui (mia nonna di qualsiasi mio amico chiederebbe “a chi appartiene?”). Perciò non dobbiamo poi stupirci che la nostra regione venga rappresentata come un territorio la cui popolazione è tremendamente attaccata alle tradizioni, perché è la realtà dei fatti. La tradizione fa parte della nostra amata Calabria, sia in positivo che in negativo. È ciò che la caratterizza, la sua spina dorsale, perciò anche a me, nei panni del regista Muccino, sarebbe venuto difficile pensare ad un cortometraggio che la riguardi, senza prendere in considerazione questo aspetto. Per di più, penso che l’immagine della Calabria percepita al di fuori del territorio sia anche quella che noi stessi calabresi facciamo percepire. Credo che alcune cose non cambieranno se non cambieremo noi prima di ogni altra cosa. Se noi calabresi non modernizziamo il nostro modo di vedere le cose, se non apriamo le nostre menti, se non siamo pronti a fare autocritica, a chiederci il perché di alcuni avvenimenti, i cambiamenti che ci aspettiamo di vedere nell’immaginario altrui non avverranno. Se noi per primi non difendiamo il nostro territorio, se non ci impegniamo a modernizzarlo, se non usiamo le tradizioni in modo strategico, per rilanciarlo e renderlo attrattivo verso i turisti e gli stranieri, nessuno lo farà per noi.

La signorina Z