di Anton Giulio Madeo

Mettiamo, per ipotesi, di avere la migliore classe politica possibile. Quindi, il miglior sindaco, la migliore giunta, i migliori consiglieri comunali, i migliori leader di partito. Un insieme di combinazioni favorevoli che, però, non sarebbe sufficiente a farci vivere, per dirla alla Pangloss, nel migliore dei mondi possibili, poiché al di là dei meriti e delle capacità dei politici, ci sarebbero pur sempre i limiti e le pastoie con cui leggi, burocrazia e magistratura (quasi al limite della criminalità) imbrigliano e condizionano ogni attività di governo della città (e non solo). Condannando così la politica e i politici alla marginalità. Per cui continueremo ad avere i problemi e i limiti di sempre e chiunque guidi la città potrà cambiare poco o nulla. Infatti, pensate davvero che il sindaco possa far funzionare la raccolta dei rifiuti, risolvere il problema drammatico delle strade, risanare le condizioni precarie di tanti edifici scolastici, dare un volto umano e decoroso a tante zone degradate della città? Difficilmente, perché questi problemi si trascinano da anni e mai nessuno è riuscito a risolverli. Anzi, si sono aggravati, nonostante che al municipio (oggi unico, ma fino a ieri diviso) si siano succeduti sindaci di colore politico diverso. Sono stati tutti incapaci, senza idee e voglia di fare? Pensiamo proprio di no. Probabilmente sono stati tutti nell'impossibilità pratica di cambiare davvero e perciò si sono dedicati a operazioni di facciata oppure all'immobilismo, che li hanno resi così antipatici agli occhi dei cittadini e hanno reso la politica indigesta. Perché, nella realtà, il sindaco di una città come la nostra (così come di tantissime altre) se vuol fare qualcosa si trova davanti un muro. Egli, ad esempio, non ha la possibilità di tassare o detassare incisivamente niente e nessuno, non può licenziare nessun dipendente incapace, non può assumere al suo servizio nessuna competenza significativa e metterla in condizioni di operare; qualunque cosa voglia fare è intrappolato in una selva di competenze, leggi e disposizioni di ogni genere che allungano a dismisura tutti i tempi di decisione e di esecuzione oppure bloccano ogni decisione; quasi sempre non dispone neppure di servizi tecnici adeguati, e per finire, cosa non secondaria, deve convivere con una magistratura che per un nonnulla ti spedisce a giudizio se non in galera e quindi nel tritacarne della gogna mediatico-giudiziaria. E allora, perché scandalizzarsi se i sindaci non riescono ad affrontare i problemi e magari a risolverli? È questa la vera malattia di cui soffre il nostro sistema politico-istituzionale. Che insorge quando chi governa si accorge di essere impotente, perché l’unico strumento di cui dispone per migliorare la qualità della vita della propria città, e cioè la politica, non serve a niente. Ecco perché l'antipolitica vince. In fondo non è’ altro se non la richiesta di una politica diversa, che si occupi della soluzione vera dei problemi veri, ovviamente quando è possibile.