Redazione

La gran capacità di questa città di attrarre persone interessanti contrasta spesso con quella di saper essere attraente. E anche quando riesce ad esserlo, magari episodicamente, si genera una quantità spropositata di polemiche. Essere attraente è un dovere per una città che è, soprattutto nel turismo e nella cultura, uno dei poli urbani ed economici più importanti della Calabria (se non dell'intero Mezzogiorno). E implica anche sacrifici. Implica talvolta diete (sobrietà nei bilanci), comporta esercizio mentale (creatività e pianificazione) e fisico (gestione e investimenti): che dovrebbero comunque essere ripagati con benessere e, possibilmente, una migliore vivibilità. Troppo lungo è l’elenco dei possibili interventi per rendere una città come la nostra gradevole ai suoi abitanti e ospiti. Concentriamoci quindi su alcuni aspetti, legati alla qualità della vita. Il nostro territorio rappresenta uno dei luoghi in cui tanta gente amerebbe trascorrere almeno un paio di settimane l’anno (e non solo d'estate) in mezzo alla bellezza e al savoir-vivre. Il nostro marchio di fabbrica, legato soprattutto alle nostre bellezze naturali (mare e montagna), ai nostri beni culturali e architettonici, all'ambiente e ai percorsi eno-gastronomici, è una forza. Il nostro stile di vita non è copiabile e soprattutto è esportabile. Solo che non riusciamo a sfruttare, a sufficienza, questo patrimonio di natura, arte e intelligenza. È da tempi immemorabili che i grandi viaggiatori visitano il Sud. Oggi però non è più così, perciò dobbiamo avere la capacità di attirare i nuovi viaggiatori, una sorta di tribù nomade di qualità che se si stabilisce in un posto ne decreta il successo. E questa tribù ha bisogno del nostro paesaggio, dei luoghi più belli della nostra città in cui nutrirsi di storia e bellezza, di sapori e odori. Il problema, però, è che i nostri luoghi non sono attrezzati per essere ospitali. I nostri centri storici, ad esempio, sono noiosi e degradati, non possiedono il fascino dei posti mondani; sono diventati luoghi in cui il degrado regna sovrano e dove, di sera, i negozi, i bar, i cinema e i teatri (quando ci sono) chiudono presto o non aprono proprio. Città poco attraente, dunque, per i moderni viaggiatori. Perciò è scontato dire che il rilancio della nostra economia possa passare anche dal turismo. Ma per farlo occorrono due cose: una grande idea di promozione culturale e una seria politica industriale capace di progettare un insieme d’interventi strutturali e infrastrutturali (pubblici e privati) per il settore. Infatti, se passassimo in rassegna i vari comparti legati al settore del turismo, ci accorgeremmo che manca un’idea complessiva. Al massimo si pensa al settore pubblico come un dispensatore di finanziamenti improduttivi. Bisogna però capire che il nostro futuro passa attraverso i concetti (che riguardano pubblico e privato) di conservazione, recupero e accoglienza: conservazione e recupero dei nostri beni culturali e ambientali, dei nostri edifici e soprattutto l’accoglienza del nostro modo di vivere che promana dalla bellezza e dalla cultura. Il rilancio della nostra economia non può che passare da qui, se si vuole fare sul serio.