Redazione

Allora, ecco il nuovo tormentone dell’estate, dopo la separazione Totti-Blasi. L’ha scatenato Cristian De Sica, il quale, in un post affidato ai social e ripreso dai giornaloni, si è scagliato contro quelle persone che hanno l’abitudine di pubblicare “ciò che mangiano, le panoramiche delle discoteche, tutte uguali, che frequentano, i tuffi che fanno dai motoscafi di lusso comprati facendo i tuffi oppure le immagini mentre ballano abbracciati a persone che poi odiano”. Gente, secondo De Sica, che meglio rappresenta un paese diventato all'improvviso troppo cafone. Davvero bravo il nostro simpaticissimo attore, famoso per aver girato film connotati proprio dalla “cafonaggine”. Fa un’analisi teorica perfetta, di un fenomeno molto diffuso che il nostro territorio conosce benissimo. Perché, da nessuna altra parte la cafonaggine, che qui chiamiamo tamarria, è forse così diffusa e evidente come nella nostra città. Peccato, però, che questa evidenza non riguardi solo comportamenti privati pubblicati sui social, che, a dire il vero, ci toccano poco se non nell'animo, ma la cafonaggine dei comportamenti pubblici, che in questa città, purtroppo, ci toccano più da vicino perché danno fastidio e per questo ci indignano, soprattutto d’estate, quando dappertutto trovi volgarità nei modi e nei comportamenti se non altro. Infatti, in questa stagione, in cui le cose dovrebbero funzionare a meraviglia, provate a camminare per le nostre strade, oltre alle buche, che ormai fanno parte del paesaggio, troverete auto parcheggiate in mezzo alla strada, che corrono a folle velocità e strillano continuamente, moto smarmittate, spazzatura gettata ovunque, gente che urla anche dentro locali, bar e ristoranti, che non rispetta le file, che mangia in spiaggia e tante altre ancora. Insomma, una tamarria pazzesca e diffusa, che se qualcuno prova a far notare, rischia il linciaggio, per cui, alla fine, se ne fa una ragione, pensando che tutto quel che accade dalle nostre parti in tema di cafonaggine, faccia ormai parte della scenografia e si sopporta con rassegnazione, come se non ci fosse niente da fare, come se tutto appartenesse al nostro patrimonio culturale e perché no genetico. Che forse è la spiegazione più logica di questo brutto fenomeno, perché se giri il resto del territorio, ti accorgi che i nostri livelli di cafonaggine, pubblica e privata, non ci sono. E allora che fare: fuggire? Ma neanche per sogno, visto che qui, soprattutto in agosto, è tutto pieno e a prezzi folli. Forse perché riusciamo a raccattare turisti tamarri, che da noi si trovano bene per via del loro spiccato gusto dell'orrido. Contenti loro . . .