Redazione

In questi ultimi giorni, oltre che di Covid e guerra in Ucraina, si è parlato anche del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini. Uomo intelligente e artista eclettico, che seppur oggi molto celebrato ai suoi tempi non fu accettato da tutti. Infatti, non c’è giornale che di recente non lo abbia commemorato. Ne siamo felici, poiché ciò dimostra che è cambiata la mentalità e anche se pochi rammentano le opere di questo artista poliedrico, si è affermato il concetto che egli sia stato e rimanga un uomo di grande spessore. Va bene così, anche se non possiamo sorvolare sul fatto che di Pasolini si sa poco. Chi ha letto i suoi libri? Chi ha visto i suoi film? Secondo me di Pasolini oggi si ricorda poco, se non un famoso articolo scritto per il Corriere della Sera, all’inizio degli anni Settanta, quando commentò l’uccisione di un poliziotto durante una manifestazione comunista. L’autore, che era un editorialista del giornale milanese, fece una riflessione inattesa ma tutto sommato banale. Disse che i proletari che aspiravano alla rivoluzione non potevano prendersela con i poliziotti in quanto, a loro volta, erano proletari, figli di povera gente, soprattutto del Sud, quindi compagni e non avversari dei comunisti impegnati a cambiare il mondo (in peggio). L’articolo scosse soprattutto la sinistra. E segnò un punto di svolta: le classi meno abbienti non avrebbero dovuto farsi la guerra, ma farla insieme a coloro che comandavano a Roma. Un’ovvietà. Chiunque infatti era al corrente che poliziotti e carabinieri non fossero borghesucci e, di conseguenza, erano degni del rispetto riservato agli operai. Un particolare scontato sul quale, tuttavia, nessuno aveva riflettuto. Cosicché Pasolini si affermò per aver scoperto l’acqua calda. E si continua a parlare di lui per questo, non per altro, a dimostrazione che gli intellettuali diventano icone soltanto quando sfondano porte aperte. Per il resto, nessuno si accorge di loro. Pasolini poi, volendo dirla tutta, scrisse anche un altro articolo memorabile in cui affermava che la Democrazia cristiana andasse processata in piazza, essendo colpevole di tutte le nefandezze italiane, quelle che impedivano al Paese di adottare una dittatura marxista. Un pezzo ignobile (che anticipava Mani pulite) che, però, gli valse l’immortalità. E ciò la dice lunga sulla capacità di giudizio degli italioti dell’epoca e forse anche di quelli contemporanei.