{"id":1096,"date":"2020-03-31T13:18:05","date_gmt":"2020-03-31T13:18:05","guid":{"rendered":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/index.php\/2020\/03\/31\/il-coronavirus-e-l-epidemia-di-coglioni-2\/"},"modified":"2020-03-31T13:18:05","modified_gmt":"2020-03-31T13:18:05","slug":"il-coronavirus-e-l-epidemia-di-coglioni-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/index.php\/2020\/03\/31\/il-coronavirus-e-l-epidemia-di-coglioni-2\/","title":{"rendered":"Una societ\u00e0 di coglioni ai tempi del coronavirus"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-1021\" src=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/coronavirus.jpg\" alt=\"\" width=\"304\" height=\"171\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" srcset=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/coronavirus.jpg 956w, https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/coronavirus-300x169.jpg 300w, https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/coronavirus-768x432.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 304px) 100vw, 304px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'times new roman', times; font-size: 12pt;\">{module Firma_Anton Giulio Madeo}Incontro, per strada, un caro amico, che prima degli arresti domiciliari da coronavirus vedevo la mattina al bar, per il solito caff\u00e8. Il quale, mentre mi saluta a distanza di sicurezza e con mascherina fatta in casa, mi fa: \u201cMa secondo te, quando questa merda di virus sar\u00e0 debellato, staremo meglio o peggio?\u201d. Gli rispondo che non so se staremo meglio o peggio. Certo saremo diversi, o almeno lo spero, perch\u00e9 questo clima di isolamento coatto ci obbligher\u00e0 a pensare che quando torneremo alla normalit\u00e0, troveremo un paese gravemente ammalato, che in qualche modo mette a rischio tutti noi: non gi\u00e0 in termini sanitari, ma culturali, economici, sociali. Eravamo fragilissimi ed \u00e8 successo quello che non doveva succedere: aziende e attivit\u00e0 chiuse, scambi bloccati, un\u2019economia in ginocchio, al limite della fame, rapporti sociali interrotti e istituzioni delegittimate dall\u2019emergenza. E poi la vergogna estrema: il regime emergenziale ci ha mostrato una societ\u00e0 di coglioni, incapace di ragionare e discutere, reagire: desiderosa soltanto di avere comandi a cui ubbidire, felice di vivere in uno stato di polizia, avere gli sbirri sotto casa e, perch\u00e9 no, il telefono controllato. Il punto cruciale, per\u00f2, \u00e8 che fra qualche tempo,dovremo fare i conti, soprattutto qui al Sud, con una crisi acuta e drammatica, che potr\u00e0 condurci verso una situazione ancora peggiore oppure offrirci un\u2019opportunit\u00e0 di ricostruzione. Non \u00e8 facile, oggi, trovare ragioni di ottimismo. Lo so. Un dato per\u00f2 \u00e8 chiaro: il virus ci ha detto che i problemi sono mondiali e locali, e che lo stato nazionale, centralista, tricolore, \u00e8 finito, si \u00e8 schiantato contro la realt\u00e0. Il virus viene dalla Cina e ha colpito soprattutto le nostre realt\u00e0 locali, con regioni e citt\u00e0 chiuse ermeticamente, stremate, sfiduciate. E se da una parte c\u2019\u00e8 bisogno di sviluppare relazioni internazionali che aiutino ad affrontare queste sfide, dall\u2019altra c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di agire localmente: dove si sa e si pu\u00f2 intervenire meglio e subito, come hanno dimostrato Lombardia e Veneto. Ecco, quando dovremo ricostruire, bisogner\u00e0 rifiutare il fallimentare stato nazionale e centralista che la storia ci ha imposto e rafforzare le comunit\u00e0 locali. Per rinascere, quindi, dovremo tornare al medioevo delle libert\u00e0, dei comuni, della concorrenza istituzionale, per liberare tutte le energie e responsabilizzare i territori: bisogner\u00e0 lasciarci alle spalle questo centralismo cialtrone, per puntare forte su quel federalismo concorrenziale su cui noi, in perfetta solitudine, puntiamo da anni, partendo proprio dal Sud. E oggi, gli eventi appena accaduti ci stanno dando ragione, perch\u00e9 sar\u00e0 proprio il Mezzogiorno a farci sperare per il futuro. Infatti, i dati sul coronavirus ci dicono che il Sud, dove l\u2019epidemia ha colpito di meno, ripartir\u00e0 per primo, per cui potrebbe diventare, almeno temporaneamente, un punto di riferimento produttivo per il Nord e potenzialmente per l\u2019Europa. Potrebbe avere un\u2019occasione irripetibile per stimolare occupazione e produttivit\u00e0 e ridurre i divari territoriali. Occorre per\u00f2 che le sue classi dirigenti si preparino in fretta, puntando sul mercato e sul federalismo concorrenziale: d\u2019altronde \u00e8 ormai chiaro che continuare a giocare di rimessa sarebbe una strategia perdente. Qui, bisogna che il Sud, anzitutto, decida di vivere di mercato e nel mercato, eliminando quella mentalit\u00e0 che ha fiaccato la voglia di fare dei lavoratori meridionali, rendendoli pigri e fatalisti, e che vede nell\u2019imprenditore una specie di \u201cnemico del popolo\u201d. Poi deve ridare agibilit\u00e0 al mercato, oggi inceppato da una serie di ostacoli insormontabili (a cominciare dalla criminalit\u00e0), e dotare il proprio territorio di maggiore capitale sociale. Infine, deve pensarsi come un\u2019area che ha tutti i problemi di una regione debole, senza averne per\u00f2 i vantaggi, perch\u00e9, in effetti, quando un territorio \u00e8 povero per attirare gli investimenti dovrebbe avere un costo del lavoro contenuto, una tassazione bassa e una regolazione moderata. Quando ci si trova in queste condizioni, non \u00e8 difficile crescere anche al ritmo dell\u20198% all\u2019anno. Il guaio, per\u00f2, \u00e8 che il Sud non pu\u00f2 decidere autonomamente il costo del lavoro, il livello della tassazione e della regolazione, l\u2019entit\u00e0 degli stipendi pubblici. E per giunta \u00e8 invaso da una grande quantit\u00e0 di denaro prodotto altrove, che finisce per indebolire la societ\u00e0 e accrescere la dipendenza dalla politica di lavoratori, imprese e professionisti. Queste sono le ragioni pi\u00f9 vere del dissesto meridionale e ognuna di loro potrebbe trovare un rimedio se solo si potesse ragionare con serenit\u00e0 in merito a una possibile soluzione allo sfascio presente che tutti avversano: il federalismo. Il resto, fatto di vecchie strategie stataliste e assistenzialiste, \u00e8 un lusso che non ci possiamo pi\u00f9 permettere. Si esce dalla crisi con il federalismo, col mercato, con l\u2019industria. Si esce dalla crisi col dinamismo imprenditoriale. Si esce dalla crisi con la tenacia di chi ha competenze, le mette in pratica, sa fare il suo mestiere e comprende i propri limiti. Ora, davvero, non si pu\u00f2 pi\u00f9 fallire. E\u2019 un\u2019occasione storica. Non sprechiamola.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>{module Firma_Anton Giulio Madeo}Incontro, per strada, un caro amico, che prima degli arresti domiciliari da coronavirus vedevo la mattina al bar, per il solito caff\u00e8. 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