{"id":118,"date":"2016-07-19T07:58:12","date_gmt":"2016-07-19T07:58:12","guid":{"rendered":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/index.php\/2016\/07\/19\/non-facciamoci-illusioni-i-comuni-sono-falliti\/"},"modified":"2016-07-19T07:58:12","modified_gmt":"2016-07-19T07:58:12","slug":"non-facciamoci-illusioni-i-comuni-sono-falliti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/index.php\/2016\/07\/19\/non-facciamoci-illusioni-i-comuni-sono-falliti\/","title":{"rendered":"Non facciamoci illusioni: i comuni sono falliti!"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-117\" src=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/condominio.png\" alt=\"\" width=\"522\" height=\"296\" srcset=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/condominio.png 1280w, https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/condominio-300x170.png 300w, https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/condominio-1024x582.png 1024w, https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/condominio-768x436.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 522px) 100vw, 522px\" \/><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'times new roman', times; font-size: 12pt;\">{module Firma_Edilberto de Angelis}Tutti noi siamo abituati a pensare che le citt\u00e0 debbano essere organizzate da regolamenti pubblici, dettati dal Comune, da altri enti locali o anche dallo Stato. Per cui il cittadino considera l\u2019operatore pubblico come necessario per garantire la convivenza civile. Io, invece, visti i pessimi risultati della gestione pubblica dei servizi e preso atto del fallimento dei comuni (non solo in termini finanziari), penso che sia ormai necessario organizzare le nostre citt\u00e0 fuori dallo Stato. Cio\u00e8 prevedere dei raggruppamenti di edifici e di persone retti da regole non dettate da autorit\u00e0 pubbliche, ma formate privatisticamente, attraverso il consenso che si esprime in \u201ccontratti\u201d.&nbsp;<\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', times; font-size: 12pt;\">Negli Usa, dove tutto ci\u00f2 avviene gi\u00e0 da anni, 57 milioni di persone vivono in citt\u00e0, borghi e territori non ricompresi in comuni. Non hanno un sindaco, non hanno un consiglio comunale, eppure vivono in modo civile, retti da regole che scelgono privatisticamente. Il sistema normativo americano permette ci\u00f2 che in Italia \u00e8 impossibile: in USA un territorio deve necessariamente essere parte di una Contea e di uno Stato, ma non di un Comune. In Italia, invece, ai sensi dell\u2019art. 114 della Costituzione ogni territorio dev\u2019essere parte di un Comune, di una Provincia e di una Regione, senza eccezioni.&nbsp;<\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', times; font-size: 12pt;\">A ogni modo, questi 57 milioni di pazzi libertari risiedono in realt\u00e0 riconducibili a due forme giuridiche rientranti nella sfera dell\u2019autonomia privata. In un primo modello gli abitanti sono inquilini: gli immobili sono di propriet\u00e0 di un soggetto unico (un\u2019associazione, una societ\u00e0 di cui gli abitanti sono titolari di una quota o una fondazione) e sono concessi in uso\/abitazione\/locazione. &nbsp;Nel secondo modello, invece, gli abitanti sono proprietari degli immobili in cui vivono e sono comproprietari dei beni comuni (strade, aiuole, ma anche centri ricreativi): di fatto si tratta di enormi condomini, che, per\u00f2, non sono vincolati a una normativa preconfezionata dalla legge (com\u2019\u00e8 in Italia per i condomini, appunto) e possiedono regolamenti che ne delineano spesso forme organizzative molto complesse, pi\u00f9 assimilabili a grandi societ\u00e0 o associazioni.&nbsp;<\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', times; font-size: 12pt;\">Le dimensioni non contano. Vi sono piccoli borghi, ma anche citt\u00e0 di 50-60mila abitanti: ci\u00f2 che li accomuna \u00e8 essere retti da regole di natura privatistica. Si tratta, in fin dei conti, di \u201ccostituzioni private\u201d da cui promanano \u201cleggi private\u201d. In quanto enti privati non possono andare in rosso: in questi ordinamenti la spesa pubblica insostenibile non esiste. E, formalmente, non \u00e8 nemmeno pubblica, ma collettiva.&nbsp;<\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', times; font-size: 12pt;\">E\u2019 ovvio che in Italia pur essendo tutto ci\u00f2 impossibile, per via di leggi balorde e di una balorda Costituzione (che ormai difendono solo i comici) che suddividono obbligatoriamente il territorio nazionale in Comuni, vincolati da migliaia di norme urbanistiche, qualcosa si potrebbe fare: basterebbe suddividere il territorio di un comune in quartieri, ognuno dei quali, giuridicamente, potrebbe essere considerato alla stregua di un condominio, e il gioco sarebbe fatto. Una specie di supercondominio, cio\u00e8 un condominio a propria volta formato da condomini, avente ad oggetto le strade, le piazze, le aiuole, i parchi (che nel caso in cui fossero di propriet\u00e0 pubblica dovrebbero essere ceduti al condominio-quartiere), la sicurezza nonch\u00e9 l\u2019illuminazione e gli impianti termici centralizzati. Ovvio che ognuno di questi quartieri sarebbe poi collegato al modello del condominio sancito dal codice civile e la cui particolarit\u00e0 non starebbe nel modello organizzativo, ma nell&#8217;entit\u00e0 cui il modello condominiale giunge. I beni ricompresi in condominio non sarebbero solo le scale o le canne fumarie, e neanche solo le strade e le piazze, ma un\u2019intera centrale termica e un servizio di guardie private. Ci\u00f2 dimostra come anche in un quadro giuridico limitativo, il modello del condominio possa essere utilizzato come forma alternativa al modello, fallimentare, dell\u2019ente pubblico locale.&nbsp;<\/span><span style=\"font-family: 'times new roman', times; font-size: 12pt;\">Infine, altro caso di citt\u00e0 volontaria: quella pensata oltre i limiti fissati dal diritto pubblico, in cui i servizi pubblici sono forniti dai privati attraverso il modulo associativo, da cui far scaturire l\u2019interazione di decine di associazioni: si andrebbe dall\u2019associazione dei donatori di sangue, che collabora per organizzare le analisi del sangue a domicilio, sino alla societ\u00e0 di mutuo soccorso, che organizza l\u2019assistenza dei soci in ospedale; dalla pulizia delle strade sino alla gestione degli impianti sportivi e di edifici multifunzionali, di cui potrebbe incaricarsi un circolo ricreativo o sportivo. Ma la prospettiva in cui si muove la rete di servizi offerta dalle associazioni potrebbe essere ancora pi\u00f9 ampia e potrebbe riguardare la sicurezza e i servizi sociali, quelli per cui lo Stato, nell\u2019opinione comune, sarebbe assolutamente necessario; ci\u00f2, a sua volta, significa anche occupazione, quella che, sempre nell\u2019opinione comune, dovrebbe essere creata e sostenuta dalla spesa pubblica, spesso improduttiva e &nbsp;incontrollata. Auguri.&nbsp;<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>{module Firma_Edilberto de Angelis}Tutti noi siamo abituati a pensare che le citt\u00e0 debbano essere organizzate da regolamenti pubblici, dettati dal Comune, da altri enti locali o anche dallo Stato. Per cui il cittadino considera l\u2019operatore pubblico come necessario per garantire la convivenza civile. 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