{"id":154,"date":"2016-09-23T18:42:41","date_gmt":"2016-09-23T18:42:41","guid":{"rendered":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/index.php\/2016\/09\/23\/mettete-geraci-alla-berlina-e-un-ordine-2\/"},"modified":"2016-09-23T18:42:41","modified_gmt":"2016-09-23T18:42:41","slug":"mettete-geraci-alla-berlina-e-un-ordine-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/index.php\/2016\/09\/23\/mettete-geraci-alla-berlina-e-un-ordine-2\/","title":{"rendered":"Mettete Geraci alla berlina ! E&#8217; un ordine!"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-68\" src=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/geraci2.jpg\" alt=\"\" width=\"449\" height=\"299\" srcset=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/geraci2.jpg 1024w, https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/geraci2-300x200.jpg 300w, https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/geraci2-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 449px) 100vw, 449px\" \/><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt;\"><span style=\"font-family: times new roman,times;\"><span style=\"font-size: 12pt;\">{module Firma_direttore}Non incontravo Giuseppe Geraci da qualche mese. Lo ritrovo l&igrave; dove lo avevo lasciato, nel suo studio di Palazzo Garopoli, per nulla sereno, poich&eacute; alle prese, ancora una volta, con un&rsquo;opinione pubblica distratta dalla solita gogna mediatica, che, da queste parti, &egrave; ormai diventata un modo di pensare. Uno stile. Un metodo. Un clima morale, che impedisce alla politica (e quindi alla citt&agrave;) di affrontare e discutere temi e problemi pi&ugrave; seri.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt;\"><span style=\"font-family: times new roman,times; font-size: 12pt;\">&ldquo;Ah come vorrei discutere di politica, di cultura, di economia&rdquo;, diceva ieri, uno sconfortato Geraci, mentre lo impiccavano per la futile questione di una casa, pare di propriet&agrave; di un nipote, affittata regolarmente a una cooperativa che dovr&agrave; ospitare alcuni immigrati. Una vergogna che Geraci avrebbe dovuto evitare vigilando e controllando, dice certa stampa, frettolosa nel dare giudizi morali, ma stranamente tardiva sia nel capire che nessuno pu&ograve; (e deve) sapere ci&ograve; che fanno i propri parenti (in una vicenda, tra l&#8217;altro, che di vergognoso non ha nulla, anzi), sia nel dimenticare di impiccare per i piedi chi realmente lucra sulla pelle di tanti disgraziati. Piccole dimenticanze, che hanno permesso a tanti imbecilli, soprattutto del web, di scagliare addosso al sindaco, come veri e propri macigni, un&rsquo;indecente e vigliacca marea di battute, accuse e giudizi.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt;\"><span style=\"font-family: times new roman,times; font-size: 12pt;\">Un&rsquo;aggressivit&agrave; indegna di un paese libero e civile, perch&eacute; violenta. Un cortocircuito del pensiero, che non appartiene al mondo dell&rsquo;informazione e in particolare a internet, che &egrave; solo uno strumento e un amplificatore (tanto pi&ugrave; temibile perch&eacute; senza confini e senza regole), ma appartiene a quella gogna mediatica che solo qui &egrave; diventata un atteggiamento mentale, stavo per dire una cultura, perch&eacute; praticato dalla classe dirigente attraverso la politica, i giornali e, appunto, il web.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt;\"><span style=\"font-family: times new roman,times; font-size: 12pt;\">E&rsquo; uno stile ormai comunemente accettato, anche dalla gente comune, che forse ci dice che &egrave; cominciata un&rsquo;epoca decadente della politica e del giornalismo che non cerca pi&ugrave; di raccontare, di capire, di discutere di cose serie, reali, dei tanti problemi del territorio e della societ&agrave;, ma al contrario costruisce storie volgari, attribuisce pensieri e intenzioni agli altri, indicandoli come soggetti da esporre alla berlina, da calunniare, da colpire, da rovinare, da annientare, magari senza sapere perch&eacute;. Come accadde, qualche anno fa, a Pasqualina Straface, che indicata da tutti i giornali come presunta &ldquo;mafiosa&rdquo; (e poi fortunatamente prosciolta in istruttoria da ogni sospetto, perch&eacute; persona perbene) fu esposta a secchiate d&rsquo;insulti e fu bersaglio di sentimenti di rabbia, orrore, sghignazzo, odio senza che nessuno la difendesse e con lei difendesse la nostra libert&agrave;. Era l&rsquo;affermazione di un modo di fare informazione tribale e fuori controllo che ha liberalizzato la calunnia, il sospetto, il turpiloquio, l&rsquo;insulto e l&rsquo;invettiva personale come fossero veraci manifestazioni di libert&agrave; e non segnali d&rsquo;imbarbarimento, il massacro della civilt&agrave; liberale, dei rapporti e del rispetto tra avversari, di quel tono signorile che non &egrave; una formalit&agrave;, ma un modo di essere, di comportarsi, di vivere con gli altri.<\/span><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt;\"><span style=\"font-family: times new roman,times; font-size: 12pt;\">Che abissale differenza con il passato, quando, ad esempio, D&rsquo;Annunzio definiva Marinetti &ldquo;un cretino con qualche lampo d&rsquo;imbecillit&agrave;&rdquo;. Ma D&rsquo;Annunzio era D&rsquo;Annunzio, mentre oggi, come ha scritto Natalia Aspesi, &ldquo;anche le persone colte, o forse soprattutto le persone colte, stanno perdendo l&rsquo;abitudine al dialogo, allo scambio di idee, alla voglia di sapere con pacatezza i propri perch&eacute;. Oggi l&rsquo;incontro &egrave; sostituito dallo scontro: la curiosit&agrave; e la sapienza sono sostituiti dalla stizza e dal disprezzo&rdquo;.&nbsp;Un disprezzo orribile, perch&eacute; finalizzato a distruggere, ad annientare l&rsquo;altro psicologicamente e moralmente, a creare un clima di giustizia sommaria che pu&ograve; devastare chi la subisce. E se questo &egrave; lo stile della politica e dei giornali non stupisce che lo sia anche della gente comune, la quale ha fatto della cultura del sospetto, della calunnia, della maldicenza o addirittura di un semplice vaffanculo un programma di governo, un metodo politico e giornalistico che si dilata, si distende, si espande fino a dare spazio a veri e propri cretini che nulla sanno di politica o di governo delle citt&agrave;.&nbsp;E nell&rsquo;incitamento alla lapidazione, nella voglia di colpire le singole persone, c&rsquo;&egrave; l&rsquo;orrido scivolare verso metodi da guerra civile, quel sistema che trasforma la piazza, reale o virtuale che sia, in un palcoscenico in cui ogni cosa ha un tono che dispensa tutti i presenti da qualunque responsabilit&agrave;, anche solo quello di pensare. Basta distruggere. Allora si capisce il pericolo. E si capisce anche che &egrave; un pericolo al tempo stesso vecchio e nuovo: la cultura della gogna, dunque, che sar&agrave; anche mediatica, ma che &egrave; di una pericolosit&agrave; mortale. Assolutamente.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>{module Firma_direttore}Non incontravo Giuseppe Geraci da qualche mese. Lo ritrovo l&igrave; dove lo avevo lasciato, nel suo studio di Palazzo Garopoli, per nulla sereno, poich&eacute; alle prese, ancora una volta, con un&rsquo;opinione pubblica distratta dalla solita gogna mediatica, che, da queste parti, &egrave; ormai diventata un modo di pensare. Uno stile. Un metodo. 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