{"id":291,"date":"2017-06-18T09:24:32","date_gmt":"2017-06-18T09:24:32","guid":{"rendered":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/index.php\/2017\/06\/18\/ecco-chi-sta-uccidendo-le-nostre-banche-3\/"},"modified":"2017-06-18T09:24:32","modified_gmt":"2017-06-18T09:24:32","slug":"ecco-chi-sta-uccidendo-le-nostre-banche-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/index.php\/2017\/06\/18\/ecco-chi-sta-uccidendo-le-nostre-banche-3\/","title":{"rendered":"Ecco chi sta uccidendo le nostre banche"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-287\" src=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/banche.jpg\" alt=\"\" width=\"453\" height=\"223\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" srcset=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/banche.jpg 1000w, https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/banche-300x148.jpg 300w, https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/banche-768x379.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 453px) 100vw, 453px\" \/><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt;\"><span style=\"font-family: times new roman,times; font-size: 12pt;\">{module Firma _Federico Kliche de La Grange}E&rsquo; difficilissimo, dal punto di vista di un <strong><span style=\"font-weight: normal;\">imprenditore<\/span><\/strong> che intraprende e rischia di suo, e che a volte ci perde dei soldi, capire il dibattito sulle cosiddette sofferenze bancarie, che tutti, a cominciare dai nostri governanti, dicono che vadano eliminate dai bilanci degli istituti di credito. E&rsquo; un dibattito serio e nello stesso tempo incomprensibile, poich&eacute; deriva dagli altrettanto seri e incomprensibili <strong><span style=\"font-weight: normal;\">libri sacri<\/span><\/strong> dell&rsquo;Unione Bancaria e da Basilea 1-2-3. Per cui sarebbe importante, se non necessario, capire in realt&agrave; cos&rsquo;&egrave; una sofferenza. Intanto, se una banca, in base alle nuove, ultra<strong>&#8211;<\/strong><strong><span style=\"font-weight: normal;\">restrittive regole<\/span><\/strong> (questa &egrave; la vera austerit&agrave; dei nostri tempi, non certo il far quadrare i conti dei&nbsp;governi) &egrave; costretta a iscrivere a sofferenza un <strong><span style=\"font-weight: normal;\">credito<\/span><\/strong> perch&eacute; &ndash; ad esempio &ndash; un cliente paga una volta <strong><span style=\"font-weight: normal;\">in ritardo<\/span><\/strong> una rata di mutuo, &egrave; del tutto evidente che a sofferenza ci finisce di tutto, anzi, ci finisce quasi tutto. Si capisce che si parli addirittura di <strong><span style=\"font-weight: normal;\">300\/400 miliardi di euro<\/span><\/strong> per le sole banche italiane: sotto queste ipotesi, figlie di una frenesia regolatoria (quelle europea) che muove da una (irrealistica) prospettiva di rischio zero, qualunque intrapresa tende a collocarsi a un <strong><span style=\"font-weight: normal;\">livello troppo elevato<\/span><\/strong> rispetto al gi&agrave; elevatissimo livello di rischio di riferimento, per cui la possibilit&agrave; di finanziarla passa solo attraverso la disponibilit&agrave; di capitali corrispondenti. O meglio, conviene <strong><span style=\"font-weight: normal;\">non finanziarla<\/span><\/strong> affatto (detto volgarmente: le banche danno i soldi solo a chi non ne ha bisogno). Questa &egrave; la vera ragione della stretta del credito degli ultimi anni, non certo la mancanza di denaro (c&rsquo;&egrave; qualche buontempone che dice cos&igrave;), o le cosiddette &ldquo;difficolt&agrave; di trasmissione della politica monetaria all&rsquo;economia reale&rdquo;. Questa &egrave; <strong><span style=\"font-weight: normal;\">fuffa<\/span><\/strong>. La verit&agrave; &egrave; che una banca, soggetta per le gi&agrave; citate nuove normative a prestare soldi solo a rischio zero, preferisce <strong><span style=\"font-weight: normal;\">non<\/span> <\/strong><strong><span style=\"font-weight: normal;\">prestarli<\/span><\/strong>. Quanto sia pervasiva la cultura del <strong><span style=\"font-weight: normal;\">rischio zero<\/span><\/strong> lo spiega Simona Morini autrice per Bollati Boringhieri del saggio <em>Il rischio: da Pascal a Fukushima<\/em>: viviamo in una societ&agrave; che, con l&rsquo;obiettivo di eliminare ogni rischio, perpetua <strong><span style=\"font-weight: normal;\">ansie preventive<\/span><\/strong> per il futuro, dai terremoti, alle catastrofi naturali passando per i disastri nucleari. &Egrave; una cultura deleteria, un modo per togliersi la responsabilit&agrave;. E ci&ograve;, anche di pi&ugrave;, vale per la finanza.&nbsp;La conseguenza diretta &egrave; che solo lo Stato &ndash; <strong><span style=\"font-weight: normal;\">sempre pi&ugrave; etico<\/span><\/strong> &ndash; vale la pena di essere finanziato, quindi pu&ograve; operare e redistribuire secondo le sue logiche (<em>sic<\/em>). E ci&ograve; non in virt&ugrave; della sua <strong><span style=\"font-weight: normal;\">solvibilit&agrave;<\/span><\/strong>, che evidentemente, in primo luogo per l&rsquo;Italia non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave;, ma solo perch&eacute; garantito da una istituzione internazionale, la <strong><span style=\"font-weight: normal;\">Banca Centrale Europea<\/span><\/strong>, dotata di risorse pressoch&eacute; infinite, che peraltro si &egrave; iniziato gi&agrave; a intaccare con il QE. Questo per&ograve; corrisponde di fatto a una enorme distruzione e a un <strong><span style=\"font-weight: normal;\">trasferimento<\/span><\/strong> di ricchezza. Infatti, le banche da cui i governi sono usciti e i loro azionisti, anch&rsquo;essi privati, si trovano costretti da una parte a <strong><span style=\"font-weight: normal;\">finanziare il debito<\/span><\/strong> sovrano, dall&rsquo;altra a smobilizzare gli assets relativi al credito a imprese e famiglie in cambio di qualche nichelino e a iscrivere <strong><span style=\"font-weight: normal;\">abissali perdite<\/span><\/strong> nei loro bilanci &ndash; e questo, certo non per politiche dissennate del management spesso ipotizzate dalla magistratura, che di queste cose non capisce nulla, ma perch&eacute; sostanzialmente obbligate a <strong><span style=\"font-weight: normal;\">ridurre<\/span><\/strong> drasticamente il grado di rischio del loro portafoglio crediti. E a chi si possono vendere questi <strong><span style=\"font-weight: normal;\">&ldquo;pacchetti&rdquo; di crediti<\/span><\/strong> cos&igrave; rischiosi che nessuno vuole? Ma alla finanza speculativa, agli Hedge Funds ovviamente! Che invece, hanno capito tutto e che faranno palate di soldi recuperando buona parte degli stessi crediti che nessuno voleva e che avranno pagato pochissimo (a titolo di esempio, la cartolarizzazione dei crediti del Banco di Napoli al tempo dell&rsquo;acquisizione da parte di Banca Intesa ha comportato un recupero dell&rsquo;<strong><span style=\"font-weight: normal;\">85% del nominale<\/span><\/strong>, fonte Milano Finanza). La cultura dominante, decadente e socialisteggiante, di questi tempi postmoderni raggiunge quindi il risultato di <strong><span style=\"font-weight: normal;\">depauperare<\/span><\/strong> il motore proprio del benessere incarnato nell&rsquo;economia reale e di arricchire ulteriormente i ricchissimi della <strong><span style=\"font-weight: normal;\">finanza speculativa<\/span><\/strong>. Sempre lamentandosi che tutto va male.&nbsp;E, cos&igrave;, alla fine, tutto si tiene.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>{module Firma _Federico Kliche de La Grange}E&rsquo; difficilissimo, dal punto di vista di un imprenditore che intraprende e rischia di suo, e che a volte ci perde dei soldi, capire il dibattito sulle cosiddette sofferenze bancarie, che tutti, a cominciare dai nostri governanti, dicono che vadano eliminate dai bilanci degli istituti di credito. 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