{"id":310,"date":"2017-07-12T16:35:10","date_gmt":"2017-07-12T16:35:10","guid":{"rendered":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/index.php\/2017\/07\/12\/quella-fusione-che-impedisce-la-concorrenza-tra-enti-3\/"},"modified":"2017-07-12T16:35:10","modified_gmt":"2017-07-12T16:35:10","slug":"quella-fusione-che-impedisce-la-concorrenza-tra-enti-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/index.php\/2017\/07\/12\/quella-fusione-che-impedisce-la-concorrenza-tra-enti-3\/","title":{"rendered":"La fusione impedisce la concorrenza (tra enti)"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-305\" src=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/fusionecomuni.jpg\" alt=\"\" width=\"347\" height=\"260\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" srcset=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/fusionecomuni.jpg 800w, https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/fusionecomuni-300x225.jpg 300w, https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/fusionecomuni-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 347px) 100vw, 347px\" \/><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt;\"><span style=\"font-family: times new roman,times; font-size: 12pt;\">{module Firma_Anton Giulio Madeo}Vi &egrave; una cosa che m&rsquo;infastidisce oltremodo nelle discussioni con i tanti sedicenti amanti della fusione che mi capita d&rsquo;incontrare. Ed &egrave; quando dicono che a <strong><span style=\"font-weight: normal;\">Corigliano a <\/span><\/strong>volere il comune unico sia <strong><span style=\"font-weight: normal;\">la popolazione (che ne avrebbe colto i vantaggi), mentre a mostrare scetticismo <\/span><\/strong>nei confronti di questo grande progetto di autonomia del territorio (come lo definiscono) sarebbe, invece, una parte consistente della nostra classe dirigente, composta soprattutto da politici, che avrebbe alla sua testa il sindaco della citt&agrave;. Svariati amici, che forse hanno perso il contatto con la realt&agrave;, ormai se la prendono con &ldquo;<strong><span style=\"font-weight: normal;\">certi politici&rdquo;, che, dicono, &ldquo;sarebbero cos&igrave; ottusi <\/span><\/strong>da non comprendere che solo con il progetto di fusione Corigliano avrebbe un futuro radioso&rdquo; (anche se poi si dimenticano di spiegare quale). Insomma, molte persone sarebbero convinte che in una parte dei componenti della classe dirigente coriglianese alberghi una specie di <strong><span style=\"font-weight: normal;\">masochista,<\/span><\/strong> che non volendo la fusione, quindi pi&ugrave; autonomia rispetto alla temibile e nemica Cosenza, godrebbe delle vessazioni burocratiche cosentine e in cuor suo semplicemente adorerebbe essere ancora schiavo del capoluogo di provincia.&nbsp;E questo atteggiamento sarebbe giustificato da una <strong><span style=\"font-weight: normal;\">mancanza di carattere<\/span><\/strong> culturale, poich&eacute; le classi dirigenti coriglianesi, soprattutto politiche, forse perch&eacute; deboli e &ldquo;ignoranti&rdquo;, storicamente hanno sempre adorato Cosenza, si sono sempre prostrate davanti ai suoi rappresentanti (come se aver avuto Giacomo Mancini e Riccardo Misasi fosse stato un crimine). In realt&agrave; &egrave; vero l&rsquo;opposto. Basta conoscere un minimo di cose di questa citt&agrave; per rendersi conto che pi&ugrave; si &egrave; classe dirigente, pi&ugrave; &egrave; alto il livello sociale o di cultura, pi&ugrave; grande &egrave; il tasso di consenso verso la fusione e l&rsquo;autonomia di questo territorio. <strong><span style=\"font-weight: normal;\">Venerare l&rsquo;accorpamento con la vicina Rossano (la cui classe dirigente &egrave; stata da sempre il nostro vero nemico, altro che cosentini)<\/span><\/strong> &egrave; da noi esercizio riservato proprio a chi pi&ugrave; ha studiato e a chi ha pi&ugrave; scalato i gradini della scala sociale e quindi ha pi&ugrave; responsabilit&agrave;, anche politiche. Altro che popolo, che &egrave; sempre stato distante da questi giochi, anche per il solo fatto di aver visto i rossanesi come gente che non ha mai amato il lavoro, come suol dirsi. E, considerato il livello culturale della nostra classe dirigente, non potrebbe essere altrimenti.&nbsp;La fusione, qualunque essa sia, &egrave; da sempre la scelta, il sogno e <strong><span style=\"font-weight: normal;\">l&rsquo;illusione di quelli che contano<\/span><\/strong>, non della povera gente, che ha altro cui pensare, perch&eacute; le classi dirigenti hanno sempre cercato di addossare le colpe del loro fallimento non alla loro inconsistenza politico-culturale, alle loro incapacit&agrave;, alla loro pochezza, ma al fatto di essere troppo piccoli, troppo deboli, troppo soli, troppo fiacchi per avere la meglio su un gigante come il capoluogo di provincia, per cui bisognava (e bisogna) fondersi con alcune realt&agrave; vicine per dar vita a grossi enti comunali o sovra comunali capaci di toglierci dai guai, di creare un miracolo culturale e socio-economico, che poi sarebbe il solito mix di uffici e finanziamenti pubblici. Come dire: chiu pilu pe tutti. Ecco perch&eacute; il sentimento <strong><span style=\"font-weight: normal;\">fusionista<\/span><\/strong> che sta ormai trascinando questa citt&agrave; nel baratro, poich&eacute; non si parla d&rsquo;altro, nonostante ci siano problemi molto pi&ugrave; seri (ad esempio l&rsquo;immigrazione incontrollata), viene da lontano, sin da quando con l&rsquo;idea della provincia della Sibaritide o della cosiddetta area urbana e quant&rsquo;altro volete metterci (che i rossanesi videro sempre con grande diffidenza), le &eacute;lite e i suoi manutengoli, ossia certi &ldquo;intellettuali&rdquo; o certi &ldquo;professionisti&rdquo; al caviale, ci ammannivano da ogni pulpito il verbo cos&igrave; riassumibile: un ente unico, forte, unito, centralizzato e pronto a <strong><span style=\"font-weight: normal;\">esigere sangue, sudore e soldi<\/span><\/strong> da tutti avrebbe dovuto prima forgiare una comunit&agrave; dove non vi era che un&rsquo;accozzaglia di diverse popolazioni e poi salvare la povera gente dalla miseria e dalla morsa di Cosenza (magari chiedendo pi&ugrave; uffici pubblici, pi&ugrave; infrastrutture, pi&ugrave; sovvenzioni. Insomma, pi&ugrave; assistenzialismo). Quest&rsquo;idea, per&ograve;, finora, non suscitando l&rsquo;interesse della gente comune, dei coriglianesi produttivi, che la mattina si alzano presto e lavorano sodo, a differenza dei rossanesi che vivendo di burocrazia possono permettersi di alzarsi tardi e lavorare poco, non ha creato proprio <strong><span style=\"font-weight: normal;\">nessuna &ldquo;comunit&agrave;<\/span>&rdquo;<\/strong>, n&eacute; tantomeno ricchezza, perch&eacute; non c&rsquo;&egrave; mai stato un comune sentire, con la vicina Rossano, verso i veri problemi del territorio, a cominciare da quelli economici per finire a quelli urbanistici o sociali (e tra questi metterei anche la sanit&agrave;), che poi sono quelli che interessano alla gente. In compenso ci ha lasciato questa sorta di &ldquo;religione civile&rdquo;, una specie di credo selvaggio, cui crede, in simbiosi con una Rossano che si &egrave; convertita di recente, forse per opportunismo, solo la parte peggiore della nostra classe dirigente, quella pi&ugrave; incapace, ignorante e meschina, che ha ormai soppiantato quasi del tutto l&rsquo;antica autonomia di queste terre e l&rsquo;antica capacit&agrave; dei suoi uomini a voler fare da s&eacute;. Ma, si badi bene, si tratta della religione di certe classi altolocate (stavo per dire colte), alle quali gli umili offrono omaggi certo, ma solo superficiali, nella speranza di essere lasciati in pace a occuparsi delle proprie faccende. Il popolo ha imparato la lezione dell&rsquo;<strong><span style=\"font-weight: normal;\">oste manzoniano<\/span><\/strong>, ossia che per &ldquo;impiparsi delle gride, la prima cosa &egrave; di parlarne con gran riguardo&rdquo;.&nbsp;Perch&eacute; le cause pi&ugrave; importanti della ricchezza o dell&rsquo;indigenza di un popolo dipendono dalla concorrenza che i territori riescono a farsi l&rsquo;uno contro l&rsquo;altro, cercando di essere pi&ugrave; attraenti per gli investimenti privati, e, in ultima istanza, dall&rsquo;individuo (dal suo spirito d&rsquo;intrapresa, dalla sua intelligenza, dalla sua personalit&agrave;, dalla sua voglia di fare, di soffrire, di faticare, dal suo spirito di sacrificio), ma questi &egrave; il prodotto della cultura che ha a disposizione e dalle strutture politiche in cui agisce, che se sono quelle locali devono essere il pi&ugrave; possibile piccole e in competizione tra loro. Perch&eacute; solo la competizione istituzionale tra enti di prossimit&agrave;, che premia i pi&ugrave; bravi, pu&ograve; garantire al popolo produttivo una tassazione pi&ugrave; bassa, una burocrazia giudiziaria e amministrativa pi&ugrave; efficiente e meno corrotta, maggiore sicurezza e servizi pubblici meno squinternati. Ecco perch&eacute;, per un liberale, che tifa per il libero mercato, non potr&agrave; mai esserci nessuna citt&agrave; unica che possa liberarci dalla povert&agrave; e dal degrado, che solo concorrenza e competizione possono creare. Dovrebbero convincersene, se ci sono, gli <strong><span style=\"font-weight: normal;\">abitanti pi&ugrave; colti<\/span><\/strong>, pi&ugrave; indottrinati e <strong><span style=\"font-weight: normal;\">indottrinanti<\/span><\/strong>, di questo territorio, perch&eacute; se siamo riusciti nell&rsquo;impresa di avere un po&rsquo; di ricchezza e qualche opportunit&agrave; di benessere (forse ancora per poco) qui a Corigliano, lo dobbiamo solo a donne e a uomini umili che in condizioni di quasi impossibilit&agrave; concreta sono riusciti a fare miracoli, anche nel mercato. In breve, considerando la nostra classe dirigente, non si pu&ograve; che <strong><span style=\"font-weight: normal;\">ammirare profondamente il popolo<\/span><\/strong>. Quello produttivo, che avrebbe capito tutto della fusione. Ecco perch&eacute; se &egrave; vero, che ha capito, non la vuole. Almeno da questa parte del Cino. Altro che popolo fusionista.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>{module Firma_Anton Giulio Madeo}Vi &egrave; una cosa che m&rsquo;infastidisce oltremodo nelle discussioni con i tanti sedicenti amanti della fusione che mi capita d&rsquo;incontrare. 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