{"id":328,"date":"2017-08-01T10:13:46","date_gmt":"2017-08-01T10:13:46","guid":{"rendered":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/index.php\/2017\/08\/01\/sara-la-citta-piu-importante-dello-ionio-2\/"},"modified":"2017-08-01T10:13:46","modified_gmt":"2017-08-01T10:13:46","slug":"sara-la-citta-piu-importante-dello-ionio-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/index.php\/2017\/08\/01\/sara-la-citta-piu-importante-dello-ionio-2\/","title":{"rendered":"&#8220;Sar\u00e0 la citt\u00e0 pi\u00f9 importante dello Ionio&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-105\" src=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/lungo.JPG\" alt=\"\" width=\"487\" height=\"238\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" \/><\/p>\n<p style=\"margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 0.0001pt;\"><span style=\"font-family: times new roman,times;\"><span class=\"entry-content\">{module Firma_direttore}Di solito, di chi ha ricoperto cariche istituzionali importanti per circa venticinque anni, come Giovanni Dima, ci si limita a tirare le somme, parlandone al passato. Del medesimo Dima ricorderemmo che fu vice sindaco di Corigliano, che ricopr&igrave; la carica di consigliere e assessore regionale (all&rsquo;agricoltura), che fu deputato e sottosegretario alla protezione civile e che ebbe anche incarichi di partito. <\/span>Dopo quest&rsquo;orgia di &ldquo;fu&rdquo; ed &ldquo;ebbe&rdquo; ci accomiateremmo da lui, grati per i trascorsi fecondi e per il contributo alla politica locale e regionale. Siamo invece obbligati a parlare di Dima al presente e anzi a rincorrerlo nel suo alluvionale impegno politico. Infatti se cliccate internet o aprite qualunque giornale, o andate in un bar affollato, lo vedrete in cento salse, impegnato in chiacchiere e interviste sul futuro del centrodestra locale e in faccia a faccia preelettorali e, da qualche tempo, in dibattiti e incontri incandescenti sulla fusione tra i comuni di Corigliano e Rossano, sulla quale l&rsquo;ex deputato di AN, stando un po&rsquo; di qua e un po&rsquo; l&agrave;, si sta spendendo molto, cercando di dimostrare che il comune unico sia la cosa pi&ugrave; saggia per far crescere questo territorio. Il fantastico di Dima &egrave; che oggi fa tutto questo solo per passione, per quell&rsquo;immutata passione politica che si porta dietro da anni, da quando ragazzino frequentava la storica sezione del MSI di Corigliano centro e faceva a pungi con qualche &ldquo;sporco comunista&rdquo;. Addirittura sublime &egrave; che lui, ormai ex politico di lungo corso, quindi senza i limiti e le prudenze di chi ricopre incarichi istituzionali, si sia schierato sin dalla prima ora per la citt&agrave; unica, in maniera sfacciata, aperta, ma a condizione che il dibattito sull&rsquo;argomento sia serio, nel senso che non sia banale o banalizzato, magari pensando che, come per magia, &ldquo;la fusione sia la soluzione di tutti i problemi del territorio&rdquo; che sparirebbero in quattro e quattr&rsquo;otto. E se lo dice Dima, che di queste cose ormai se ne intende, &egrave; perch&eacute; teme che una cosa del genere possa compromettere il futuro. Infatti, non nasconde che &ldquo;millenni di storia, che hanno segnato le due citt&agrave;, non si possono annullare velocemente&rdquo;, per cui il divario tra la fusione vagheggiata, difficile da fare in due minuti, e quella reale, che necessita di pi&ugrave; tempo, si sarebbe potuto accorciare gi&agrave; da anni, se solo i due comuni, in passato, avessero avuto un rapporto di &ldquo;attiva collaborazione&rdquo;, di dialogo e non di rivalit&agrave;. Ma cos&igrave; non &egrave; stato. Allora ecco che Dima reagisce con uno scavo in profondit&agrave; al fusionismo pigro e acritico di queste ore e di certi personaggi, proponendo, oltre a tutti i passaggi istituzionali (come piani di fattibilit&agrave;, referendum consultivo ed eventuali successive leggi regionali), cose concrete, vere, utili, per cambiare nei tempi giusti il territorio, come la costruzione di un lungomare unico, che unendo i due litorali, possa far decollare sul serio il turismo balneare, poich&eacute; &ldquo;nessuna citt&agrave; possiede 25 chilometri di spiagge&rdquo;. Oppure come l&rsquo;ospedale unico, vero banco di prova della fusione, cui il nostro &ldquo;eroe&rdquo; crede ancora fermamente, poich&eacute; non rappresenterebbe solo un fatto di buona sanit&agrave;, ma l&rsquo;ago che potrebbe ricucire, sul piano urbanistico e ambientale, una vasta area, a ridosso del confine tra i due comuni, gi&agrave; fortemente urbanizzata (per capirci, quella di Insiti, Fabrizio, Pirro Malena e Toscano Ioele), che mostra la tendenza, seppur disordinata, caotica, spontanea, degli ultimi quarant&rsquo;anni, di queste due citt&agrave; a voler stare insieme, a volersi incontrare, magari abbandonando la collina, per svilupparsi nella parte pianeggiante, quella che va verso il mare, che ormai rappresenta l&rsquo;80 per cento del territorio, e sulle cui potenzialit&agrave; si pu&ograve; costruire davvero una citt&agrave; unica dalle grandi prospettive. &ldquo;Altro che uffici e posti di lavoro improduttivi&rdquo; aggiunge Dima. &ldquo;Io, a differenza di tanti, immagino la fusione come sviluppo socio-economico e culturale di un territorio che potrebbe diventare, per importanza e ricchezza, il secondo polo della provincia. E certamente non in contrapposizione con Cosenza&rdquo;. E qui, udite, udite, per la prima volta c&rsquo;&egrave; qualcuno che affronta l&rsquo;argomento Cosenza non come fosse un tab&ugrave;, ma in maniera chiara, realistica, concreta. Infatti, l&rsquo;ex assessore regionale, sostiene che &ldquo;n&eacute; c&rsquo;&egrave; n&eacute; potr&agrave; mai esserci contrapposizione con il capoluogo, poich&eacute; qui c&rsquo;&egrave; da costruire una provincia con due grandi poli: Cosenza, Rende e Castrolibero da una parte, con le loro specificit&agrave;, legate soprattutto all&rsquo;Universit&agrave; e agli uffici, e Corigliano e Rossano dall&rsquo;altra, con le loro ricchezze economiche e produttive, legate al turismo, all&rsquo;agricoltura e, cosa non trascurabile, ai beni culturali, perch&eacute; noi saremo la citt&agrave; del castello museo ducale e del Codex, gi&agrave; patrimonio dell&rsquo;UNESCO. Insomma, l&rsquo;idea di Dima &egrave; che nasca finalmente una provincia bipolare. Che cos&igrave; com&rsquo;avvenuto in altre realt&agrave; rappresenterebbe una grande sfida, che se lanciata in questi termini, con alla sua base un progetto politico di fusione serio e concreto, tutti potremmo accettare, forse per evitare che le incomprensioni delle passate generazioni danneggino le nuove. Perch&eacute; se non si accetta questa grande sfida, spiega ancora Dima, &ldquo;s&rsquo;impedir&agrave; che nasca la citt&agrave; pi&ugrave; significativa e importante dell&rsquo;intera fascia ionica, quella che va dalla provincia di Taranto fino a tutta la provincia di Cosenza&rdquo;. Se questa non &egrave; una grande sfida le somiglia molto.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>{module Firma_direttore}Di solito, di chi ha ricoperto cariche istituzionali importanti per circa venticinque anni, come Giovanni Dima, ci si limita a tirare le somme, parlandone al passato. 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