{"id":450,"date":"2018-03-11T13:56:29","date_gmt":"2018-03-11T13:56:29","guid":{"rendered":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/index.php\/2018\/03\/11\/quanto-e-allarmante-l-elezione-di-un-senatore-leghista-in-calabria-2\/"},"modified":"2018-03-11T13:56:29","modified_gmt":"2018-03-11T13:56:29","slug":"quanto-e-allarmante-l-elezione-di-un-senatore-leghista-in-calabria-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/index.php\/2018\/03\/11\/quanto-e-allarmante-l-elezione-di-un-senatore-leghista-in-calabria-2\/","title":{"rendered":"Quanto \u00e8 allarmante l&#8217;elezione di un senatore leghista in Calabria?"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-448\" src=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/felice.jpg\" alt=\"\" width=\"407\" height=\"179\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" srcset=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/felice.jpg 800w, https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/felice-300x132.jpg 300w, https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/felice-768x338.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 407px) 100vw, 407px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'times new roman', times; font-size: 12pt;\">{module Firma_Edilberto de Angelis}Alla gente che ci ferma per strada per chiederci cosa cambier\u00e0 al Sud col risultato delle elezioni del 4 marzo, non abbiamo nessuna difficolt\u00e0 a rispondere: nulla, poich\u00e9 dai radar sia dei vincitori che degli sconfitti \u00e8 sparito ogni riferimento alla questione meridionale, se non quelli ispirati da schemi culturali stantii. Non star\u00f2 qui a ripetere le contrapposizioni che abbiamo visto in campagna elettorale, perch\u00e9 rischierei di annoiarvi con confronti ridicoli, per i tempi, come destra-sinistra, vecchio-nuovo, colti-ignoranti, e via dicendo. Quel che invece va detto \u00e8 che dinanzi a questo scenario grottesco, desolante, un numero crescente di elettori ha perso ogni speranza. Moltissimi non hanno votato e altri, invece, lo hanno fatto con rabbia, senza coltivare illusioni, perch\u00e9 il Sud, in particolare, \u00e8 di altri dibattiti e altre discussioni che oggi avrebbe bisogno.&nbsp;Sarebbe importante, ad esempio, che qualcuno, partendo proprio dal Sud, tornasse a parlare di federalismo. Un tema importantissimo, su cui i tre poli in campo, a cominciare dal centrodestra, che un tempo ne faceva cavallo di battaglia, non si sono distinti per nulla, poich\u00e9 non hanno fatto altro che riproporre vecchie logiche centraliste e stataliste: e non solo per calcoli elettorali.&nbsp;Lo dimostra il fatto, incredibile ma vero, che, oggi, arriva, dalla Calabria, il primo senatore leghista dal Sud. Ed \u00e8 una notizia che, pur sembrando trascurabile, rispetto alla vittoria dei semianalfabeti dei 5 Stelle, \u00e8 la pi\u00f9 interessante, e nello stesso tempo sconcertante, uscita dalle urne meridionali lo scorso 4 marzo, poich\u00e9 mette in evidenza ci\u00f2 che nessuno tra i politici italiani ha il coraggio di ammettere: e cio\u00e8 che se anche la Lega, con la sua trasformazione da partito localistico in partito nazionale, ha accettato quell\u2019unificazione ottocentesca che, violentando la nostra storia e le nostre identit\u00e0, \u00e8 la madre di tutti i nostri guai, vuol dire che questo paese \u00e8 davvero irriformabile. E se c\u2019\u00e8 ancora qualcuno che lo mette in dubbio, poich\u00e9 pensa che questa Italia sia modificabile dal centro, pu\u00f2 levarselo dalla testa: questo \u00e8 un paese che pu\u00f2 crescere e progredire solo se si riconoscono le sue diversit\u00e0 e le sue divisioni storiche. Infatti, ci sono mentalit\u00e0 e sensibilit\u00e0 differenti, che rendono difficile una gestione unitaria: per cui ci\u00f2 che pu\u00f2 andar bene a Como o a Milano difficilmente si adatta alle esigenze di Cosenza o Messina.&nbsp;Ecco perch\u00e9 dovremmo comprendere che l\u2019Italia esiste solo al plurale, quale insieme di comunit\u00e0 che dovrebbero potersi autogovernare, magari a livello municipale e regionale, in modo da valorizzare differenze e tradizioni. In questo senso, tra l\u2019altro, il nostro paese \u00e8 davvero una piccola Europa: un continente che, tra il Medio Evo e l\u2019et\u00e0 moderna, ha avuto successo solo grazie a giurisdizioni libere e in concorrenza, talvolta alleate e talvolta in guerra, ma sempre orgogliose della propria specificit\u00e0.&nbsp;L\u2019Europa ha conquistato il mondo pi\u00f9 con la sua civilt\u00e0 che con i suoi eserciti, pi\u00f9 con la sua cultura che con le sue flotte militari. E uno dei suoi segreti \u00e8 proprio da riconoscere nel fatto che essa per secoli \u00e8 stata un\u2019area culturalmente ed economicamente unita, ma politicamente divisa. Di quel pluralismo istituzionale, di quel formidabile policentrismo fatto di territori liberi e alleati, la penisola italiana \u00e8 stata l\u2019espressione estrema e di maggiore successo. Proprio ora che la Lega ha messo da parte le proprie battaglie localiste, per acchiappare voti dappertutto, ci sarebbe insomma la necessit\u00e0 di porre al centro del dibattito la proposta federale. Intendendo con federalismo, ovviamente, nulla di ci\u00f2 di cui si \u00e8 discusso negli scorsi decenni.&nbsp;In questo senso, ogni ipotesi di riformare l\u2019Italia in senso federale partendo dal centro (da ipotesi di riforma costituzionale, ad esempio) \u00e8 una cazzata. Il nostro sistema potr\u00e0 essere autenticamente federale solo quando le varie realt\u00e0 del Nord, del Centro e del Sud potranno riprendere in mano il loro destino e decideranno di dare vita a un ordine istituzionale che soddisfi ogni componente e non ne sacrifichi nessuna. Una federazione autentica \u00e8 il frutto di logiche associative e, per questa ragione, deve poter prevedere anche le procedure necessarie a un distacco.&nbsp;Affrancare le realt\u00e0 periferiche e rovesciare la piramide istituzionale comporterebbe una moltiplicazione dei poteri e delle responsabilit\u00e0. In fondo, si tratta di provare una buona volta a prendere sul serio le tesi liberali classiche. Se la libert\u00e0 \u00e8 l\u2019obiettivo principe che i liberali intendono perseguire, essi sanno anche che la strategia pi\u00f9 efficace consiste nell\u2019affermare la concorrenza a scapito del monopolio, nel mettere il pluralismo al posto dell\u2019uniformit\u00e0. L\u2019idea di fondo \u00e8 che una pluralit\u00e0 di giurisdizioni obbliga le classi politiche locali a mettersi al servizio dei cittadini. Per imprese, famiglie e capitali il \u201ccosto di uscita\u201d dallo staterello di Verona a quello di Brescia, o da quello di Cosenza a quello di Matera, sarebbe bassissimo. Tutti cercherebbero, per\u00f2, di collocarsi dove le imposte sono inferiori, i servizi migliori e la regolazione meno invasiva. Se quanti si candidano al governo si focalizzassero su tali temi invece che promettere tutto a tutti, il dibattito politico sarebbe meno desolante.&nbsp;Ed egualmente sembra abbastanza chiaro che, negli anni a venire, l\u2019esigenza di superare lo statalismo grazie alla moltiplicazione delle giurisdizioni finir\u00e0 al centro dei dibattiti. Se a qualcuno l\u2019argomento interessa, batta un colpo.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>{module Firma_Edilberto de Angelis}Alla gente che ci ferma per strada per chiederci cosa cambier\u00e0 al Sud col risultato delle elezioni del 4 marzo, non abbiamo nessuna difficolt\u00e0 a rispondere: nulla, poich\u00e9 dai radar sia dei vincitori che degli sconfitti \u00e8 sparito ogni riferimento alla questione meridionale, se non quelli ispirati da schemi culturali stantii. 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