{"id":47,"date":"2015-08-26T15:35:27","date_gmt":"2015-08-26T15:35:27","guid":{"rendered":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/index.php\/2015\/08\/26\/quando-il-dissesto-sta-nelle-menti\/"},"modified":"2026-02-26T09:56:39","modified_gmt":"2026-02-26T09:56:39","slug":"quando-il-dissesto-sta-nelle-menti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/index.php\/2015\/08\/26\/quando-il-dissesto-sta-nelle-menti\/","title":{"rendered":"Quando il dissesto sta nelle menti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-46\" src=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/FB_IMG_14396514273301.jpg\" alt=\"\" width=\"540\" height=\"374\" srcset=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/FB_IMG_14396514273301.jpg 540w, https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/FB_IMG_14396514273301-300x208.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 540px) 100vw, 540px\" \/><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal;\">\n<p style=\"margin-bottom: 0.0001pt; line-height: normal; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman','serif';\"><\/p>\n<p>Mai si &egrave; vista nell&rsquo;ultimo decennio un&rsquo;abdicazione totale dello stato (inteso come enti pubblici) dalle proprie responsabilit&agrave;, anche minime, in fatto di tutela del territorio. Un&rsquo;ignavia che trova la sua incredibile consacrazione nell&rsquo;appello rivolto alle cosiddette autorit&agrave; competenti da cittadini e imprenditori locali in occasione della devastante alluvione dello scorso 12 agosto. Un evento che era nelle cose, tanto era stato largamente previsto e temuto, considerate le condizioni climatiche e del territorio, ma a cui ancora una volta si &egrave; arrivati impreparati. Per cui, eccoci di nuovo qui a contare i danni, a proclamare lo stato d&rsquo;emergenza, a chiedere, come bambini, aiuto e soldi a capocchia, a dire che tutto sommato ci &egrave; andata bene perch&eacute; non c&rsquo;&egrave; scappato il morto, a imprecare contro le autorit&agrave; politiche e burocratiche assenti e responsabili dello scempio. Insomma, la solita lagna, dietro cui per&ograve; c&rsquo;&egrave; un fondo di verit&agrave;, poich&eacute; mai come in questa occasione la colpa &egrave; davvero dello stato, che ha sempre sottovalutato il fenomeno del dissesto idro-geologico. Infatti, l&rsquo;ignavia dei nostri enti pubblici &egrave; misurabile col tempo che continua a essere perso nella mancata messa in sicurezza delle zone a rischio che alimentano, da noi, il fenomeno alluvionale: il canalone di Cannata e il torrente Leccalardo. E&rsquo; questa la vera ragione per cui ci allaghiamo e a dircelo &egrave; uno, l&rsquo;imprenditore Natale Alonia, che da anni porta sulla propria pelle i segni della furia dell&rsquo;acqua. &ldquo;Quando si parla di dissesto idro-geologico &ndash; spiega Alonia &ndash; si pensa, nel nostro caso, a interventi straordinari e dai costi enormi, non sapendo, invece, che per porre rimedio a un disastro che va avanti da anni, che provoca danni per milioni di euro, basterebbe che gli enti competenti (Provincia, Regione, Consorzio di bonifica e quant&rsquo;altri) tenessero puliti torrenti e canali di scolo, magari disotterandone qualcuno, e poi realizzassero due opere semplici e poco costose come il collegamento, di circa 150 metri, tra la vasca di decantazione del torrente Leccalardo, che sta alla fine di via Berlinguer, allo Scalo di Corigliano, e lo scolmatoio del canale Missionante, che sta alle spalle della ferrovia, e l&rsquo;allacciamento del canale di Cannata allo stesso Leccalardo. Due opere che permetterebbero alle acque di defluire regolarmente verso il mare senza esondare e senza provocare alcun danno&rdquo;. Una strada semplice e poco costosa, dunque, che non &egrave; stata mai seguita e che pensiamo non sar&agrave; seguita neanche ora, nonostante la drammaticit&agrave; del momento. Perch&eacute; in fondo, qui al Sud, la normalit&agrave; non piace: si vuole restare nell&rsquo;emergenza, perch&eacute; emergenze e stati di calamit&agrave; naturali sono molto pi&ugrave; convenienti della normalit&agrave;: rappresentano un&rsquo;ottima occasione per farci sommergere di milioni di euro in nome di quella cultura del piagnisteo che attesta uno stato anagrafico fatto d&rsquo;infantilismo cronico, della convinzione di essere in una situazione di minorit&agrave;, di dipendenza dallo Stato, da cui la licenza di piangere &ndash; come i bambini &ndash; se non si riceve abbastanza, se si viene trascurati, se non si viene &ldquo;allattati&rdquo; e foraggiati a sufficienza: il pianto come richiesta e denuncia di malesseri, come domanda e protesta. Ecco perch&eacute; noi continueremo a sprofondare nel caos. Alla prossima alluvione, dunque, sperando, questa volta, di non dover contare i morti. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mai si &egrave; vista nell&rsquo;ultimo decennio un&rsquo;abdicazione totale dello stato (inteso come enti pubblici) dalle proprie responsabilit&agrave;, anche minime, in fatto di tutela del territorio. Un&rsquo;ignavia che trova la sua incredibile consacrazione nell&rsquo;appello rivolto alle cosiddette autorit&agrave; competenti da cittadini e imprenditori locali in occasione della devastante alluvione dello scorso 12 agosto. 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