{"id":517,"date":"2018-05-05T07:42:27","date_gmt":"2018-05-05T07:42:27","guid":{"rendered":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/index.php\/2018\/05\/05\/occorre-un-piano-strategico-dell-economia\/"},"modified":"2018-05-05T07:42:27","modified_gmt":"2018-05-05T07:42:27","slug":"occorre-un-piano-strategico-dell-economia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/index.php\/2018\/05\/05\/occorre-un-piano-strategico-dell-economia\/","title":{"rendered":"Occorre un piano strategico dell&#8217;economia"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-514\" src=\"https:\/\/lostrappoquotidiano.it\/nuovo\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/economia.jpg\" alt=\"\" width=\"516\" height=\"238\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'times new roman', times; font-size: 12pt;\">{module Firma _Federico Kliche de La Grange}Da mesi la rete \u00e8 piena di personaggetti del movimentismo locale, che, pensando di essere dei giganti della politica, straparlano, senza alcuna idea, delle opportunit\u00e0 che offrirebbe la fusione Corigliano \u2013 Rossano. Di solito do poco peso a ci\u00f2 che si legge sul comune unico, trovando l\u2019argomento noiosissimo, soprattutto quando c\u2019\u00e8 da ripetere, a questi dementi della politica locale, che la fusione dei due comuni pu\u00f2 essere una grande opportunit\u00e0 solo nel caso in cui si riuscisse a prendere sul serio un piano strategico di politica economica, che sia frutto di idee, studio e duro lavoro di collaborazione e confronto tra vari soggetti del territorio, pubblici e privati, che cos\u00ec potrebbero fissare le caratteristiche programmatiche del sistema economico, in cui sono racchiusi produzioni, servizi, imprese, lavoratori e occupazione. Un piano che qui da noi, purtroppo, \u00e8 sempre mancato, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 mai stata collaborazione tra le forze produttive e istituzionali del territorio. Ognuno, per anni, \u00e8 andato per conto proprio, dimenticando che lavoro, investimenti, imprese, attrattivit\u00e0, ambiente non possono trovare soluzione ai loro problemi se non si indicano scelte strategiche comuni. Che oggi potrebbero arrivare grazie alla citt\u00e0 unica, ma a condizione che la sua classe dirigente si ponga domande del tipo: per cosa, come e dove produrre, quali servizi realizzare, a quale tipo d\u2019impresa ambire, dove e come attingere le necessarie risorse pubbliche e private per far crescere l\u2019economia del territorio. E per farlo, o per comprendere meglio l\u2019esigenza di una nuova strategia citt\u00e0-territorio per produzioni e servizi, dovr\u00e0 partire dalla crisi dei due settori a maggior incidenza per la formazione della nostra ricchezza e per il numero di occupati: l\u2019agricoltura e le costruzioni, entrambi fondamentali per oltre mezzo secolo. Ebbene, la politica economica territoriale dei prossimi anni dovr\u00e0 identificare nuovi filoni per produzioni e servizi, e di riflesso per l\u2019occupazione, in grado di compensare i forti cali che hanno fatto registrare i due settori trainanti la nostra economia. I dati che arrivano dagli ultimi anni dicono che per rilanciare produzioni e occupazione bisogner\u00e0 concentrarsi su settori vitali, che sono tra l\u2019altro alla nostra portata, quali la piccola e media industria, l\u2019agro alimentare 4.0, l\u2019artigianato di qualit\u00e0 e soprattutto il turismo, non solo culturale, e all\u2019interno di questi identificare le risposte da dare alla crisi e al dopo crisi in chiave di citt\u00e0 unica. Potenziare la struttura ricettiva e aumentare l\u2019attrattivit\u00e0 del territorio, ad esempio con forti investimenti pubblici e privati, \u00e8 fondamentale dal punto di vista turistico, cos\u00ec come coordinare presenze e presentazioni in giro per l\u2019Italia e il mondo delle nostre peculiarit\u00e0 \u00e8 indispensabile. Ma l\u2019attrattivit\u00e0 del nostro territorio, tutto, deve essere la cornice di un piano strategico di politica economica (oltre che urbanistico), al cui interno debbono emergere maggiori investimenti e sostegno per i settori economici a forte espansione, e minori per quelli le cui performance sono deludenti, con la riconversione occupazionale verso i vincenti e verso i servizi. E\u2019 ovvio che la breve sintesi che abbiamo fatto richiede ben altro approfondimento e impone di coinvolgere nella stesura del piano le categorie economiche (quelle serie, che vogliono vivere di mercato e non di sussidi ed elemosine), la politica, l\u2019universit\u00e0, in modo che ciascuno di loro possa mettere sul tavolo le proprie ricette per dare concretezza al piano e renderlo coeso, redditizio e duraturo. Pensare di percorrere sentieri disuniti tra loro, per rianimare la nostra economia, \u00e8 un azzardo che non ci possiamo pi\u00f9 permettere. La risposta alla grave crisi che stiamo attraversando, che non \u00e8 solo economica e viene da lontano, deve avere nella crescita e nella voglia di fare il suo fondamento. Correggere gli sprechi e ridurre il peso della burocrazia e del fisco (magari pensando al Sud come a un\u2019unica grande area franca), sostenere le imprese private serie ovunque esse siano, armonizzare i costi e i tempi del sistema pubblico e renderli omogenei a livello territoriale \u00e8 importante, ma senza un piano strategico di politica economica unico non pu\u00f2 esserci sviluppo. Bene sarebbe che le categorie economiche pi\u00f9 forti e rappresentative appoggiassero decisamente questa causa, sulla quale si gioca il nostro futuro e il futuro dell\u2019idea stessa di fusione.&nbsp;Altro che posti di lavoro improduttivi.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>{module Firma _Federico Kliche de La Grange}Da mesi la rete \u00e8 piena di personaggetti del movimentismo locale, che, pensando di essere dei giganti della politica, straparlano, senza alcuna idea, delle opportunit\u00e0 che offrirebbe la fusione Corigliano \u2013 Rossano. 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